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La startup britannica OrganOx, spin-out dell’Università di Oxford, ha vinto il MacRobert Award 2025 – il riconoscimento più prestigioso per l’innovazione ingegneristica assegnato dalla Royal Academy of Engineering – grazie a una tecnologia medica capace di mantenere in funzione organi vitali fuori dal corpo umano. Il cuore del progetto è un sistema di perfusione normotermica che opera alla temperatura fisiologica di 37 gradi e che, a differenza delle tecniche tradizionali di conservazione a freddo, riesce a prolungare il funzionamento di fegato e reni fino a 24 ore in ambito clinico e anche per diversi giorni in fase di test. Il dispositivo replica un ambiente biologico attivo e fornisce ossigeno e nutrienti attraverso una soluzione a base di sangue ricostituito, simulando in modo realistico le condizioni interne del corpo umano. Ciò permette agli organi non solo di rimanere vitali, ma di continuare a produrre bile, urina e persino di avviare processi di riparazione cellulare.

L’impatto clinico è già tangibile: oltre 6.000 trapianti sono stati effettuati grazie a questa tecnologia in 12 Paesi su 4 continenti. Le strutture ospedaliere che hanno adottato il sistema OrganOx hanno registrato un aumento fino al 30% nel numero di trapianti eseguiti e una drastica riduzione della mortalità in lista d’attesa, in alcuni casi passando da un tasso del 18% al 6%. Questi risultati sono stati ottenuti anche grazie alla possibilità di valutare in anticipo la qualità funzionale degli organi, evitando l’impiego di organi non idonei e massimizzando l’efficacia dei trapianti. Il sistema riduce inoltre la necessità di interventi d’urgenza notturni per i chirurghi e consente una migliore pianificazione dell’intervento chirurgico, con benefici diretti sui costi e sull’efficienza dei sistemi sanitari. Il premio ricevuto dalla Royal Academy sottolinea non solo il valore ingegneristico del dispositivo, ma anche il suo impatto tangibile e misurabile sulla salute pubblica.

Dalla conservazione al supporto terapeutico: l’evoluzione della perfusione normotermica

Oltre alla funzione di conservazione pre-trapianto, la tecnologia sviluppata da OrganOx si estende a un ambito ancora più pionieristico, ovvero il supporto extracorporeo per pazienti in insufficienza d’organo. L’azienda ha realizzato un terzo dispositivo che permette di collegare temporaneamente al paziente un organo – umano o suino geneticamente compatibile – mantenuto in funzione al di fuori del corpo. Questo sistema, in fase sperimentale avanzata, può sostituire temporaneamente la funzione epatica nei pazienti con insufficienza acuta, offrendo una finestra terapeutica durante la quale il fegato nativo può recuperare o si può guadagnare tempo in attesa di un trapianto. Si tratta di una forma di dialisi biologica che potrebbe ridurre sensibilmente la necessità di interventi chirurgici complessi e aumentare la sopravvivenza anche in situazioni cliniche critiche.

I dispositivi, progettati per essere trasportabili e compatibili con l’utilizzo in sala operatoria, su strada o in volo, combinano sistemi idraulici, pneumatici ed emodinamici che permettono il controllo in tempo reale di tutti i parametri vitali dell’organo. Il sistema è dotato di connettività remota, che consente al personale medico di monitorare a distanza le condizioni dell’organo e di intervenire rapidamente in caso di anomalie. Grazie alla perfusione continua con sangue compatibile, l’organo mantiene non solo integrità morfologica, ma anche una piena attività metabolica, consentendo una valutazione precisa e in tempo reale del suo stato. Questo consente di selezionare gli organi con maggiore sicurezza, ridurre i rigetti post-trapianto e rendere l’intero processo più efficiente, sicuro e sostenibile. La frontiera aperta da questa tecnologia guarda già oltre il trapianto: l’idea di un supporto d’organo temporaneo e reversibile potrebbe trasformare radicalmente la gestione dell’insufficienza epatica e renale, aprendo a nuovi standard terapeutici.

Dietro il successo di OrganOx: una lunga ricerca tra biomedicina, ingegneria e pratica clinica

La storia di OrganOx è anche una dimostrazione di quanto la sinergia tra ricerca accademica, sviluppo ingegneristico e applicazione clinica possa produrre risultati di rilevanza globale. L’azienda è nata nel 2009 come spin-off dell’Università di Oxford grazie al lavoro congiunto del professor Constantin Coussios, ingegnere biomedico, e del chirurgo trapiantologo Peter Friend, che per quasi due decenni hanno lavorato a questa tecnologia con l’obiettivo di rispondere a una delle più gravi limitazioni della medicina dei trapianti: l’impossibilità di conservare efficacemente gli organi e la scarsità cronica di disponibilità. Il risultato ottenuto è il frutto di un approccio multidisciplinare, che ha coinvolto ingegneri, medici, biologi e tecnologi in un processo iterativo di sviluppo, test clinici e validazione operativa. La complessità della tecnologia è elevata – comprende sistemi autonomi, software di controllo, interfacce medicali, meccanica di precisione e materiali biocompatibili – ma la filosofia progettuale è sempre stata quella di un utilizzo intuitivo e affidabile per il personale sanitario.

Secondo i fondatori, uno degli aspetti più delicati è stato replicare il comportamento dei sistemi organici fuori dal corpo, in particolare quello del fegato, noto per la sua complessità funzionale e la sua alta variabilità metabolica. La sfida era mantenere l’organo non solo integro, ma attivo, capace di produrre bile, di metabolizzare nutrienti e farmaci, e di segnalare possibili indici di rigetto o disfunzione. Il successo di questa impresa è stato riconosciuto non solo dalla comunità clinica, ma anche dall’ingegneria applicata, come testimonia il MacRobert Award, che premia ogni anno l’innovazione ingegneristica più rilevante nel Regno Unito per impatto tecnico, sociale ed economico. I numeri – oltre 6.000 trapianti riusciti, incremento della capacità ospedaliera, diminuzione dei costi sanitari – sono solo una parte della storia: ciò che distingue davvero OrganOx è la capacità di portare la tecnologia al servizio diretto della vita umana, integrando scienza e cura in un’unica piattaforma.

Un’innovazione che cambia il paradigma clinico e spinge i confini della medicina europea

Il dispositivo di OrganOx non è soltanto un successo britannico, ma rappresenta una possibile rivoluzione per l’intera medicina europea. Il suo impatto sulla gestione dei trapianti e sull’organizzazione sanitaria è già evidente nei Paesi che lo utilizzano, ma potrebbe estendersi a livello continentale nel quadro di un sistema sanitario più efficiente, equo e tecnologicamente avanzato. In un tempo in cui le liste d’attesa per trapianti si allungano e le risorse sanitarie vengono sottoposte a pressioni sempre maggiori, l’utilizzo di soluzioni come quella di OrganOx può rappresentare uno strumento strategico per migliorare la qualità e l’accessibilità delle cure. L’Unione Europea ha più volte indicato la medicina rigenerativa e i dispositivi medici avanzati come pilastri dell’innovazione sanitaria futura, e in questo scenario la diffusione delle tecnologie di perfusione normotermica potrebbe accelerare, anche grazie a finanziamenti ad hoc o a iniziative regolatorie comuni.

Oltre alla prospettiva tecnologica, va considerata anche quella etica: estendere il ciclo di vita degli organi, consentire diagnosi migliori prima del trapianto e garantire una maggiore sicurezza nei trattamenti può ridurre sensibilmente gli sprechi di risorse biologiche e aumentare la fiducia del pubblico nel sistema dei trapianti. Il fatto che l’organo possa essere valutato mentre è ancora attivo fuori dal corpo riduce l’incertezza per medici e pazienti e potrebbe incentivare una maggiore disponibilità alla donazione. In un settore dove ogni giorno di attesa può fare la differenza tra la vita e la morte, innovazioni come quella di OrganOx ridefiniscono non solo ciò che è tecnicamente possibile ma anche ciò che è eticamente necessario. È da questi avanzamenti concreti che passa il futuro di una medicina più efficace, umana e sostenibile in Europa e nel mondo.

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