Nel marzo del 1979 appare nei cinema americani un thriller molto diverso dal solito. Si chiama Sindrome cinese, ha come protagonisti Jane Fonda – nota attivista per le cause ambientaliste – Michael Douglas e Jack Lemmon. Parla di un team di giornalisti che casualmente scopre delle gravi falle nel sistema di sicurezza di un impianto nucleare, e si scontra con i tentativi istituzionali per insabbiarle. In una delle ipotesi paventate da uno scienziato del film – poi rivelatasi infondata – in caso di scioglimento dei reattori una massa informe di metallo radioattivo, inavvicinabile e intrattabile, inizierebbe a discendere nel terreno, incontrando dell’acqua e generando un’esplosione che avrebbe reso «inabitabile un’area grande come la Pennsylvania».
Meno di due settimane dopo la prima proiezione, il 28 marzo 1979, alle 4 del mattino circa, la centrale nucleare di Three Mile Island, vicino a Middletown, Pennsylvania, fu scossa dall’incidente del reattore numero 2: fusione parziale del nocciolo. Un film amato dai critici ma snobbato dal pubblico divenne un grande successo di pubblico e uno dei più celebri casi di arte con profondo impatto nell’opinione pubblica mondiale.
Nel 1981, lo scienziato Daniel Ford scrisse sul New Yorker che «… considerando le violazioni regolamentari precedenti e i numerosi avvertimenti sui punti deboli nella sicurezza, disponibili da tempo per le autorità federali, rimane qualche dubbio sul fatto che l’evento a Three Mile Island possa essere definito propriamente un “incidente”». Per otto anni Three Mile Island restò il peggior disastro avvenuto nella storia dell’energia nucleare civile: poi ci fu Chernobyl, nell’Unione Sovietica. E più in là, nel 2011, Fukushima.
È della scorsa settimana la notizia che Microsoft ha annunciato un piano per ottenere energia elettrica da uno dei reattori di Three Mile Island, inattivo dal 2019. Sebbene il disastro abbia potenziato il movimento green statunitense, la maggioranza oggi si dichiara favorevole a questa fonte energetica. Microsoft ha stretto un accordo con Constellation Energy, una società energetica che gestirà un reattore da 835 megawatt, sufficiente per alimentare circa 700mila case. Non sarà quello dell’incidente degli anni Settanta, che invece è in fase di smantellamento, bensì uno adiacente. A partire dal 2028, Microsoft acquisterà tutta l’energia prodotta con un contratto della durata di vent’anni.
La parola-chiave per capire questo investimento è: intelligenza artificiale. Le grandi aziende tecnologiche, come Microsoft, Google e Amazon, stanno investendo sempre più nell’energia nucleare per raggiungere i loro obiettivi di “emissioni zero” entro il 2030, vista la crescente domanda energetica legata ai data center e ai sistemi di AI. I data center, responsabili del 60-70% del consumo energetico del settore AI, vedranno un aumento della domanda di elettricità nei prossimi anni, che potrebbe crescere tra il 30% e il 166% entro il 2030. Nonostante l’efficienza migliorata dei microchip, il fabbisogno di energia resterà elevato.
L’energia nucleare è vista come una soluzione sostenibile rispetto alle fonti rinnovabili, che, pur essendo a basso impatto ambientale, non garantiscono una fornitura stabile. Tuttavia, la costruzione di nuove centrali nucleari richiede tempi lunghi – anche superiori al decennio – e approvazioni complicate, spingendo le aziende a riattivare impianti esistenti, e a diversificare il mix energetico con fonti rinnovabili e accumulatori. Nonostante questi sforzi, la crescente domanda di AI ha portato a un maggior utilizzo di combustibili fossili, con Stati come il Maryland, il Missouri e la West Virginia che ritardano la chiusura delle centrali a carbone, mentre l’amministrazione Biden promuove incentivi per mantenere attivi i reattori nucleari esistenti.
Microsoft è uno dei principali partner commerciali di OpenAI, società che gestisce tra le altre cose le piattaforme di ChatGPT. L’energia di Three Mile Island non sarà utilizzata direttamente per i data center di Microsoft, ma servirà a compensare l’uso di fonti energetiche più inquinanti, contribuendo così agli impegni dell’azienda per ridurre le emissioni di gas serra e contrastare il cambiamento climatico.
Constellation, che di Three Mile Island è la proprietaria, prevede almeno 20 mesi di lavoro per riaprire il reattore di Three Mile Island, sempre che le condizioni dell’impianto lo permettano e il governo o i residenti non si oppongano. Il ripristino riguarderà le turbine a vapore e i trasformatori, non il reattore in sé, e una volta riaperto l’impianto richiederà almeno 600 persone per funzionare. Per non sporcare il brand con i brutti ricordi l’azienda ha pensato di cambiare il nome all’impianto in Crane Clean Energy Center.
