SEO PER IL GIORNALISMO ENTRA NELLA NEWSROOM ACADEMY

L’ultima variante del Sars-CoV-2, denominata Omicron, è stata rilevata qualche settimana fa in Sudafrica. Le sue caratteristiche sono ancora per lo più sconosciute. Ad oggi, ad esempio, non sappiamo se Omicron è in grado di “bucare” i vaccini anti Covid, se risulta più contagiosa del normale o se è in grado di generare forme più gravi della malattia nei pazienti infetti. Serviranno studi più approfonditi per rispondere a queste e altre domande. Nel frattempo, vale la pena soffermarci sul concetto stesso di variante, un concetto molto comune quando parliamo di virus.

Già, perché ogniqualvolta un agente patogeno si trasmette da un organismo all’altro, quello stesso agente patogeno è chiamato ad adattarsi al nuovo ospite. Appare quindi evidente che tanto più frequentemente avviene la diffusione del virus e maggiore sarà la probabilità di assistere a mutazioni dello stesso.

Attenzione però, perché la maggior parte delle mutazioni non comporta particolari sviluppi nel comportamento del virus. Soltanto alcune di esse risultano particolarmente importanti. Nel caso del Sars-CoV-2 bisogna concentrare la nostra attenzione sulle mutazioni che coinvolgono la proteina spike, ovvero il determinante del virus che viene attaccato dagli anticorpi prodotti da un organismo in seguito a vaccinazione o infezione naturale. E qualora la proteina spike mutata dovesse risultare molto diversa dalla sua forma originale, gli anticorpi perderebbero la loro efficacia. Fin qui, gli esperti hanno rilevato in Omicron una trentina di mutazioni. Ma ci sono altri due aspetti interessanti da sottolineare, inerenti alle mutazioni della nuova variante di Sars-CoV-2 e alla sua possibile origine.

Come è nata la variante Omicron?

In merito all’origine di Omicron ci sono più ipotesi. Avendo milioni di genomi diversi rispetto alla forma “normale” di Sars-CoV-2, quasi sicuramente l’ultima variante si è sviluppata da una delle precedenti, Alfa o Delta. Secondo quanto riportato da Science, che cita la virologa Emma Hodcroft, Omicron potrebbe essere nata intorno alla metà del 2020 per poi essersi evoluta assieme alle altre varianti, senza che nessuno riuscisse ad accorgersene. Perché è complicato risalire a un parente stretto di B.1.1.529?

Gli esperti, come ha sottolineato il Corsera, hanno messo sul tavolo tre ipotesi: 1) Omicron si è diffuso in una popolazione con scarsa sorveglianza virale e nessun sequenziamento; 2) Omicron si è originato da un paziente immunodepresso incapace di sconfiggere il Covid; 3) Omicron è scaturito da una zoonosi inversa, ovvero essersi evoluto in una specie non umana per poi esser passata all’uomo soltanto in tempi recentissimi.

Per quanto riguarda la prima ipotesi, c’è chi sostiene che questo ceppo possa non essersi evoluto in Sudafrica ma altrove, magari in un altro Stato dell’Africa dove il tracciamento e la sorveglianza dei contagi sono pressoché inesistenti. La seconda ipotesi sottintende che le persone immunocompromesse potrebbero fungere da serbatoio per le varianti di Sars-CoV-2 ospitandolo per molte settimane, dandogli così modo e tempo di mutare. Non è quindi da escludere che Omicron possa essersi sviluppato in un paziente con infezione cronica.

Zoonosi inversa e mutazioni

Arriviamo alla terza ipotesi, la più interessante del lotto. In caso di zoonosi inversa, Omicron si sarebbe nascosto in qualche specie animale (forse i roditori). Lì avrebbe continuato a diffondersi, andando incontro a trasformazioni rilevanti prima di tornare all’uomo. Una prova deriverebbe da sette mutazioni di B.1.1.529, le quali consentirebbero alla variante di contagiare roditori. La comunità scientifica deve tuttavia chiarire molteplici dettagli. Detto in altre parole, è ancora presto per chiarire le origini di Omicron.

Vale però la pena soffermarsi su uno studio realizzato da Venky Soundararajan di Cambridge e pubblicato sul sito OSF Preprints. La ricerca (consultabile qui) si intitola Omicron variant of SARS-CoV-2 harbors a unique insertion mutation of putative viral or human genomic origin, e presenta una teoria molto interessante. La variante Omicron del virus che causa il COVID-19 potrebbe aver acquisito almeno una delle sue mutazioni raccogliendo un frammento di materiale genetico da un altro virus, forse quello che provoca il comune raffreddore. Questo particolare frammento aiuterebbe Omicron a eludere l’attacco del sistema immunitario umano; niente paura però, perché potrebbe significare che il virus è in grado di trasmettersi più facilmente, causando solo una malattia lieve o asintomatica.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.