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È bastata la rilevazione di una nuova variante di Sars-CoV-2 per gettare nel panico il mondo intero. Si badi bene: quando la notizia ha iniziato a circolare, ripresa nell’immediato dai mezzi di comunicazione di tutto il mondo, nessuno era in grado di sapere quanto fosse pericolosa B.1.1.529, poi rinominata Omicron. Neppure l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che in un comunicato faceva sapere che sì, Omicron presentava 32 mutazioni, un numero elevato e per questo preoccupante, ma che non vi erano ancora indicazioni sul fatto che quella variante potesse causare malattie più gravi.

Serviranno “diverse settimane” per determinare con certezza qual è il suo livello di contagiosità, quanto sono efficaci i vaccini e le terapie esistenti, sottolineava l’agenzia Onu con sede a Ginevra. Risultato: poiché Omicron è stata rilevata in Sudafrica e nei Paesi limitrofi, mezzo mondo ha bloccato i voli provenienti dall’Africa meridionale, dimostrando di non aver imparato niente da quasi due anni di pandemia. Intanto perché nel momento in cui gli esperti si imbattono in una nuova variante Covid, quella variante è quasi sicuramente già riuscita a diffondersi, non solo nel Paese in cui è stata rintracciata ma anche altrove. Dopo di che, in un mondo globalizzato e connesso, ha poco senso bloccare i voli da un’area di mondo, considerando che il nemico invisibile può sfruttare le triangolazioni aeree e altre scappatoie.

Il ciclo delle varianti

Il punto è però un altro. Va bene utilizzare il principio della massima prevenzione – del resto non conosciamo ancora Omicron – ma è anche doveroso non forzare troppo la mano, così da scongiurare l’effetto di una psicosi di massa. Anche perché, prima di rintracciare il “paziente zero” sbarcato nel Paese X e ricostruire ogni suo singolo spostamento, nella vana speranza di isolare tutti gli infetti colpiti dalla nuova variante, sarebbe più utile ascoltare le voci sul campo degli esperti. Premesso che ci saranno sempre i catastrofisti e gli scudieri del rigore assoluto, è interessante leggere le dichiarazioni di Angelique Coetzee, presidente della Associazione dei medici del Sudafrica.

“La nuova variante Omicron del coronavirus provoca una malattia leggera senza sintomi importanti”, ha spiegato la dottoressa, citata dal Telegraph. Coetzee ha poi aggiunto altri particolari interessanti. Nella sua clinica privata di Pretoria si è imbattuta in un fenomeno particolare. Molti pazienti presentavano sintomi che inizialmente non sembravano quelli caratteristici del Covid. “I loro sintomi erano molto diversi e lievi rispetto a quelli che avevo curato in precedenza”, ha affermato ancora, parlando di senso di affaticamento, battito accelerato e zero perdita di gusto e olfatto. “Ciò di cui ci dobbiamo preoccupare è che le persone più anziane e senza vaccino si infettino con la nuova variante (Omicron). E se non sono vaccinate, vedremo molte persone con forme gravi della malattia”, ha quindi concluso. Morale della favola: ci saranno sempre nuove varianti in circolo, e per questo non ha alcun senso far risuonare gli allarmi (o almeno, non così forte) senza avere certezze sul presunto pericolo.

La trasformazione del Covid

Il fatto che il Sars-CoV-2 produca varianti non deve essere letto come un fattore negativo per almeno due ragioni. La prima: la maggior parte delle mutazioni alle quali va incontro il virus non produce varianti pericolose. La seconda: la differenza tra un “virus stupido” e un “virus intelligente” sta nella capacità dello stesso virus di non uccidere l’ospite che infetta. Più l’agente patogeno causa decessi e più avrà meno terreno fertile per continuare a sopravvivere. Se, inoltre, il Sars-CoV-2 dovrà diventare un virus endemico, proprio come il raffreddore o l’influenza, allora sarà bene iniziare ad abituarsi a varianti più contagiose ma meno letali.

Da questo punto di vista, Andrea Crisanti ha sintetizzato la vicenda Omicron in un’intervista rilasciata al Corsera: “La Omicron non ha avuto nessun impatto in Italia fino a questo momento. È una variante con elevata trasmissione, altrimenti non avrebbe prevaricato la Delta. Ha un vantaggio selettivo, è più contagiosa. Sarebbe una pessima notizia se si scoprisse che la Omicron è causa di forme di malattia grave. Sarebbe una notizia ottima se invece si capisse che, come sembra sulla base dei primi dati raccolti in Sudafrica, sia responsabile di sintomi lievi. Nel secondo caso, sarebbe la prova che l’epidemia è finita perché verrebbe alimentata da una variante che immunizza senza fare male. Significherebbe che il virus starebbe evolvendo verso una minore virulenza. Quindi la comparsa di questo nuovo ceppo non è necessariamente un fatto negativo”.

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