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Dire che la sigaretta elettronica fa male senza compararne gli effetti con quelli del fumo tradizionale può avere come risultato quello di spingere sempre più fumatori a tornare al vecchio pacchetto di sigarette. È il monito rivolto alla commissaria Ue alla Salute, Stella Kyriakides, da un gruppo di medici, accademici, psicologi e neuroscienziati, provenienti da diversi Paesi europei, con un’esperienza clinica decennale nel trattamento della dipendenza da nicotina.

La road map tracciata dall’Ue nel piano per la lotta al cancro lanciato lo scorso febbraio prevede la riduzione del numero dei fumatori nel Vecchio Continente dal 25 al 5 per cento in meno di vent’anni, e cioè entro il 2040. Un obiettivo che la Commissione vuole raggiungere con una stretta sui prodotti da fumo. Anche quelli innovativi, come le e-cig e i dispositivi per il tabacco riscaldato.

Ma sono in molti a contestare questo approccio al problema. Lo stesso contenuto nel report sul fumo elettronico dello Scheer, Comitato scientifico sui rischi emergenti in ambito sanitario e ambientale, pubblicato lo scorso aprile su richiesta della Commissione europea che nel 2021 si prepara ad aggiornare le direttive sulla tassazione dei prodotti da fumo e sui limiti alla vendita e al merchandising.

Nel documento vengono valutati i rischi per la salute delle e-cig senza però compararli con quelli delle sigarette tradizionali. Viene meno, insomma, protestano gli esperti, quel principio della riduzione del rischio alla base di tante campagne anti-fumo di successo. È così, infatti, che in molti Paesi si è ridotta drasticamente la percentuale di fumatori.

“Un numero sempre maggiore di organizzazioni scientifiche riconoscono il ruolo alternativo che i prodotti a base di nicotina possono giocare nella riduzione del danno per la popolazione fumatrice, nonostante tutti questi prodotti abbiano dei rischi residuali per gli utenti individuali”, sottolineano gli esperti nella missiva inoltrata alla commissaria Kyriakides.

Anche l’Oms, di recente, si è espressa in questo senso affermando come una “completa sostituzione” delle sigarette tradizionali con il fumo elettronico “riduce l’esposizione degli utenti a numerose sostanze tossiche e cancerogene”. Insomma, secondo gli specialisti, tra cui anche alcuni medici italiani come Fabio Beatrice, Fabio Lugoboni e Riccardo Polosa, da parte dell’Ue non ci sarebbe un’informazione chiara in questo senso, tanto che, come rivela un sondaggio dell’Eurobarometro soltanto il 37 per cento dei 12 milioni di europei che utilizzano le sigarette elettroniche sarebbe consapevole che lo svapo provoca meno danni del fumo tradizionale.

L’effetto dell’equiparazione di questi prodotti, mettono in guardia gli esperti, è quello di facilitare il passaggio dalla e-cig alle bionde, vanificando gli sforzi per liberare il Vecchio Continente dalla dipendenza. “Le sigarette elettroniche non sono a rischio zero – chiariscono i medici – ma aiutano i fumatori a stare lontani dalle sigarette tradizionali, determinando una serie di benefici per la salute pubblica, visto che sono meno pericolose”. Per il Public Health England, l’agenzia governativa di ricerca che fa capo al ministero della Salute britannico, questo rischio sarebbe inferiore addirittura del 95 per cento.

È proprio in Gran Bretagna, inoltre, sottolinea il gruppo di studiosi, che si registra la percentuale minore di fumatori, subito dopo la Svezia. Nel Regno Unito è del 12 per cento a fronte di una media europea del 23. Recentemente anche la Francia ha intrapreso la strada della sigaretta elettronica come opzione alternativa per ridurre il numero dei fumatori sulla base del principio della riduzione del rischio. Per chiarire meglio il concetto qualche settimana fa Emmanuele Jannini, professore di Endocrinologia e Sessuologia medica all’Università Tor Vergata di Roma, aveva fatto il paragone con la lotta al Covid.

La strategia di prevenzione del Covid è l’immobilismo assoluto, – aveva spiegato all’Adnkronos Salute – ma questo non possiamo farlo perché la nostra vita è fatta di relazioni, ed ecco che usiamo la mascherina come un dispositivo che riduce il rischio”. “Questo accade – aveva aggiunto – anche con l’uso di prodotti a base di tabacco riscaldato o con le bevande a più bassa quantità di alcol o con cibi che contengono pochi grassi”.

La richiesta di chi è in prima linea nella lotta al fumo è quindi quella di iniziare a lavorare ad un secondo dossier che metta a confronto sigarette tradizionali e prodotti innovativi. Solo così, affermano i medici, “si potrà dare un’informazione corretta ai consumatori” e dare una possibilità a tutti quei fumatori “che non vogliono o non riescono a liberarsi della dipendenza dalla nicotina”.