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Scienza

Le tre armi contro Omicron e i suoi “fratelli”

In concomitanza con l’ingresso nella stagione più fredda dell’anno, in Europa gli indicatori della pandemia di Covid-19 sono tornati a livelli più o meno preoccupanti. La situazione è diversa da Paese a Paese, e questo dipende da un concentrato di...

In concomitanza con l’ingresso nella stagione più fredda dell’anno, in Europa gli indicatori della pandemia di Covid-19 sono tornati a livelli più o meno preoccupanti. La situazione è diversa da Paese a Paese, e questo dipende da un concentrato di fattori, tra cui le misure intraprese dai vari governi e il tasso di vaccinazione raggiunto in ciascuna nazione. Certo è che stiamo assistendo a una crescita generale e generalizzata di contagi, probabilmente agevolata dalla diffusione della variante Omicron.

Anche in Italia, dove fino a qualche settimana si diceva che sì, era necessario tenere alta la guardia, ma che tuttavia non c’era da preoccuparsi grazie all’ottima copertura vaccinale raggiunta, è tornato l’incubo di nuove restrizioni. Il monitoraggio della Fondazione Gimbe ha sottolineato che i contagi sono in aumento in tutte le regioni italiane, così come sono in crescita i ricoveri – tanto in area medica che in terapia intensiva – e le vittime.

Attenzione però, perché molti non procedono oltre e si fermano ai primi allarmi lanciati dagli esperti. Accanto a una pressione sugli ospedali in aumento, almeno in senso assoluto, diminuisce anche la percentuale di pazienti positivi al virus che finisce ricoverata. E tutto questo è da collegare all’effetto della campagna vaccinale, da una maggiore conoscenza del virus e dalla somministrazione delle terze dosi.

Un inverno diverso

Eppure, nonostante ci siano moltissimi elementi che lasciano presagire un Natale molto più tranquillo rispetto a quelli trascorsi negli ultimi due anni, c’è chi continua a lanciare allarmi. Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene all’Università Cattolica e consulente del ministro Roberto Speranza, ha dichiarato nel corso di un’intervista al quotidiano La Stampa che l’Italia dovrà fare i conti con “un inverno durissimo“. “L’inverno sarà durissimo e bisognerà prendere decisioni finalizzate al contenimento del virus. Penso a un’intensificazione del Super Green pass con maggiori controlli. Non basta fare le norme, bisogna applicarle”, ha spiegato Ricciardi.

Il punto è che non sappiamo ancora quali saranno gli effetti di Omicron, la variante che per giorni ha paralizzato il dibattito pubblico senza che vi fossero prove per smentire o confermare un bel niente. C’è il caso del Sudafrica, dove i primi dati parlano di una variante più contagiosa ma capace di dare sintomi più lievi, e poi c’è il caso del “vaccinato” Regno Unito; a Londra, nonostante Delta, Omicron e altre varianti, nessuno ha intenzione di tornare a un lockdown. Al momento, insomma, i Paesi dotati di tassi di vaccinazione piuttosto elevati dovrebbero poter dormire sogni relativamente tranquilli.

Le armi da sfruttare

Ci sono almeno tre armi da sfruttare al meglio per contrastare Omicron e i suoi futuri fratelli. La prima, e già disponibile, consiste nell’incrementare la somministrazione delle terze dosi. Gli esperti hanno constatato che tre dosi del vaccino dovrebbero garantire un’elevata protezione, mentre con due dosi, al contrario, è possibile ottenere una schermatura contro i sintomi più gravi della malattia. La seconda arma è rappresentata dalle cure mediche basate sui farmaci, sia quelli esistenti che quelli in fase di produzione.

Accanto a un’ottima copertura vaccinale è infatti utile fare affidamento su altri sostegni medici. Citiamo, ad esempio, l’uso della pillola antivirale contro il Covid di Merck (molnupiravir) e quella di paxlovid, l’altro trattamento orale anti-Covid sviluppato da Pfizer. Di recente, l’Agenzia europea per i medicinali ha raccomandato l’autorizzazione di due nuovi trattamenti: Xevudy (sotrovimab), un anticorpo monoclonale, e Kineret (anakinra), un medicinale immunosoppressivo già autorizzato nell’Ue per il trattamento di varie condizioni infiammatorie.

L’ultima arma riguarda invece l’aggiornamento dei vaccini esistenti. Gran parte delle case farmaceutiche è infatti al lavoro per assicurare la preparazione di vaccini aggiornati contro le ultime varianti entro la prossima primavera. Insomma, tra terze dosi, cure e vaccini aggiornati è impossibile forse non ha senso fare paragoni con il recente passato.

 





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