Oltre il 90% della popolazione adulta ha completato il ciclo vaccinale, eppure i contagi sono tornati a livelli preoccupanti. Emblematico il caso dell’Irlanda, costretta a introdurre nuove restrizioni per arginare la quarta ondata di Covid pur avendo più vaccinati dell’Italia. Quanto sta accadendo a Dublino, dove bar e ristoranti dovranno chiudere entro la mezzanotte, è già diventato un curioso caso di studio. La domanda che tutti si fanno è facile da intuire: perché nel Paese con il miglior tasso di vaccinazione d’Europa si contano centinaia e centinaia di nuovi casi al giorno?

Andiamo con ordine, partendo dai dati. Il 92% della popolazione irlandese over 18 è vaccinata, mentre quasi il 76% di quella totale ha ricevuto la doppia dose (in Italia siamo quasi al 73%). In teoria, quindi, lo “schermo” prodotto dall’effetto dei vaccini dovrebbe essere abbastanza largo da aver generato la famigerata immunità di gregge. Proseguendo con l’analisi, notiamo che in Irlanda c’è addirittura una contea, Waterford, che risulta essere la più colpita del Paese, nonché tra le peggiori al mondo in quanto a incidenza dei contagi, con picchi di 1.300 casi su 100mila persone. E questo nonostante il 99,5% dei maggiorenni del posto sia vaccinato. Insomma, un altro bel mistero per la comunità scientifica, e altra benzina da gettare sul fuoco per i no vax.

Un caso esemplare

L’Irlanda rappresenta un caso di studio esemplare per tutto il resto dell’Europa e non solo. A quanto pare non basta bruciare le tappe e somministrare rapidamente la doppia dose a tutti i cittadini maggiorenni; bisogna programmare l’utilizzo della terza dose tanto alle persone anziane e fragili, quanto agli under 60. È stato questo il grande errore di Dublino: aver vaccinato la popolazione adulta con due dosi in maniera efficiente e prima degli altri, salvo poi vanificare il vantaggio acquisito dormendo sugli allori.

Anziché iniziare a pensare alle terze iniezioni, così da schermare i primi vaccinati a distanza di mesi, il governo irlandese ha semplicemente lasciato correre, probabilmente pensando che il Sars-CoV-2 sparisse di colpo. Certo, le due dosi hanno consentito di salvare migliaia di vite umane, in Irlanda e nel resto del mondo, ma non sembrano essere sufficienti per bloccare definitivamente la corsa del coronavirus.

La riprova arriva dai dati irlandesi registrati negli ultimi giorni, dai 3mila ai 5mila nuovi casi quotidiani accompagnati da una media di 40-50 decessi. Calcolatrice alla mano, l’Irlanda conta 893 infetti su un milione di persone, a fronte dei 580 del Regno Unito, dei 518 della Germania (dove pure si parla di “emergenza nazionale” e di “unico grande focolaio”), e dei 128 dell’Italia. Come ha sottolineato Repubblica, sono aumentati anche i ricoveri per Covid: in due settimane i pazienti in terapia intensiva sono aumentati del 40%, toccando quota 118.

Cosa ci insegna l’Irlanda

Le due dosi hanno consentito all’Irlanda di limitare il numero di morti, nettamente più basso se raffrontato al disastro di un anno fa, ma non di mettere al sicuro il sistema sanitario nazionale, di nuovo sotto pressione per il graduale aumento di nuovi casi. È per questo motivo che il primo ministro Michael Martin ha esortato la popolazione a ridurre di nuovi i contatti sociali, mentre ai lavoratori che possono farlo è stato chiesto di ritornare a lavorare da casa.

Tornando alla domanda iniziale, l’Irlanda si trova in una situazione del genere per aver ritardato le terze dosi, al momento consentite agli over 60, a cittadini con patologie a rischio e agli infermieri. In moltissime persone vaccinate il livello di immunizzazione è sceso dopo diversi mesi dalla seconda dose, fino ad arrivare al punto di non poter affrontare il ritorno di fiamma del Covid. Se pensiamo che l’Irlanda era riuscita a vaccinare gran parte della popolazione adulta prima di molti altri Paesi europei, si può in parte spiegare il perché del calo della protezione vaccinale. Giusto per fare un confronto, il vicino Regno Unito – che, al contrario, è riuscito a contenere la quarta ondata – ha iniziato a vaccinare con la terza dose tutti gli over 40. Ed è questa la strada che dovrebbero seguire le autorità per stoppare nuovamente la diffusione del virus.

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