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Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha anticipato quale sarà la strada che seguirà l’Unione europea sui vaccini anti Covid. Da ora in avanti, in vista dei futuri accordi con le case farmaceutiche, Bruxelles punterà tutto sui prodotti che utilizzeranno la tecnologia dell’mRNA messaggero. Detto altrimenti, e in attesa dei prossimi innesti (da questo punto di vista, Curevac sembra essere in rampa di lancio), i riflettori saranno puntati sul Pfizer-BioNTech e Moderna, e non su composti a vettore virale come AstraZeneca e Johnson & Johnson.

Non solo: per tenere a bada le mutazioni del Sars-CoV-2, ha spiegato ancora von der Leyen, l’Ue dovrà “sviluppare vaccini adattati alle nuove varianti, presto e in quantità sufficienti. Tenendo questo a mente, dobbiamo focalizzarci sulle tecnologie che hanno dimostrato il loro valore: i vaccini Rna messaggero sono un caso chiaro”. Nel frattempo, la Commissione sta lavorando per assicurarsi dosi sufficienti da qui ai prossimi mesi quando – si spera – la pandemia sarà messa sotto controllo e la situazione potrà essere migliore.

Il nuovo accordo Ue-Pfizer

L’Ue, in particolare la Commissione europea, ha raggiunto un accordo con Pfizer-BioNTech per la consegna anticipata di 50 milioni di dosi di vaccini. Von der Leyen ha giustificato il nuovo accordo con la necessità di “agire rapidamente, aggiustare il tiro e anticipare”, per evitare che altri fattori “ostacolino le consegne programmate”. Chiaro il riferimento al vaccino Janssen, del gruppo Johnson & Johnson, e al vaccino di AstraZeneca-Oxford.

Scendendo nei dettagli, il terzo contratto con il tandem formato dalla casa farmaceutica americana e la partner tedesca prevedrà la consegna di 1.8 miliardi di dosi aggiuntive nel 2022 e 2023. Per quanto riguarda le tempistiche, le suddette 50 milioni di dosi “erano inizialmente previsti per il quarto trimestre 2021, ora saranno disponibili nel secondo. Questo porta il totale delle consegne da parte di Pfizer-BioNTech a 250 milioni di dosi nel secondo trimestre”, ha sottolineato, ancora, Von der Leyen.

Evitare un’altra beffa

Abbiamo parlato del nuovo accordo tra l’Ue e Pfizer. C’è stato l’annuncio ma, come sempre accade, non si conoscono i contenuti dell’intesa (del resto come le precedenti). Qual è il problema? Tralasciando il fatto che Pfizer, stando ad alcune indiscrezioni, sarebbe pronta ad aumentare il prezzo di ogni singola dose di oltre il 60%, passando da 12 euro a 19.50, sarebbe interessante leggere le clausole messe nere su bianco tra i due contraenti. Se non altro per avere la certezza che questa volta, imparata la lezione di gennaio, Bruxelles non si sia fatta beffare nuovamente da condizioni a dir poco allegre.

Ricordiamo, infatti, che soltanto pochi mesi fa diverse Big Pharma comunicarono di punto in bianco il taglio delle consegne prefissate all’Europa per presunti problemi non meglio specificati. Pare che le clausole permettessero alle aziende di diluire le consegne entro periodi temporalmente piuttosto consistenti, e senza subire penali di sorta. I più maligni, tra l’altro, ipotizzarono – non ci sono conferme o smentite – il trasferimento delle dosi destinate all’Europa ad altri Paesi terzi, magari a causa di offerte più allettanti. Ma al di là di questo, è importante che l’Europa abbia definito in modo più dettagliato possibile ogni singola consegna temporale. Von der Leyen ha parlato di trimestri. Il rischio è che troppa generalizzazione possa agevolare le Big Pharma e danneggiare i cittadini.