Il rischio di una diffusione su larga scala è considerato “basso”. Eppure, come ha comunicato la Commissione sanitaria nazionale (NHC) di Pechino, un uomo, nella Cina orientale, ha contratto per la prima volta in assoluto il virus H10N3. Basta la seconda parte di questa notizia a far tremare il mondo intero a oltre un anno dall’esplosione della pandemia di Sars-CoV-2. Un virus contagioso, il salto di specie dagli animali agli esseri umani e il rischio che possa scoppiare una nuova emergenza mondiale, proprio adesso che il Covid sembrerebbe sulla via di una lenta e graduale ritirata. Gli ingredienti per un revival di quanto avvenuto a cavallo tra il dicembre e il gennaio del 2019 ci sono tutti.

Bisogna tuttavia analizzare l’accaduto per scongiurare isteria e isterismi. Che cosa è accaduto in Cina? A quanto pare un cittadino non meglio identificato avrebbe contratto un ceppo dell’influenza aviaria. Sappiamo che l’infetto ha 41 anni e che proviene dalla città di Zhenjiang, provincia dello Jiangsu, nord-ovest di Shanghai. Sarebbe stato ricoverato in ospedale lo scorso 28 aprile con febbre alta e altri sintomi, e si troverebbe adesso in condizioni stabili. Non sarebbero, inoltre, stati segnalati altri casi umani di H10N3 altrove.

Il paziente zero del virus H10N3

Secondo quanto ricostruito, nonostante l’uomo fosse stato ricoverato a fine aprile, soltanto un mese dopo, il 28 maggio, sarebbe risultato positivo al virus H10N3. Non sappiamo come sia avvenuto il contagio. Le autorità cinesi hanno tuttavia spiegato che il rischio che il patogeno in questione possa diffondersi su larga scala è molto basso. Ricordiamo, inoltre, che in Cina sono presenti diversi ceppi di aviaria. Come se non bastasse, molte persone, soprattutto quelle che, nelle aree rurali, lavorano con il pollame, sono solite infettarsi senza tuttavia provocare focolai o emergenze nazionali. Molte di loro guariscono senza conseguenze, altre muoiono: dipende tutto dal ceppo dell’aviaria incontrato.

Pare che tra il 2016 e il 2017 siano decedute circa 300 persone dopo essere entrate in contatto con il ceppo H7N9. Tornando al primo contagiato dal virus H10N2, le autorità cinesi hanno subito condotto osservazione medica dei contatti del paziente ed effettuato un monitoraggio d’emergenza nell’area in cui sarebbe avvenuto il contagio. A quanto pare, non sarebbero state riscontrate anomalie o altri contagi. Ma come ha fatto il 41enne a infettarsi? L’NHC è stata chiara: il contagio “è stato il frutto di una trasmissione incrociata occasionale da pollame a uomo, e il rischio di una diffusione su larga scala è estremamente basso”.

Rischi e prospettive future

Quello che è avvenuto in Cina, ha scritto il New York Times, è un chiaro “promemoria di una continua preoccupazione per l’influenza pandemica”. Interpellata dal quotidiano americano, Raina MacIntyre, capo del programma di biosicurezza al Kirby Institute della University of Nwe South Wales in Australia, è stata emblematica: “Se qualcuno si ammala di influenza umana e poi viene a contatto con il virus dell’influenza aviaria, i due virus possono scambiarsi materiale genetico. È per questo che la preoccupazione per una pandemia da influenza è più alta nei paesi in cui gli umani e il bestiame da allevamento vivono a stretto contatto”.

Dal canto suo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha spiegato che “finché i virus dell’influenza aviaria circolano nel pollame l’infezione sporadica dell’influenza aviaria nell’uomo non deve sorprendere”. Per quale motivo una situazione del genere si è venuta a creare in Cina? In realtà sono stati segnalati contagi, o peggio focolai, di vari ceppi di aviaria in molteplici parti del mondo, comprese Russia e India. Per quanto riguarda il contesto cinese, dobbiamo menzionare almeno un paio di caratteristiche locali che, a detta di alcuni esperti, favorirebbero zoonosi e salti di specie. Quali?

Intanto allevamenti di pollame – e, in generale, di animali – non sempre muniti di tutti gli standard di sicurezza del caso. Dopo di che è importante sottolineare l’enorme biodiversità della Cina: una ricchezza, ma anche una condizione che agevola l’incontro tra animali differenti, alcuni dei quali ipotetici portatori di virus. In ogni caso l’NHC di Pechino ha così terminato la nota informativa: “Gli esperti suggeriscono che le persone, nella loro vita quotidiana, dovrebbero evitare il contatto con pollame malato o morto, cercare di evitare il contatto diretto con uccelli vivi; fare attenzione all’igiene alimentare, migliorare la consapevolezza dell’autoprotezione e indossare una mascherina in caso di febbre e sintomi respiratori”.

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