diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

Per il momento è solo un’eventualità. Un’ipotesi non certa né sicura, che tuttavia porta con sé il retrogusto della minaccia. L’idea sventolata dal governo austriaco per scongiurare la ripresa dei contagi ha lasciato tutti a bocca aperta. Anche perché la soluzione proposta da Vienna, al netto della sua utilità scientifica, non ha fin qui precedenti nell’emergenza globale contro la pandemia di Covid-19.

“Stiamo per imbatterci nella pandemia di chi non è protetto”, ha avvertito il cancelliere Alexander Schallenberg, accendendo i riflettori contro tutti quei cittadini austriaci che non si sono ancora vaccinati e chiarendo che, in caso di una recrudescenza dei contagi, non ci sarà alcun lockdown per chi è vaccinato e per chi è guarito dal Covid. Gli altri, ovvero i non vaccinati e soltanto loro, potrebbero invece sorbirsi un lockdown ad hoc.

La proposta dell’Austria ha subito creato mille polemiche, ma Vienna ha in parte spiegato qual è il suo piano d’emergenza. Nel caso in cui i pazienti ricoverati in terapia intensiva dovessero raggiungere il 30% del totale dei letti disponibili, allora a quel punto scatterà il lockdown selettivo per i non vaccinati, primo del suo genere.

Il problema dei non vaccinati

Dando un’occhiata ai dati, al momento soltanto il 65,4% degli austriaci ha ricevuto almeno una dose di vaccino anti Covid, a fronte di un misero 62,2% totalmente vaccinato. Numeri troppo bassi, questi, che hanno in parte consentito al virus di riprendere quota. I media internazionali sottolineano quanto emerso nel corso di una riunione in videoconferenza tenuta dal governo austriaco, che ha fissato al 30% dei posti in terapia intensiva – ovvero 600 letti – la linea rossa da non superare.

Qualora la pandemia dovesse sfondare quest’argine, allora Vienna potrebbe ricorrerà a un lockdown che costringerà i non vaccinati a restare a casa, salvo situazioni di necessità. Il cancelliere Schallenberg ha espresso l’auspicio che questa possibilità invii un segnale ai troppo “esitanti e ritardatari”. Il lockdown contro i non vaccinati, insomma, è l’ultimo jolly tirato fuori dal cilindro da un governo – in questo caso quello austriaco – per convincere le persone ancora indecise a fare un passo in avanti.

Sia chiaro: per adesso in Austria la situazione è sotto controllo – i posti letto occupati in terapia intensiva si aggirano intorno ai 220 – ma in caso di impennate improvvise, il governo saprebbe già come agire. Nel peggiore degli scenari scatterebbe così la fase 5 del piano di Vienna, che prevede massicce e pesanti restrizioni ai movimenti per i non vaccinati. Il ministro della Sanità Wolfgang Mueckstein ha detto che al momento siamo nella fase 1, quindi “stiamo parlando del futuro”.

Un lockdown sui generis

Fin qui eravamo abituati a parlare di lockdown generici, cioè relativi all’intera popolazione di un dato Paese. L’Austria, tenendo presente che rispetto al passato esistono i vaccini anti Covid, ha messo sul tavolo l’ipotesi di attuare un lockdown soltanto per una categoria specifica di cittadini: i non vaccinati. Stiamo parlando di una misura funzionale alla causa o dell’ennesima restrizione priva di qualsiasi logica, come tante sono state attuate in epoca di contrasto al Covid? Partiamo dall’analizzare l’utilità del lockdown generale.

A detta di molti esperti, l’arma del lockdown può avere un senso se usata nelle primissime fasi della pandemia, quando nessuno conosce le caratteristiche del Sars-CoV-2 né il suo comportamento tra la popolazione. Una volta iniziato a comprendere meglio il misterioso patogeno, limitare così pesantemente la società rischia di essere controproducente, e non solo dal punto di vista economico e sociale. Il motivo è semplice: finché un numero sufficiente di persone non avrà acquisito l’immunità attraverso l’infezione naturale o la vaccinazione, l’effetto barriera del lockdown risulterà essere temporaneo. In definitiva, i lockdown e altre restrizioni rigorose non hanno un effetto molto ampio – se non quello, semmai, di appiattire la curva all’inizio dell’emergenza e scongiurare il collasso dei sistemi sanitari – perché difficilmente colpiscono i comportamenti che contribuiscono maggiormente alla trasmissione del contagio.

Più utili, ma sempre tenendo presente la tempistica della loro attuazione (e cioè all’inizio di una fase critica), sono i lockdown limitati a specifiche aree di rischio o zone rosse. Per quanto riguarda il lockdown selettivo citato dall’Austria, emergono numerosi interrogativi. Innanzitutto, bisogna tener presente che anche i vaccinati possono contagiare ed essere contagiati. Dunque, limitare la circolazione ai soli non vaccinati non andrebbe a stoppare la corsa del virus. Certo, i non vaccinati, se infettati, rischiano di andare incontro a gravi forme di Covid o, in base all’età e alle malattie pregresse, anche alla morte.

Ma a quel punto le autorità austriache dovrebbero trovare il modo di tener separati i vaccinati (liberi) e i non vaccinati (in lockdown), perché senza ulteriori limitazioni i primi potrebbero comunque entrare in contatto con i secondi (potrebbero far parte anche dello stesso nucleo familiare, ad esempio). La sensazione, per queste e altre incongruenze, è che il lockdown contro i vaccinati assomigli più a uno spauracchio per convincere gli indecisi a vaccinarsi, che non a un vero e proprio colpo in canna. Vedremo tuttavia quali saranno le prossime mosse di Vienna in base all’evolversi della situazione epidemiologica.