In tutto il mondo sono state vaccinate contro il Covid 928 milioni di persone. Tuttavia si è ben lontani da una distribuzione equa delle dosi. Andando a guardare la classifica dei Paesi più veloci nella somministrazione del siero, emergono non poche curiosità: mentre l’Europa annaspa ci sono delle Nazioni che sorprendentemente hanno vaccinato quasi la totalità della popolazione.

Il caso Bhutan

Da quando i vaccini contro il Covid sono stati resi disponibili, i Paesi europei hanno avviato immediatamente la campagna di vaccinazione a dicembre per immunizzare il prima possibile la popolazione. C’è chi invece, lontano dall’Europa, pur iniziando con ritardo la somministrazione del siero, ha raggiunto in poco tempo risultati sorprendenti con il conseguimento dell’immunità di gregge. Il Bhutan ne è un sorprendente esempio. Collocato nella catena himalayana, il Bhutan è uno Stato con circa 800mila abitanti e confinante a nord con la Cina e al sud con l’India. Qui, la campagna di vaccinazione è iniziata il 27 marzo scorso e, in meno di un mese, è stata aggiunta l’immunità di gregge.  Ad oggi il 93% della popolazione adulta ha ricevuto la prima somministrazione del vaccino e, il 63%, ha avuto pure il richiamo. Nello specifico, la nazione del Bhutan ha ricevuto il primo lotto di vaccini AstraZeneca a gennaio da parte del Serum Institute of India, ovvero il maggior produttore di vaccini in tutto il mondo.

La popolazione però ha ricevuto il vaccino due mesi dopo per aspettare il periodo degli auspici dell’astrologia buddhista, coincidenti con l’anno della “Scimmia” ricadente proprio a marzo. In una posizione geografica isolata e non semplice da raggiungere, la Nazione himalayana ha cercato di superare ogni difficoltà pur di permettere ai propri abitanti di potersi immunizzare. Sulla sua pagina social il primo ministro del Bhutan, Lotay Tshering, ha quotidianamente aggiornato circa i progressi della campagna di vaccinazione. In appena 16 giorni, il Paese è arrivato a raggiungere l’immunità di gregge. Un vero record, considerando le asperità del territorio e il posizionamento di molti villaggi, situati tra laghi ghiacciati e vette altissime. Appunto per questo motivo, in alcune zone, i vaccini sono arrivati attraverso degli elicotteri. In altri casi, gli operatori sanitari spinti da un forte senso del dovere, hanno attraversato luoghi invasi da neve e ghiaccio. Una condizione che ben si prestava ad offrire ostacoli che avrebbero potuto mettere in ginocchio l’intero Paese contro il Covid e che invece, al contrario, sono stati superati in modo esemplare.

Il primato delle Seychelles

Se da una parte il Bhutan è stato il primo Paese a guadagnarsi il record dell’immunità di gregge raggiunta in soli 16 giorni, dall’altra le Seychelles lo hanno successivamente battuto, in termini assoluti, vaccinando il 69% di persone su una popolazione di 100mila abitanti. Un record che ha permesso a questo Stato di guadagnarsi il primato nella classifica mondiale della campagna di vaccinazione rispetto alle altre Nazioni. Collocata nell’Oceano Indiano a poca distanza dall’Africa Orientale, la Repubblica delle Seychelles è formata da un arcipelago di 115 isole. Qui, la campagna di vaccinazione è iniziata il 10 gennaio scorso attraverso l’utilizzo del vaccino cinese realizzato dal laboratorio pubblico Sinopharm con la controllata China National Biotec Group (Cnbg). Il primo a vaccinarsi in diretta tv, dando l’esempio a tutta la popolazione, è stato il presidente Wavel Ramkalawan. Da quel momento le somministrazioni sono state eseguite senza alcun intoppo raggiungendo un risultato importante non solo da un punto di vista strettamente sanitario ma anche da un punto di vista economico. Questo è infatti un territorio a forte attrazione turistica la cui economia si basa proprio sul turismo. Si può dunque dire che le Seychelles sono diventate un modello di riferimento per raggiungere lo status di “isola Covid free”.

Dal Cile al Qatar, gli esempi “virtuosi” sulla vaccinazione

Scorrendo la classifica dei Paesi più avanti nella vaccinazione, dietro le Seychelles si trova Israele. Un caso, quello dello Stato ebraico, che ha fatto parlare molto in quanto l’alto numero di dosi somministrate ha coinciso con l’abbattimento dei casi di contagio e la fine delle misure restrittive. Se la vicenda israeliana era già nota, un po’ meno noti sono invece altri casi di virtuosità. A partire dagli Emirati Arabi Uniti, dove sono state già inoculate più di dieci milioni di dosi. Qui si corre perché ad ottobre sarà inaugurata l’Expo di Dubai e l’obiettivo è presentarsi con una situazione sanitaria stabilizzata. Nell’area del Golfo gli Emirati non sono comunque i soli nella classifica tra i Paesi più veloci. Il Qatar ad esempio ha vaccinato quasi la metà della popolazione adulta e a Doha si sta pensando alla fine delle restrizioni. Nel vicino Bahrein la campagna di somministrazione delle prime dosi è quasi terminata.

Nella speciale graduatoria dei Paesi più virtuosi, a spiccare è anche una nazione del Sud America, continente profondamente segnato dalla pandemia. Il Cile infatti già a marzo era segnalato tra i più veloci nella distribuzione e nell’uso delle dosi. Ad oggi, il 42% della popolazione ha ricevuto il vaccino. I casi di Covid segnalati sono ancora elevati, visto che il Paese viaggia a una media giornaliera di 6.734 nuovi positivi, ma rispetto ai territori circostanti la situazione appare di gran lunga più gestibile e meno problematica. Nella top 14 delle nazioni più veloci, ci sono soltanto due Paesi dell’Ue: Ungheria e Malta. La Gran Bretagna e gli Stati Uniti invece, dal canto loro, si trovano rispettivamente al sesto e al nono posto. Tra i “big”, assieme a Israele, sono proprio loro a fare la voce grossa.

Il caso di San Marino

Per trovare altri esempi virtuosi agli italiani non serve recarsi con l’immaginazione in luoghi esotici o lontani. Basta oltrepassare il confine con San Marino. La piccola Repubblica, nella speciale graduatoria riservata ai Paesi più veloci nella campagna di vaccinazione, al momento è all’ottavo posto grazie a una percentuale di popolazione immunizzata di oltre il 40%. È pur vero che le dimensioni ridotte del territorio sammarinese hanno favorito una più rapida organizzazione delle somministrazioni e, di conseguenza, un repentino avvicinamento all’immunità di gregge. Tuttavia il caso di San Marino è particolare per via delle scelte politiche poste in essere dalle autorità del Monte Titano.

Il governo locale infatti non ha aspettato né le indicazioni dell’Europa e né i tempi dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco. Una volta notato un quadro epidemiologico piuttosto preoccupante, con San Marino che nel 2020 ha avuto anche il triste primato mondiale di mortalità per Covid, nello scorso mese di febbraio è stato siglato un contratto per la forniture del vaccino russo Sputnik V. Una scelta che ha dato subito i suoi frutti: il successo della campagna di vaccinazione ha prodotto un rapido calo dei contagi, appena 4 casi il 21 aprile, e ha permesso alle autorità di pensare a un piano di riaperture. Come scritto da Elena Barlozzari su IlGiornale.it, da lunedì 26 aprile a San Marino riapriranno locali, ristoranti, teatri e palestre e non ci saranno limitazioni negli spostamenti.

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