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I vaccini anti Covid, come ripetono da tempo numerosi esperti, sono l’unica arma che abbiamo a disposizione per sconfiggere la pandemia. Nonostante circolino già da mesi studi ed evidenze scientifiche piuttosto emblematiche di come l’immunizzazione della popolazione consenta, da un lato, di salvare vite umane, e dall’altro di non sovraccaricare gli ospedali con i ricoveri, ecco tre nuovi studi che certificano l’utilità della vaccinazione. No, questi paper non sono stati realizzati da qualche personaggio del web improvvisatosi scienziato, ma dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) americani.

Il primo studio rilasciato dai CDC, intitolato Monitoring Incidence of COVID-19 Cases, Hospitalizations, and Deaths, mette sul tavolo un dato piuttosto interessante. Le persone non completamente vaccinate hanno oltre 10 volte di probabilità in più di essere ricoverate in ospedale e ben 11 di morire di Covid-19, rispetto a quelle che hanno ricevuto entrambe le dosi, o il ciclo vaccinale completo. Ribaltando la situazione, gli immunizzati, se contagiati dal virus, hanno 11 volte meno probabilità di morire rispetto ai non vaccinati, e 10 in meno di finire in qualche reparto di rianimazione.

L’efficacia dei vaccini spiegata da 3 studi

I vaccini autorizzati dall’ente regolatore statunitense (Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson), inoltre, sono in grado di resistere alla variante Delta. Per capirne di più, è utile dare uno sguardo al secondo studio pubblicato dai CDC, intitolato Interim Estimates of COVID-19 Vaccine Effectiveness Against COVID-19. Stando a questo paper, il vaccino anti Covid Moderna è stato più efficace nel prevenire i ricoveri rispetto ai suoi omologhi di Pfizer-BioNTech e Johnson & Johnson. Questa valutazione si è basata sul più grande studio statunitense inerente all’efficacia di tutti e tre i vaccini; uno studio che ha coinvolto circa 32.000 pazienti visitati in ospedali, dipartimenti di emergenza e cliniche di emergenza in nove stati differenti, nel periodo compreso da giugno a inizio agosto.

I tre vaccini sono risultati efficaci nel prevenire il ricovero in ospedale, mentre la protezione era più alta tra i pazienti che avevano ottenuto Moderna (95%, contro l’80% di Pfizer e il 60%di Johnson & Johnson). “Disponiamo degli strumenti scientifici di cui abbiamo bisogno per girare l’angolo su questa pandemia. La vaccinazione funziona e ci proteggerà dalle gravi complicazioni del Covid-19”, ha affermato Rochelle Walensky, direttore del CDC, durante un briefing sul coronavirus della Casa Bianca.

Arriviamo così al terzo studio: Effectiveness of COVID-19 mRNA Vaccines Against COVID-19. Esaminando l’efficacia dei vaccini Pfizer e Moderna tra i pazienti di cinque ospedali da febbraio ad agosto, è emerso che i vaccini mRNA erano efficaci per l’87% nel prevenire ricoveri ospedalieri, e che risultavano efficaci anche contro la variante Delta.

L’ipotesi sui richiami

Appurata per l’ennesima volta l’efficacia dei vaccini, c’è un altro tema di discussione che vale la pena affrontare. Riguarda i richiami: quante dosi devono essere somministrate per essere sostanzialmente al sicuro dal virus? Il dibattito è aperto, anche se Sarah Gilbert, professoressa dell’Università di Oxford – che ha sviluppato il vaccino AstraZeneca – ritiene che i richiami potrebbero non essere necessari. Almeno, non per tutte le persone.

Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano The Telegraph, e osservando quanto sta accadendo nel Regno Unito, Gilbert ha spiegato che l‘immunità dal vaccino sta tenendo bene, anche contro la variante Delta. Se la situazione non dovesse cambiare, mentre gli anziani e le categorie a rischio potrebbero aver bisogno di richiami, la maggior parte dei cittadini sarebbero adeguatamente protetti con due dosi.

Come ha sottolineato l’Associated Press, esiste un consenso scientifico sul fatto che la terza dose debba essere raccomandata per i pazienti immunocompromessi, comprese le persone che lottano con il cancro o chi è stato sottoposto a un trapianto di organi. Gli studi hanno infatti dimostrato che il sistema immunitario di questi pazienti non produce una quantità significativa di anticorpi dopo la prima dose.

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