Da ipotesi fantascientifica a “estremamente improbabile”, come ha sottolineato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) nel suo ultimo rapporto. Da teoria complottista, utilizzata per screditare di netto la Cina e rovinarne l’immagine agli occhi del mondo, a pista plausibile, o per lo meno da approfondire con attenzione. Un simile cambiamento di paradigma in merito all’eventuale fuga del Sars-CoV-2 dal laboratorio di Wuhan è avvenuto, quasi all’improvviso, nel corso delle ultime settimane.

Tutto è (ri)partito da un report sfornato dall’intelligence americana e parzialmente diffuso dal Wall Street Journal. Fonti statunitensi hanno ribadito che la Leak Lab Theory non dovrebbe essere esclusa a priori, e che potrebbe essere l’elemento mancante per ricostruire l’intera vicenda sulle origini del Sars-CoV-2. Ad accendere le luci dei riflettori sul Wuhan Institute of Virology (WIV) troviamo l’eventualità secondo cui tre addetti della struttura, nell’autunno del 2019, avrebbero richiesto cure ospedaliere poiché malati.

Di cosa? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che i loro sintomi avrebbero combaciato in tutto e per tutto con quelli provocati dal Sars-CoV-2. Tanto è bastato per scatenare il vespaio. E David Asher, che sotto l’amministrazione Donald Trump, dal settembre 2020 al gennaio 2021, ha diretto l’inchiesta del dipartimento di Stato Usa sulle origini del Covid-19, non può che essere soddisfatto di quanto sta accadendo.

Ricercatori del laboratorio “morti o fatti sparire”

Il fatto che la teoria del laboratorio sia tornata in auge, tanto da spingere Joe Biden a chiedere un’indagine approfondita ai servizi americani, significa che l’amministrazione dem ha rivalutato il lavoro fin qui svolto dal dipartimento di Stato Usa. Nel corso di una lunga intervista, pubblicata da La Repubblica, Asher ha evidenziato alcuni elementi degni di nota. Partiamo dal primo punto: gli addetti malati.

“Crediamo che almeno tre di queste persone siano state ricoverate, ma potrebbero essere state molte di più. È probabile che, a partire da ottobre, tutti siano stati contagiati dal Covid-19″, ha affermato lo stesso Asher, aggiungendo che, da quel momento in poi, sarebbero accadute strane cose in seno al laboratorio. A quanto pare molti ricercatori forse sono morti o forse li hanno fatti sparire” mentre altri “sono stati premiati”. Tra questi ultimi troviamo Shi Zhengli, a capo del Centro per le malattie infettive emergenti di Wuhan.

Asher ha confermato che la teoria del laboratorio non è sicura al 100% ma, allo stesso tempo, si chiede per quale motivo “la Cina si comporti in maniera così sospetta se non ha nulla da nascondere”. Certo, dal canto suo Pechino ha spiegato, a più riprese, di aver collaborato in maniera trasparente con gli esperti dell’Oms e smentito la notizia degli addetti malati. Ma le zone d’ombra restano numerose, da una parte e dall’altra.

Il coinvolgimento dell’esercito

Gli Stati Uniti stanno spingendo al massimo, anche a livello geopolitico, sulla pista del laboratorio in quanto questa teoria è rimasta la sola ipotesi che “abbia un senso” e sia coerente con le informazioni in possesso dei funzionari americani. Quando gli viene chiesto qual è secondo lui lo scenario plausibile, Asher ha la risposta pronta: “A mio parere le autorità cinesi hanno tentato di controllare un incidente di laboratorio avvenuto a ottobre 2019, forse prima, e non ci sono riuscite”.

È a quel punto che, tra il 22 e il 23 gennaio, il caso di Wuhan sarebbe passato nelle mani dell’esercito, e questa sarebbe la prova secondo cui il WIV avrebbe avuto solidi legami con la ricerca militare cinese. Asher cita nomi e cognomi degli ufficiali coinvolti nelle operazioni per risolvere il presunto incidente di laboratorio. A capo di tutto sarebbe stato piazzato il generale di divisione Chen Wei, uno specialista in armi biologiche, mentre il suo vice sarebbe stato il colonnello Cao Wuchun, uno dei massimi esperti di epidemiologia dell’Esercito Popolare di Liberazione Cinese, nonché “principale consigliere dell’Istituto di virologia di Wuhan”.

Secondo Asher, dunque, ci sarebbe un evidente legame tra il laboratorio di Wuhan e i militari cinesi: “Nel 2007 i vertici dell’esercito hanno iniziato a parlare della guerra biologica come della guerra del futuro. Dal 2010 hanno prodotto relazioni sulle ricerche nel campo della difesa biologica, condotte dall’Istituto di virologia di Wuhan. A partire dal 2016, più nulla”. Da quel momento in poi, i francesi presero il controllo del laboratorio Dsla di Wuhan, salvo essere allontanati nel 2018. E il governo americano? Non avrebbe dato alcun peso a quanto stava accadendo oltre la Muraglia. Anzi: il National Institute of Healt, la Usaid e il dipartimento della Difesa avrebbero cercato di ampliare il loro ruolo a Wuhan “quasi come se volessero approfittare dell’assenza della Francia”.

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