L’ultimo dossier sulle origini del Covid-19 citato dai media americani riaccende improvvisamente i riflettori sul famigerato Istituto cinese di virologia di Wuhan. Anche se l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), in una precedente missione in loco, aveva definito “estremamente improbabile” l’eventualità che il virus potesse essere fuoriuscito accidentalmente dal laboratorio cinese, l’intelligence americana è tornata a parlare della struttura BSL-4.

Un documento top secret, in parte rivelato al grande pubblico, ha sottolineato come già nel novembre 2019 vi fossero i primi casi di Sars-CoV-2. Le autorità cinesi, al contrario, sostengono che il primo paziente malato mai registrato risalisse al mese di dicembre, cioè un mese più tardi. Nel paper Usa – e questo è l’aspetto sconcertante – si sostiene che i primi ad ammalarsi non fossero stati cittadini qualunque, bensì tre lavoratori del laboratorio di Wuhan. Da dove, quindi, sarebbe avvenuto il disastro sanitario. È pur vero, d’altro canto, che bisognerà attendere prove ben più attendibili per avvalorare tale ipotesi. Se non altro perché i sintomi dei presunti tre addetti avrebbero potuto essere indici di una banale sindrome influenzale, che niente avrebbe avuto a che vedere con il Covid.

La tempistica e i Giochi di Wuhan

La notizia del report americano, come detto, ha avuto lo stesso effetto di un fulmine a ciel sereno. Nessuno, a maggior ragione dopo la missione congiunta Oms-Cina sul campo, poteva immaginare la “ripresa delle ostilità” in merito alla vicenda sanitaria. Joe Biden ha dato 90 giorni di tempo alle agenzie americane per riferire quanto – secondo fonti Usa – sarebbe avvenuto in quel di Wuhan. Certo che, a ben vedere, nell’intera vicenda ci sono diversi tasselli mancanti e indizi ambigui.

Partiamo dalla tempistica: le autorità cinesi sostengono a gran voce che il primo contagio registrato risalirebbe a dicembre, mentre altre voci parlano di novembre. C’è addirittura chi ha ipotizzato che i primi contagi possano essere avvenuti ancor prima, a ottobre inoltrato, durante i Giochi Militari di Wuhan (18-27 ottobre). Per quale motivo? Un giornale cinese, il Southern Weekly, scrisse che durante la competizione militare ben cinque atleti stranieri invitati all’evento (non conosciamo la loro nazionalità) furono ricoverati al City Jinyintan Hospital a causa di “malattie infettive importate e trasmissibili”.

Mesi più tardi, quando i cinesi hanno iniziato a farei conti con il Covid, in molti si sono chiesti se quei pazienti non fossero affetti da Sars-CoV-2. Il direttore dell’ospedale, Zhang Dingyu, dovette spiegare che gli atleti ricoverati “soffrivano tutti di malaria”. Eppure, non appena ricevuta la segnalazione, la struttura lanciò subito un piano di emergenza per le malattie infettive, avviando, tra l’altro, “un trattamento di isolamento per i cinque infetti”.

Il parcheggio dell’ospedale

Altro indizio che secondo alcuni potrebbe indicare la diffusione del Covid già nel periodo autunnale sarebbe rappresentato dall‘insolito affollamento dei parcheggi del Tianyou Hospital. Un anno fa l’Harvard Medical School analizzò alcuni dati satellitari, arrivando a scoprire un traffico anomalo nei pressi degli ospedali di Wuhan. Piccolo particolare: il via vai di veicoli risalirebbe alla fine della scorsa estate, cioè mesi prima la registrazione del primo caso di Covid. Tra il settembre e l’ottobre del 2019 i parcheggi degli istituti cittadini erano colmi di auto.

Il 10 ottobre, sempre presso il Tianyou, sarebbero state presenti ben 285 auto parcheggiate, ovvero il 67% in più rispetto alle 171 rilevate lo stesso giorno di un anno prima. In altri ospedali ci sarebbe stato addirittura un aumento pari al 90%. Per quale motivo i parcheggi erano così pieni? A detta di alcuni esperti, le strutture sarebbero state prese d’assalto dai primi pazienti malati di Covid, anche se non ci sono prove certe per confermare tale ipotesi. Il tassello mancante, dunque, riguarda la registrazione dei primi casi di pazienti affetti da Covid. Capire il periodo esatto potrebbe aiutare gli investigatori a capire qualcosa in più sulle origini del virus.

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE