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Calano i contagi, si svuotano lentamente le terapie intensive, aumentano le persone vaccinate contro il Sars-CoV-2. Eppure in Italia il coprifuoco resterà al proprio posto almeno per un altro mese abbondante, se non qualcosina in più. A dire il vero c’è ancora molta incertezza, e non sappiamo quando e come le restrizioni di movimento saranno allentate. Dal momento che le misure contenute nell’ultimo decreto legge Covid, in vigore dal prossimo 26 aprile, dovrebbero avere validità sino al 31 luglio, in un primo momento si era diffusa la voce dell’ufficialità del prolungamento del coprifuoco fino a quella data, scatenando aspre polemiche.

Con il passare delle ore, varie fonti hanno in realtà specificato che il coprifuoco potrebbe essere tolto già a fine maggio, nel caso in cui i dati sui contagi lo permetteranno. Pare che tra 15 giorni possa esserci un altro step verso il “ritorno alla normalità”, con un nuovo decreto dedicato a nuove aperture. Certo è che gli italiani, comprese le tante attività commerciali penalizzate da una misura del genere, dovranno armarsi di pazienza e sopportare, per l’ennesima volta, altri sacrifici.

Politica e scienza

Più che chiedersi quando verrà tolto il coprifuoco, potrebbe essere più utile interrogarsi sul perché le autorità hanno scelto di prolungare tale restrizione. Dal canto suo, il famigerato Comitato tecnico scientifico ha spiegato in una nota firmata dal portavoce Silvio Brusaferro che “alla luce delle situazione epidemiologica attuale, il CTS, in una strategia di mitigazione del rischio di ripresa della curva epidemica, ritiene opportuno che venga privilegiata una gradualità e progressività di allentamento delle misure di contenimento, ivi compreso l’orario d’inizio delle restrizioni di movimento”. Dunque, anche gli esperti propongono un allentamento graduale e progressivo.

Anzi, in merito alla proposta di posticipare di un’ora l’orario di avvio del coprifuoco, dalle 22 alle 23, gli esperti hanno sottolineato che la mancata fumata bianca non è dipesa dalla loro volontà, visto che non sarebbero mai stati consultati in merito e che si tratterebbe di una “decisione politica“. Sembra quasi di trovarsi di fronte a un paradosso. Un anno fa, durante la prima ondata del virus, il mondo della politica spingeva per riaperture e allentamenti delle restrizioni, scontrandosi con la strenua opposizione del monolitico CTS. Oggi, stando alle ricostruzioni offerte dai media, potrebbe essere vero il contrario: mentre i tecnici sarebbero disposti ad aperture graduali (di sicuro non tutti), alcuni rappresentanti della politica (non sono mai filtrati nomi) si sentirebbero più al sicuro con misure stringenti. Sia in un caso che nell’altro, politica e scienza non sono state in grado di trovare un adeguato compromesso.

Dai vaccini al precedente di un anno fa

Torniamo alla domanda da un milione di dollari: perché le autorità italiane hanno scelto di prolungare il coprifuoco oltre il 26 aprile? Premessa: indipendentemente dal fatto che la misura termini all’inizio di giugno o alla fine di maggio, in entrambi l’Italia dimostrerà, ancora una volta, di non esser riuscita a trovare un’alternativa all’extrema ratio della limitazione degli spostamenti notturni. A ben vedere, le opzioni sul tavolo non mancavano: garantire libertà ai cittadini parallelamente a un aumento dei controlli per verificare che tutti rispettassero le misure di sicurezza (mascherine, contenimento e via dicendo); attuare il coprifuoco soltanto nei fine settimana; o, a limite, posticipare l’orario di inizio alle 23 o alle 24. Negli ultimi due casi ci saremmo trovati di fronte a un bottino magro, forse inutile, ma che per lo meno avrebbe lanciato un messaggio psicologico positivo ai cittadini.

L’Italia ha preferito scegliere la strada più facile. Per quale motivo? Tre sembrano essere le ombre che hanno spinto le autorità a insistere sul coprifuoco. Intanto una campagna di vaccinazione che, al netto degli obiettivi prefissati, non è ancora decollata come avrebbe dovuto fare. Da questo punto di vista, il traguardo dei 500 mila vaccini al giorno non è così distante, ma neppure vicino. Dopo di che bisogna considerare altri due aspetti: l’immancabile rischio rappresentato dalle varianti, più contagiose rispetto alla forma tradizionale del virus, e il precedente di un anno fa. Quando, la scorsa estate, l’ex governo Conte allentò le misure di sicurezza “notturne” (si potrebbe discutere sulle modalità, eventualmente rivedibili), i contagi ripresero a salire fino al picco autunnale. Spaventati da possibili nuove ondate le autorità stanno cercando di alzare un muro protettivo. Senza probabilmente capire che continuare a recitare lo stesso copione porterà presto all’esasperazione sociale.

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