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Doveva essere un’arma in più per contribuire a mitigare la diffusione del Sars-CoV-2. E invece, contro ogni aspettativa, il vaccino anti Covid realizzato da Curevac ha avuto lo stesso effetto di un mezzo buco nell’acqua. L’Europa era pronta ad accogliere a braccia aperte CvnCoV, quello che avrebbe dovuto essere il terzo candidato a mRNA attivo sui mercati europei dopo il Pfizer-BioNTech e Moderna. Le ultime analisi tecniche hanno tuttavia spento gran parte dell’entusiasmo. Già, perché un’analisi intermedia ha dimostrato come il preparato avesse un’efficacia preliminare contro la malattia da coronavirus pari ad appena il 47%.

Attenzione, perché questa efficacia riguarderebbe il Covid in qualsiasi forma e gravità, tanto nei casi più levi quanto in quelli più critici. Il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung ha spiegato che un valore del genere è non solo basso, ma addirittura inferiore alla soglia del 50% che indica la capacità di un vaccino di contrastare in maniera efficace il Covid-19. E pensare che l’azienda tedesca Curevac era convinta che il CvnCoV potesse ricevere l’approvazione dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) nel secondo trimestre del 2021. La procedura che dovrebbe portare alla fumata bianca dovrà adesso fare i conti con ritardi inaspettati.

Curevac: prima fumata nera

“Nel contesto senza precedenti con almeno 13 varianti all’interno del sottogruppo di partecipanti allo studio esaminato in questa analisi ad interim, CVnCoV ha raggiunto un’efficacia preliminare del 47% contro la malattia Covid-19 di ogni gravità e quindi non ha soddisfatto i criteri di successo statistici specificati”. È questo il comunicato diramato da Curevac, che ha precisato come l’analisi iniziale suggerisca che l’efficacia sia legata tanto all’età quanto alle varianti. L’ad del gruppo tedesco, Franz-Werner Haas, ha dichiarato che l’azienda sta comunque procedendo “alla massima velocità” verso l’analisi conclusiva e che ha “sempre in programma di chiedere l’autorizzazione”.

È importante rimarcare il gap che attualmente divide il vaccino CvnCoV da Pfizer e Moderna, i quali utilizzano sempre la tecnologia dell’Rna messaggero, ma vantano un efficacia intorno al 95%. In ogni caso il vaccino Curevac è risultato più efficace nei soggetti più giovani, mentre il monitoraggio effettuato ha confermato un buon profilo di sicurezza del farmaco. “Speravamo in un risultato interinale migliore, ma riconosciamo che dimostrare un’elevata efficacia in un contesto così ampio di varianti è difficile”, ha aggiunto lo stesso Haas. Nel frattempo la notizia ha provocato inevitabili scossoni in Borsa di Curevac. Al crollo di Wall Street è seguito un altrettanto stop a Francoforte. Il titolo della biotech tedesca, poco dopo le 10, ha perso il 41% a 46,80 euro, mentre l’indice Dax ha ceduto lo 0,17%.

Quale strategia adottare?

Al di là dell’intoppo scientifico, quali saranno gli effetti di questo stop sulla geopolitica dei vaccini? Basta dare un’occhiata alle speranze che numerosi Paesi avevano riposto nel vaccino Curevac. Soprattutto i Paesi in via di sviluppo, i quali puntavano sul fatto che il prodotto tedesco, a differenza degli altri vaccini mRNA, potesse essere conservato diversi mesi in un normale frigorifero e quindi avesse un costo inferiore.

C’è poi da considerare un altro aspetto: la Commissione Ue aveva prenotato 405 milioni di dosi, mentre la Germania, con un’intesa separata, oltre 20 milioni. In questo modo, inoltre l’Italia perde 30 milioni di dosi. Per quanto riguarda l’Europa, Ursula von der Leyen aveva anticipato la strada che avrebbe dovuto seguire l’Ue: Bruxelles, in vista dei futuri accordi con le case farmaceutiche, avrebbe dovuto affidarsi per lo più sui prodotti mRNA messaggero. Con Curevac momentaneamente indisponibile, due sono le possibili alternative per mettere una pezza al rallentamento: “riabilitare” gli ormai screditati AstraZeneca e Johnson & Johnson oppure resistere affidandosi soltanto a Pfizer e Moderna, in attesa che la situazione possa presto sbloccarsi con nuovi innesti. Difficile, invece, che l’Europa scelga di aprire le porte ad altri vaccini. Più plausibile, semmai, aspettarsi un rafforzamento dei prodotti provenienti dagli Stati Uniti: Pfizer (seppur in collaborazione con i tedeschi di BioNTech) e Moderna.