“Un’organizazione globale senza scopo di lucro per la salute ambientale dedicata alla protezione della fauna selvatica e della slute pubblica dall’insorgenza di malattie”. È questa la sintetica presentazione che appare in evidenza sul sito ufficiale di EcoHealth Alliance (EHA) per descrivere le attività della ong con sede a New York. All’apparenza tutto è messo nero su bianco. Tutto è trasparente e, data la mission dell’ente, nessuno si sognerebbe mai di avanzare sospetti di alcun tipo sull’EHA. Né tantomeno un suo possibile (e presunto) coinvolgimento indiretto – molto indiretto ma potenzialmente decisivo – nell’ipotetica fuga del Sars-CoV-2 da un laboratorio cinese. Anzi: dal laboratorio cinese, il Wuhan Institute of Virology (WIV) di Wuhan, da dove alcuni esperti ritengono sia partita la pandemia globale.

L’EHA è controllata da un consiglio di amministrazione che vede tale Nancy Griffin nelle vesti di segretario, il Dottor Thomas E.Lovejoy in quelle di presidente onorario e il Dottor Peter Daszak nel ruolo di presidente, e dunque numero uno dell’intera struttura. Una struttura che risulta attiva in diversi ambiti: dalla biosorveglianza alla conservazione della fauna selvatica, dalla prevenzione delle pandemie al monitoraggio della deforestazione nel mondo. L’EHA, si legge sempre sul sito, opera negli Usa ma anche in altri 30 Paesi del mondo, mentre i suoi programmi “si basano su innovazioni nella ricerca, formazione, partnership globali e iniziative politiche”. Prima di proseguire, ricordiamoci gli ultimi due termini, che ci saranno utili più avanti: “partnership globali” e “iniziative politiche”.

EHA: tra finanziamenti sospetti ed esperimenti pericolosi

Un’inchiesta del Daily Mail ha scoperchiato un autentico vaso di Pandora. In mezzo all’occhio del ciclone è finita la citata EHA. La testata anglosassone è riuscita a visionare alcuni dati federali americani, i quali dimostrerebbero, voce per voce, gli ingenti finanziamenti incassati dalla ong. Non ci sarebbe niente di male, visto che stiamo parlando di finanziamenti a una ong. Se non che i finanziatori risultano enti o istituzioni del governo statunitense. E che questi denari potrebbero essere stati utilizzati per dirottare ricerche tanto ambigue quanto pericolose in laboratori dislocati al di fuori del territorio americano, tra cui il famigerato laboratorio di Wuhan.

Siamo nel campo delle indiscrezioni, anche se ormai appare evidente come gli studi che sarebbero stati svolti in Cina, nella provincia dello Hubei, rispecchierebbero quelli fatti in America. Ci riferiamo agli studi gain-of-function, ricerche pericolosissime che costrinsero gli Stati Uniti, tra il 2014 e il 2017, a sospendere varie attività scientifiche a causa di problemi e incidenti di laboratorio. La loro utilità: sviluppare contromosse per frenare, in prospettiva, l’evoluzione dei virus più pericolosi, come Sars e Mers. Come si svolgono: produrre virus rafforzati artificialmente per studiare il meccanismo attraverso il quale si trasformano, e interagiscono con l’ospite.

Che cosa c’entra EHA? Ebbene, l’ong avrebbe ricevuto finanziamenti che avrebbe utilizzato, a sua volta, per finanziare ricerche sui coronavirus altrove. Anche presso il WIV cinese, precisamente tra il 2013 e il 2020. EHA avrebbe ricevuto complessivamente 123 milioni di dollari dal governo americano, 6.7 dall’USAID, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, 13 dallo Health and Human Service (che comprende il National Institutes of Health e i Centers for Disease Control) e 39 milioni dal Pentagono. Per quanto riguarda i finanziamenti del Dipartimento della Difesa, sarebbero provenuti dal ramo militare denominato DTRA, Defense Threat Reduction Agency, con l’obiettivo di scoraggiare l’uso delle armi di distruzione di massa.

Peter Daszak e il WIV di Wuhan

Le indiscrezioni riportate dalla stampa americana sottolineano come l’EHA abbia utilizzato – ed è questo, nel caso in cui dovesse essere confermato, l’aspetto più grave – sovvenzioni federali per finanziare una ricerca sui coronavirus presso il laboratorio di Wuhan. Considerando che nel 2014 l’allora presidente Usa, Barack Obama, bandì per un lasso di tempo gli studi gain-of-function sul territorio americano, sorge il dubbio che EHA abbia scelto di puntare sul laboratorio cinese per non interrompere ricerche che avrebbero potuto sfornare medicinali o vaccini unici nel loro genere (ipotesi fortissima, e ancora da confermare).

È proprio in questo frangente che emergerebbe la teoria della fuga del virus dal laboratorio di Wuhan. Qualcosa, stando ai sostenitori di questa pista, sarebbe andato storto durante qualche attività scientifica. E il patogeno sarebbe fuoriuscito dalla struttura. Non sappiamo se le cose sono veramente andate così. Sappiamo però che nel laboratorio di Wuhan si studiavano coronavirus. E che Peter Daszak, il presidente della EHA, nella sua carriera ha lavorato assieme a Shi Zhengli, la Bat Woman cinese, nel cuore del WIV. Daszak è presto finito al centro di uno scandalo, un presunto conflitto di interessi. Lo scienziato di origine britannica avrebbe volutamente screditato la teoria della fuga del Sars-CoV-2 dal laboratorio di Wuhan.

Per quale motivo? Forse perché Daszak aveva lavorato nella struttura, o forse perché la “sua” EHA aveva finanziato studi sui coronavirus presso il WIV. Eppure, nonostante i suoi stretti legami con il laboratorio cinese, qualche mese fa Daszak è stato scelto dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per far parte del team di 13 membri inviato a Wuhan per fare luce sulle origini del virus. Non solo: secondo un rapporto del 2019, quell’anno il dottor Daszak sarebbe stato pagato un totale di 410.801 dollari, 311.815 dei quali come “paga base”, 42.250 di bonus, 24.500 di “compensazione differita” e 32.236 di “benefici non imponibili”.

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