Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

L’emergenza più sentita di questi mesi è il soddisfacimento del fabbisogno di vaccini anti Covid. Esigenza che, purtroppo, entro la fine del 2021 non verrà soddisfatta. Per questo motivo, alcuni attori internazionali stanno chiedendo dei cambiamenti in materia di brevetti. Rendere disponibili le licenze potrebbe portare, secondo i sostenitori di questa linea, a un aumento della produzione. Non tutti però sono d’accordo.

Il fabbisogno di vaccini

Vaccinare la maggior parte della popolazione mondiale in tempi rapidi, è l’obiettivo che si rincorre per debellare prima possibile il Covid. Un obiettivo necessario ma che, almeno per il momento, sembra essere ambizioso rispetto agli strumenti che si hanno a disposizione. Nello specifico, per vaccinare almeno il 70% dei cittadini di tutto il mondo occorrono minimo 11 miliardi  e mezzo di dosi, tenendo conto che la maggior parte dei vaccini richiedono anche il richiamo. Secondo i calcoli fatti dalla rivista Nature, a loro volta basati sui dati forniti dalla società Airfinity che si occupa di analisi, entro la fine di quest’anno si potrebbe arrivare solo alla produzione di 9 miliardi e mezzo di dosi.

Al momento, di queste dosi, circa 6 miliardi sono a disposizione dei Paesi con reddito più alto, mentre la parte residua è destinata a quelli più poveri. Ma qui sorge un altro problema: le Nazioni economicamente svantaggiate riescono ad accedere con le proprie risorse ad appena circa 700 milioni di dosi. É poi il Covax che per loro gioca un ruolo fondamentale in materia di approvvigionamento di vaccini. La piattaforma dell’Oms, nata appunto per aiutare i Paesi più poveri, finora è riuscita a mettere a disposizione 1.1 miliardi di dosi per gli Stati in difficoltà.

Il ruolo dei brevetti

Le quantità di vaccini ad oggi prodotte non fanno sperare di raggiungere i numeri necessari entro la fine dell’anno. A rappresentare un “ostacolo” nella corsa della produzione vi è anche la questione brevetti. La commercializzazione delle dosi prodotte dalle aziende farmaceutiche sono regolate dai Trips (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights), ossia i trattati stipulati dai Paesi aderenti all’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto). In essi sono contenuti tutti i diritti della proprietà intellettuale tutelanti le case che hanno investito sulla ricerca e sulla produzione. Motivo per il quale la stessa produzione rimane limitata e non può estendersi ad altre aziende. Negli anni ’90 una situazione simile, come racconta IlSole24Ore,  è stata riscontrata quando poche case farmaceutiche producevano i farmaci efficaci per la cura dell’Aids.

I prezzi delle medicine erano troppo alti per i Paesi più poveri e i brevetti ne impedivano la produzione di generici. É stato cosi che per superare il problema è stata stipulata una convenzione, contenuta all’interno della cosiddetta Dichiarazione di Doha del 2001. In essa è stata introdotta una deroga agli accordi sul rispetto internazionale della proprietà intellettuale. Tale deroga ha stabilito che, in caso di emergenze di carattere sanitario, gli accordi di Trips non devono creare ostacoli ai Paesi membri della Wto, nell’adozione degli strumenti utili alla tutela della salute pubblica e accesso ai farmaci. In questo contesto, è stata prevista anche la concessione di licenze obbligatorie sui brevetti che riguardassero la produzione dei farmaci.

La proposta di India e Sudafrica rifiutata

Sulla base dell’emergenza sanitaria in corso, alcuni governi hanno provato a chiedere l’applicazione delle clausole previste dagli accordi di Doha. L’iniziativa sotto il profilo politico è stata portata avanti nello scorso mese di marzo da India e Sudafrica. E non è un caso. Si tratta di due Paesi di riferimento per quella parte del mondo considerata a basso reddito. L’India è il maggior produttore mondiale di vaccini, ha la capacità dunque di produrre nei propri stabilimenti miliardi di dosi da poter esportare nei Paesi del terzo mondo, il Sudafrica invece rappresenta la principale economia africana. Per questo New Dehli e Pretoria hanno portato la discussione a Ginevra nell’ambito delle riunioni del Consiglio Trips.

Il principio della loro richiesta era semplice: sospendere le regole generali relative all’organizzazione internazionale del commercio e liberalizzare subito brevetti e licenze dei vaccini. L’11 marzo, nel giorno del primo anniversario dalla dichiarazione della pandemia da parte dell’Oms, il consiglio riunito in Svizzera ha bocciato la proposta. A ricostruire le dinamiche della discussione tenuta a Ginevra è stata la Bbc. India e Sudafrica non si sono ritrovate isolate, al contrario a favore della loro proposta erano schierati almeno cento governi, tutti rappresentanti dei Paesi a medio – basso reddito. La spaccatura, come sottolineato dal network britannico, è stata netta. Ad opporsi infatti alla richiesta indiana e sudafricana sono stati i Paesi della fascia ad alto reddito, tra cui quelli europei e quindi anche l’Italia.

L’importanza dei finanziamenti pubblici alla ricerca

A livello mediatico e scientifico però il dibattito è ancora aperto. Anche perché in ballo non c’è soltanto l’attuale emergenza, ma gli orientamenti futuri del mercato vaccinale e farmaceutico. Da più parti si spinge per la liberalizzazione immediata dei brevetti. A marzo in Italia Silvio Garattini, presidente Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, e Claudia Lodesani, Presidente Medici Senza Frontiere Italia, hanno scritto un appello al presidente del consiglio Mario Draghi per porre il nostro governo a favore della richiesta di India e Sudafrica. Ma c’è anche chi vede  in una possibile liberalizzazione dei brevetti un danno sia per la produzione dei vaccini anti Covid che, in ottica futura, per la ricerca. Su IlSole24Ore Enrico Zanoli ha evidenziato come senza la regola sui brevetti molte aziende non vedrebbero assicurati i propri investimenti e non avrebbero più interesse a puntare sulle sperimentazioni di nuovi farmaci.

In poche parole, i privati attualmente a lavoro nello sforzo produttivo di vaccini anti Covid nei prossimi mesi potrebbero diminuire il proprio impegno. Viene in mente un importante precedente degli anni ’50, quando il medico Albert Sabin ha messo a punto negli Stati Uniti gli esperimenti sul vaccino contro la poliomielite: “Tanti insistevano che brevettassi il vaccino, ma non ho voluto. È il mio regalo a tutti i bambini del mondo”, è la frase più celebre a lui attribuita. Un intento molto nobile, reso però possibile dai finanziamenti erogati dal governo statunitense alla sua ricerca. Sabin non ha guadagnato un dollaro dal suo vaccino, ma non c’ha nemmeno rimesso. Da qui una possibile lezione per il futuro: forse sarebbe il caso per gli Stati di potenziare la ricerca, fare in modo che la parte pubblica possa avere maggior peso negli investimenti.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY