Un paio di mesi fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha mandato un team di esperti sul campo, a Wuhan, in Cina, per raccogliere dati e informazioni sulla pandemia di Covid-19. L’obiettivo dell’agenzia con sede a Ginevra era uno: fare chiarezza, una volta per tutte, in merito alle origini del Sars-CoV-2. Adesso, a distanza di qualche settimana dalla fine della missione, quella stessa équipe ha riordinato le idee e messo, nero su bianco, i risultati dell’indagine. Chi si aspettava la risoluzione dell’enigma – a dire il vero, non molti – è rimasto deluso.

Già, perché il report pubblicato, intitolato WHO-convened Global Study of Origins of SARS-CoV-2, ha messo sul tavolo quattro ipotesi ma ha sostanzialmente lasciato tutti insoddisfatti. A cominciare dal direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il quale ha affermato come fossero necessari “studi completi e approfonditi, oltre a quelli fatti sinora”. Anche perché le suddette ipotesi – enunciate seguendo l’ordine di probabilità – erano già state avanzate in precedenza: la trasmissione diretta dai pipistrelli all’uomo, la trasmissione; la trasmissione sempre dai pipistrelli all’uomo, ma mediante l’azione di un ospite intermedio; la diffusione del virus attraverso i prodotti alimentari della catena del freddo; la fuga accidentale del patogeno dal laboratorio di Wuhan.

Da questo punto di vista, il documento ha lasciato almeno cinque grandi domande senza risposta.

Quando si è diffuso il Covid?

È la domanda che vale un milione di dollari. Non è stata indicata una data X precisa. Sappiamo, dando un’occhiata ai grafici presenti nel rapporto dell’Oms, che non vi sarebbero tracce di una massiccia circolazione del Covid, in Cina, prima del dicembre 2019. I primi casi accertati nella città di Wuhan risalgono proprio alla metà di quel mese, anche se, stando ad alcune fonti, il primo caso accertato oltre la Muraglia risalirebbe al novembre di quello stesso anno.

In ogni caso, prendendo per buona l’analisi del report, anche se prima del mese di dicembre non è stata segnalata una massiccia circolazione del virus, questo non significa che in Cina non vi fossero, in precedenza, piccoli focolai sparsi chissà dove. Anche perché stiamo parlando di un Paese che conta 1.4 miliardi di persone e che, prima della pandemia, poteva contare su un flusso di viaggiatori di svariate decine di milioni di individui. Considerando poi che è passato ormai più di un anno dallo scoppio dell’emergenza globale, risalire al momento esatto dell'”incendio” risulta un’impresa pressoché impossibile.

Dove è avvenuto il primo contagio?

È l’altra grande domanda rimasta, per il momento, senza risposta. Gli esperti non sono ancora in grado di risalire al luogo esatto del contagio. Non sappiamo se la città di Wuhan, e in particolare il mercato ittico di Huanan, sia stata soltanto la punta dell’iceberg o se tutto sia effettivamente partito da questa megalopoli di 11 milioni di abitanti.

È anche possibile che la prima trasmissione animale-uomo (tenendo per buona l’ipotesi più probabile della zoonosi) sia avvenuta in qualche angolo sperduto del sud-est asiatico, magari in una zona di confine tra la Cina e uno dei Paesi limitrofi. Dopo di che, un anonimo lavoratore migrante, un commerciante o chissà chi altro, potrebbe inconsapevolmente aver trasportato fisicamente il virus fino a Wuhan. Dove sarebbe si sarebbe poi scatenata l’epidemia, presto diventata pandemia.

Quali sono gli animali responsabili della trasmissione?

Gli scienziati sono quasi sicuri: il virus dovrebbe provenire da qualche specie di pipistrelli. Non sappiamo, tuttavia, se la zoonosi sia avvenuta direttamente tra questo animaletto notturno e l’essere umano, o se un ospite intermedio possa aver svolto un ruolo fondamentale. Da questo punto di vista, i riflettori sono puntati su una lista di animali soliti entrare in contatto con l’uomo per i più svariati motivi (dal commercio a ragioni alimentari). L’elenco è piuttosto corposo e comprende pangolini, visoni, koala, pavoni, tassi, zibetti e tanti altri ancora.

Perché nessuno si è accordo del Covid prima del dicembre 2019?

È possibile che la pandemia possa essere effettivamente esplosa nel dicembre 2019. Ma è anche plausibile che tutto possa esser partito molto prima (non sappiamo quantificare con precisione la tempistica esatta né il luogo preciso). In tal caso, ci sono due opzioni: il virus può essersi diffuso molti mesi prima di dicembre ma, data la sua forma asintomatica e la similitudine a un’influenza, è possibile che nessuno sia riuscito ad individuarlo; oppure – e questa è la versione sposata dall’amministrazione Trump – il virus può essersi diffuso molto prima di dicembre, in Cina, ma le autorità cinesi avrebbero cercato di offuscare la vicenda.

Cosa sappiamo dei primi casi?

Rimangono ancora molte zone d’ombra. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il documento dell’Oms richiederebbe un esame più approfondito dei registri ospedalieri cinesi e dei campioni di sangue prelevati prima della rilevazione dei casi noti risalenti al dicembre 2019. Non solo: occorrerebbero analisi specifiche anche per quanto riguarda la filiera delle aziende agricole e degli allevamenti. Il lavoro da fare, dunque, è ancora tanto.