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Il Cile conta circa 19 milioni di abitanti. All’inizio di aprile, il 36.3% della sua popolazione aveva ricevuto almeno una dose di vaccino. L’obiettivo del governo cileno è ambizioso: raggiungere la fantomatica immunità di gregge entro la metà del 2021. Di questo passo, visto e considerando che il Paese si trova quasi a metà strada, gli esperti ritengono che il traguardo prefissato potrà essere tagliato senza troppi problemi.

Ma come ha fatto una piccola – e spesso dimenticata – nazione dell’America Latina ad allestire un modello di vaccinazione efficace ed efficiente, anche più di quello organizzato dall’Europa? Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, la chiave del successo cileno è aver scommesso sul vaccino cinese Sinovac. Il CoronaVac, da somministrare attraverso l’iniezione intramuscolare di due dosi, ricevute a distanza di un paio di settimane l’una dall’altra, avrebbe avuto un ruolo primario nel trionfo vaccinale del Cile. E questo, nonostante Sinovac non abbia ancora rilasciato i dati della fase finale dei suoi test.

Il segreto del Cile

Tutto è iniziato nel maggio di un anno fa, quando il Cile doveva fare i conti con una delle situazioni epidemiologiche più complesse della regione, se non del mondo. Il suo sistema sanitario era descritto dai media come prossimo al collasso. In quel preciso momento, le autorità decisero di intavolare le prime discussioni con i produttori di potenziali vaccini, indipendentemente dalla loro provenienza geografica. Il Cile ha quindi prima acconsentito alla conduzione di studi clinici sui vaccini sul proprio territorio, e poi ha aperto le porte agli antidoti per un loro successivo lancio a livello nazionale.

Risultato: oggi c’è chi parla di “modello Cile” per indicare l’ottimo piano d’azione precoce allestito dal governo. Il segreto del Cile – se così vogliamo chiamarlo – è stato quello di procurarsi dosi da più fonti (e fronti), in particolare dalle case farmaceutiche cinesi. Oltre 6.6 milioni di persone hanno ricevuto almeno un vaccino, mentre più di 3.5 milioni – cioè quasi un quinto del totale – entrambe le dosi.

Il ruolo di Sinovac

C’è un aspetto da sottolineare con particolare attenzione. In Cile, la maggior parte delle dosi inoculate sono targate Sinovac. Il viceministro del Commercio cileno, Rodrigo Yanez, ha spiegato che il Paese ha fatto una scommessa sul vaccino cinese in questione. Allo stesso tempo, le autorità si sono mosse rapidamente per acquistare anche il Pfizer-BioNTech. “Direi che la strategia è stata quella di mettere le uova in cestini diversi e di avviare i colloqui con le aziende farmaceutiche molto presto. Sbbiamo iniziato a maggio dello scorso anno”, ha detto Yanez, aggiungendo di aver ricevuto 12 milioni di CoronaVac e 1.3 milioni di Pfizer.

Soffermiamoci sulla casa farmaceutica cinese. Ha condotto gli studi clinici di fase 3 in Cile, e questo ha permesso allo Stato sudamericano di avere una sorta di accesso anticipato alle dosi. Al netto dell’indifferenza generale mostrata da una parte dell’opinione pubblica nei confronti dei vaccini cinesi, l’80% della popolazione anziana cilena ha fin qui ricevuto dosi principalmente dal prodotto realizzato da Sinovac. Un vaccino, questo, che a detta dello stesso Yanes ha mostrato un “profilo di sicurezza e una generazione di anticorpi estremamente buoni”. Gli scienziati cileni sono al lavoro per condurre ulteriori analisi sul vaccino Sinovac. Una volta completate, tutte le ricerche saranno rilasciate per poter essere liberamente consultate.