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Dal gennaio 2020 a oggi, un gruppo di ricercatori dell’Institute of Pathogen Biology di Pechino ha testato i campioni di 4.700 pipistrelli provenienti dalle regioni di tutto il Paese. Gli scienziati hanno scoperto ben 142 coronavirus correlati al virus che causa la Sars, ma nessuno strettamente collegato a quello che provoca Covid-19. Non solo: i patogeni più vicini a Sars-CoV-2, sostiene il team, sarebbero “estremamente rari” da rinvenire all’interno dei pipistrelli presenti in Cina.

È tutto scritto nero su bianco in un documento in attesa di revisione paritaria pubblicato su Research Square. Questo paper potrebbe essere preziosissimo, visto che è il primo a fornire dettagli chiave sulla portata del campionamento dei pipistrelli nell’ex Impero di Mezzo. L’obiettivo, inoltre, era quello di trovare parenti strettissimi del Sars-CoV-2. Missione fallita, anche se quello appena pubblicato da alcuni esperti cinesi si candida ad essere lo studio più completo su un argomento così sensibile.

“Questo è il primo frammento di un nuovo campionamento che ho visto da un noto gruppo di scienziati cinesi sul coronavirus correlato alla Sars dei pipistrelli in Cina dopo la pandemia”, ha detto Peter Daszak, esperto che ha preso parte a una delle indagini condotte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) in Cina, alla ricerca delle origini del virus.

I parenti del Sars-CoV-2

La conclusione del documento contraddice altre scoperte dalla Cina. Gli scienziati suggeriscono che i virus considerati i parenti più stretti di Sars-CoV-2 siano “estremamente rari” da trovare nei pipistrelli in Cina. E invece, come ha riportato il South China Morning Post, un team di esperti francesi e laotiani avrebbe rintracciato gli antenati più vicini del Covid. I risultati della Cina arrivano nel bel mezzo di una tempesta perfetta, tra i guai finanziari e la regolamentazione stabilita dal governo. Ebbene, nel paper si afferma di aver trovato gli antenati più vicini mai conosciuti del ceppo pandemico che circola liberamente.

In ogni caso, la comunità scientifica internazionale ha chiesto ulteriori ricerche sulle origini del Covid in Cina. È in questo momento che, probabilmente per alleggerire la pressione, scienziati e funzionari cinesi hanno spinto affinché la luce dei riflettori puntasse al di fuori della Grande Muraglia (precisamente a Fort Detrick, negli Stati Uniti) e spiegato che mancavano indizi nella ricerca interna.

Pechino ha inoltre respinto una la proposta di una seconda fase della ricerca internazionale coordinata dall’Oms in merito a due possibili teorie: l’emersione del virus per via zoonotica e la versione dell’incidente di laboratorio. Tornando allo studio, è certamente deludente il fatto che i ricercatori cinesi non abbiano scoperto alcun parente stretto di Sars-CoV-2; i risultati sono tuttavia fondamentali per restringere e mappare le regioni cinesi più sensibili e le specie che potrebbero ospitare virus più vicini al patogeno causa del Covid.

Una minaccia da non sottovalutare

La ricerca includeva anche i dati raccolti nel mercato ittico di Huanan, a Wuhan, da dove, in un primo momento, si pensava fosse partito il virus. Ebbene, i ricercatori hanno affermato di aver trovato ben quattro coronavirus animali da campioni ambientali testati in quel luogo, anche se nessuno di questi era correlato a Sars-CoV-2. Lo stesso team ha anche aggiunto di aver concentrato la loro ricerca attorno a “una serie di punti caldi sospetti“, nelle province di Zhejiang e Liaoning e in tutte e nove le province meridionali e relative regioni di confine.

Gli esperti hanno spiegato che i virus più simili a quelli che generano Sars e Covid si troverebbero lungo il confine sud-ovest della Cina. Tuttavia, i 142 virus correlati al virus che causa la sindrome respiratoria acuta grave – e altri quattro virus identificati che mostravano elementi combinati dei lignaggi Sars e Sars-CoV-2 – sono stati trovati nelle seguenti province: Guangdong, Yunnan, Fujian, Guangxi, Hubei e Liaoning. Un virus raccolto era molto simile al virus che ha causato l’epidemia di Sars nel 2002, mentre gli studiosi hanno suggerito che virus del genere, almeno in Cina, fossero endemici.

Ma perché non sono emersi parenti di Sars-CoV-2? Forse i virus correlati “potrebbero non essere ampiamente presenti nei pipistrelli in Cina”, hanno affermato i ricercatori, chiedendo un maggiore campionamento al confine meridionale dello Yunnan e nella penisola dell’Indocina. Certo è che gli oltre 140 virus presenti nei pipistrelli rappresentano una minaccia da non sottovalutare. È vero che, al momento, quei virus se ne stanno in silenzio negli organismi dei suddetti animaletti notturni. Ma, proprio come accaduto con il Sars-CoV-2, non è da escludere che possa avvenire una zoonosi capace di generare una nuova pandemia.

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