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“The lab leak theory for the origin of COVID-19 is fading”, ovvero “La teoria delle fughe di laboratorio sull’origine del COVID-19 sta svanendo”. Il Los Angeles Times è tornato sulla diatriba inerente alle origini del Sars-CoV2, sottolineando come sia sempre più complicato dare credito alla lab leak theory, cioè alla teoria -mai completamente confermata da prove ufficiali – secondo la quale il virus sarebbe fuoriuscito accidentalmente dal Wuhan Institue of Virology in seguito a un errore umano.

Questo non significa escludere la pista del laboratorio, visto che le indagini sulla diffusione della pandemia sono ancora in alto mare; significa, al contrario, fare i conti con la realtà, dando credito a ogni ipotesi emersa, ma senza forzare la mano per finalità politiche. Nel corso dell’ultimo anno e mezzo, infatti, Stati Uniti e Cina si sono scambiate reciproche frecciatine, più o meno bizzarre, per accusarsi l’un l’altra sulle cause della pandemia.

Washington ha puntato il dito contro il laboratorio di Wuhan, alludendo a molteplici indizi che indicherebbero l’eventuale fuga del virus dal capoluogo della provincia dello Hubei. Dall’altro lato, Pechino ha tirato in ballo Fort Detrick appellandosi a presunti incidenti capitati nel complesso americano. Alla fine nessuna delle due accuse ha aiutato o sta aiutando gli esperti a trovare le origini del Covid. Anzi: un simile braccio di ferro sta soltanto complicando il lavoro di ricerca. 

Le ultime ricerche

Al momento restano sul tavolo due ipotesi: quella che porta dritta alla fuga del virus dal laboratorio di Wuhan e quella che si rifà all’origine zoonotica del patogeno. La comunità scientifica, dunque, ha l’arduo compito di diradare la nebbia per stabilire se il virus si sia diffuso all’uomo da animali ospiti o mediante mezzi artificiali.

Alcuni recenti articoli scientifici danno credito all’origine zoonotica del virus. Un documento realizzato da ricercatori in Cina, in concerto con esperti dell’Università di Glasgow, pubblicato su Science il 21 agosto, ha esplorato “l’origine animale del Sars-CoV-2”. “Al momento non ci sono prove che Sars-CoV-2 abbia avuto origine da un laboratorio”, ha concluso un altro report scritto da 21 virologi provenienti da Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Cina, Australia e Austria, la cui pubblicazione è prevista nel numero del 16 settembre della rivista Cell.

Il sospetto che il virus possa aver avuto origine in un laboratorio è accompagnato (e ingigantito) dalle coincidenze della sua rilevazione. Del resto il coronavirus è stato rilevato “per la prima volta in una città che ospita un importante laboratorio virologico”, appunto l’Istituto di virologia di Wuhan. Attenzione però, perché Wuhan è la città più grande della Cina centrale, dotata di un elevato numero di mercati animali, ed è anche un importante snodo per i viaggi e il commerci. Alla luce di ciò, riflettono gli autori, è altamente probabile che il virus possa aver raggiunto gli esseri umani da ospiti animali, come zibetti o cani procioni. 

Un’occasione sprecata

Il tempo darà tutte le risposte alle domande lasciate in sospeso. Attenzione però, perché la crociata ideologica avanzata da una buona fetta del governo americano per inchiodare la Cina di fronte alle sue presunte colpe (alcune ci sono, e sono pure evidenti), e l’ambiguità cinese mostrata nella prima fase dell’emergenza sanitaria, potrebbero contribuire a mescolare le carte in tavola, vanificando tutte le indagini.

A maggio Joe Biden aveva annunciato folgoranti novità sul dossier Covid nell’arco di 90 giorni, ma l’intelligence americana è tornata alla Casa Bianca con le mani vuote. Le indagini degli 007 Usa sono state inconcludenti, e la colpa sarebbe da attribuire a dati non condivisi dal governo cinese. Insomma, se nessuno è ancora riuscito a trovare la verità è a causa di Pechino. È vero, la Cina non è apparsa molto disponibile nel condividere i documenti di ricerca del laboratorio di Wuhan, ma non è (e non è stato) l’unico Paese a tenere nascoste alcune ricerche biologiche sensibili.

“Nessuno ha prove per confermare o falsificare un’ipotesi rispetto all’altra”, ha affermato Angela Rasmussen dell’Università del Saskatchewan, coautrice dell’articolo Cell. “Ma quello che io e i miei coautori abbiamo deciso dopo aver esaminato tutte le prove è che ci sono sostanzialmente più prove sul lato di un’origine naturale rispetto a una perdita di laboratorio”, ha aggiunto. In ogni caso, ci troviamo di fronte a un’occasione sprecata, dato che senza ragionare su prove concrete e dati ufficiali c’è il rischio di gettare alle spine il lavoro svolto fino ad ora.

Ma perché è così importante stabilire le origini del virus? Semplice: se la sua origine dovesse essere fatta risalire a un laboratorio, questo indicherebbe agli esperti la necessità di migliorare la sicurezza nelle strutture di tutto il mondo. Se, invece, il patogeno dovesse essersi diffuso in seguito a una zoonosi, questo indicherebbe la necessità di una regolamentazione più rigorosa dei cosiddetti “mercati umidi”.

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