C’è una soglia oltre la quale la coincidenza smette di essere rassicurante e comincia a diventare un problema politico. Negli Stati Uniti questa soglia sembra essere stata superata dal caso di undici scienziati e funzionari legati a settori sensibili, scomparsi o morti in un arco di appena quattro anni. Cinque deceduti, sei volatilizzati, tutti inseriti in ambiti che toccano il cuore duro della potenza americana: nucleare, ricerca spaziale, farmacia, radiofrequenza, difesa avanzata. Quando una serie del genere si accumula, il punto non è più soltanto stabilire se esista una regia occulta, ma capire perché il sistema istituzionale di una superpotenza dia l’impressione di inseguire gli eventi invece di dominarli.
Il nodo dei settori sensibili
Il dato che colpisce non è soltanto numerico. A inquietare è il profilo delle persone coinvolte. Non si tratta di figure marginali, ma di professionisti che, in forme diverse, avevano o potevano avere accesso a programmi delicati, dati riservati, tecnologie di frontiera. È questo elemento a trasformare una sequenza di drammi individuali in una questione strategica. Perché quando il sapere scientifico si colloca all’incrocio tra difesa, spazio e industria farmaceutica, la sicurezza del ricercatore non è più un fatto privato: diventa una componente della sicurezza nazionale.
Tra i casi citati emerge quello di Amy Eskridge, ricercatrice di 34 anni trovata morta in Alabama nel giugno 2022, uccisa da un colpo d’arma da fuoco alla testa. Le autorità conclusero allora per il suicidio. Ma il caso non si è chiuso davvero, perché la giovane lavorava su temi legati alla gravità e, in registrazioni realizzate prima della morte, aveva detto di sentirsi in pericolo. È il genere di dettaglio che, da solo, non prova nulla, ma che dentro una serie così fitta pesa come un macigno.
Morti opache, sparizioni, sospetti
Altri nomi ampliano il quadro: Monica Reza, Frank Maywall e Michael David Hicks. La prima era attiva nella fabbricazione di motori di razzi; gli altri due lavoravano nella radiofrequenza o in progetti di difesa spaziale. Monica sarebbe morta in una caduta nel 2025, mentre gli altri due risultano deceduti nel 2023 e nel 2024 senza che siano state chiarite le cause della morte. Inoltre i loro colleghi operavano nello stesso laboratorio legato alla NASA. In un ambiente già dominato dalla segretezza, dall’interesse industriale e dalla competizione strategica, questa concentrazione di eventi anomali non poteva che alimentare interrogativi.
Il tema, infatti, è uscito dai circuiti marginali ed è arrivato fino al vertice politico. La questione ha attirato l’attenzione dello stesso Donald Trump, mentre l’FBI ha fatto sapere di star verificando l’esistenza di eventuali connessioni tra queste sparizioni e questi decessi. È un passaggio decisivo: quando la Casa Bianca e il Bureau entrano in scena, significa che il problema non viene più percepito come folklore da rete sociale, ma come una possibile vulnerabilità del sistema americano.
Tra minaccia esterna e caos interno
Le ipotesi restano contraddittorie. Da una parte, il deputato James Comer evoca la pista esterna: molti Paesi avrebbero tutto l’interesse a impadronirsi del sapere e delle capacità nucleari americane. Sullo sfondo affiorano i nomi consueti della competizione globale: Cina, Russia, Iran. Dall’altra parte, la NASA frena, sostenendo che allo stato attuale nulla indicherebbe una minaccia diretta alla sicurezza nazionale. Le famiglie, poi, in almeno due casi richiamano problemi di salute o difficoltà personali pregresse. E la moglie di un ex generale dell’aeronautica, scomparso senza lasciare tracce e passato per incarichi al Pentagono, esclude letture complottistiche, ricordando che l’uomo era già in pensione da anni.
È qui che l’intera vicenda assume un significato più profondo. La fragilità americana non sta soltanto nell’eventuale azione di un avversario esterno, ma nella possibilità che un Paese tecnologicamente dominante non riesca più a distinguere con chiarezza tra incidente, vulnerabilità sistemica e interferenza ostile. In un’epoca in cui la superiorità si misura anche nella protezione del capitale umano scientifico, la scomparsa di ricercatori e specialisti produce un danno che va oltre il caso giudiziario: incrina la fiducia, allarga il sospetto, alimenta la percezione che i gangli più sofisticati della potenza siano anche i più esposti.
Il mistero come sintomo di potenza inquieta
Per ora non ci sono prove definitive di una regia comune. Ma la somma dei casi basta a dire che la prima potenza mondiale si trova davanti a una contraddizione decisiva: possiede il massimo della tecnologia, ma non riesce a dissipare il dubbio sulla sorte dei propri uomini chiave. Ed è spesso da questi vuoti, più che dalle certezze, che si misura lo stato reale di una potenza. Perché il mistero, quando tocca scienza, difesa e sicurezza, non è mai soltanto mistero: è già un problema strategico.
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