La “Laura Bassi”, l’unica nave rompighiaccio oceanografica da ricerca italiana, di proprietà dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs), di rientro dalla missione in Antartide, è arrivata la scorsa settimana a Trieste presso lo stabilimento di Fincantieri dove sarà sottoposta a un importante e delicato lavoro di completamento del suo equipaggiamento scientifico per lo studio e l’esplorazione dell’intero ecosistema marino.

Il vascello, utilizzato per l’attività scientifica e il supporto logistico alle esplorazioni antartiche, è stato acquistato dal British Antarctic Survey, l’ente nazionale inglese che si occupa della ricerca e divulgazione scientifica sull’Antartide, nel maggio del 2019.

La nave rompighiaccio da ricerca si chiamava originariamente “Ernest Shackleton”, come il famoso esploratore polare britannico, ed era di proprietà della norvegese Rieber Shipping, una compagnia di navigazione che gestisce navi offshore di supporto sottomarino, navi sismiche marine e spedizioni polari di logistica e ricerca con sede a Bergen.

Grazie ad un finanziamento ricevuto dal ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, pari a 12 milioni di euro, l’Ogs ha potuto così dotarsi della prima nave rompighiaccio da ricerca della sua storia, e della storia d’Italia.

Da Fincantieri fanno sapere che la “Laura Bassi”, durante un periodo di lavori che durerà circa due mesi verrà equipaggiata con un complesso di nuove strumentazioni che la renderanno ancora più performante nelle campagne scientifiche e di conseguenza più attrattiva per il sistema della ricerca nazionale e internazionale. Nel dettaglio, si prevede l’installazione di due nuovi sistemi di mappatura tridimensionale del fondale marino, degli ecoscandagli scientifici con cui poter “mappare” banchi di pesce fino a profondità abissali e di innovativi sistemi che permettono di “vedere” all’interno dei sedimenti e del substrato roccioso del fondale marino per oltre 3mila metri. Verranno inoltre installati sistemi di campionamento e carotaggio oltre a strumenti che misurano le correnti in profondità mentre la nave è in navigazione.

L’operazione è possibile grazie a contributi afferenti al Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra) e allo stesso Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, che per questo ha ricevuto un finanziamento specifico dal Ministero.

La rompighiaccio giunge a Trieste al termine della sua seconda spedizione al Polo Sud nell’arco di 12 mesi, la 36esima spedizione del Pnra, che è finanziato dal Miur e gestito dall’Enea per quanto riguarda la pianificazione e l’organizzazione logistica, mentre il Cnr si occupa della programmazione e del coordinamento scientifico. Al termine dei lavori la nave si dirigerà a Nord, per la sua prima campagna scientifica in Artico della durata prevista di due mesi.

“Siamo particolarmente orgogliosi di poter equipaggiare la Laura Bassi con nuove strumentazioni. – ha dichiarato Nicola Casagli, Presidente dell’Ogs – La nave, acquistata poco più di un anno fa, si è già confermata un’infrastruttura di enorme valore per tutto il sistema dalla ricerca italiana e la collaborazione con Fincantieri, che con Ogs condivide non solo i natali triestini ma anche il puntare all’eccellenza, ci consentirà di ampliare ulteriormente la sua capacità scientifica”.

“Abbiamo trovato in Fincantieri un partner dalla solida esperienza in grado di capire le nostre esigenze tecniche e le urgenze temporali che ci obbligano a far effettuare l’attività di equipaggiamento rapidamente e tra una campagna scientifica e l’altra” – ha proseguito Franco Coren, direttore del Centro Gestione Infrastrutture Navali dell’Ogs.

“Questa operazione rappresenta un forte riconoscimento delle nostre capacità” ha affermato Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri. “Ogni progetto che riguardi unità destinate a operare specificamente ai poli, gli ambienti marini più estremi del pianeta, richiede infatti i più alti standard tecnologici che l’industria possa esprimere, e ciò vale soprattutto per una nave all’avanguardia come la Laura Bassi. Siamo consapevoli che la collaborazione con un partner di prestigio internazionale come l’Ogs consolidi le nostre referenze anche in ambito scientifico”.

Agostino Vidulli, Direttore dell’arsenale triestino di Fincantieri ha commentato: “Il refitting comporterà delle autentiche sfide sotto il profilo ingegneristico. Il focus sarà l’asportazione di una porzione del fondo dello scafo di circa 40 metri quadri e la ricostruzione della stessa annettendo una struttura sommersa per l’alloggio delle strumentazioni di ricerca. Questa fase dovrà essere condotta con assoluta precisione poiché da essa dipenderà l’accuratezza dei futuri rilevamenti, ma siamo certi che saremo all’altezza di un compito tanto ambizioso”.

La “Laura Bassi” ha un’autonomia di navigazione di 60 giorni ed i suoi motori diesel, da 7315 Hp, la spingono sino alla velocità di crociera di 12 nodi. A bordo, oltre ad un ospedale perfettamente attrezzato, ci sono due laboratori di ricerca: uno “asciutto” da 45 metri quadri di superficie con banchi di lavoro e accesso diretto all’area operazioni di poppa, dove è presente anche una piazzola di atterraggio per elicotteri da 10 tonnellate di portata, e uno “umido” di pari superficie con interni in acciaio inossidabile e prese di acqua dolce e salata. È anche possibile ospitare sul ponte due container laboratorio.

Dopo l’Antartide, che ha dato modo di collaudare con successo la rompighiaccio, arriva la prima missione in Artide, un ambiente diverso anche per le note questioni geopolitiche di pressante attualità. L’Italia, attraverso i suoi centri di ricerca scientifica coadiuvati e presieduti dall’Istituto Idrografico della Marina Militare, ha in essere, ormai da qualche tempo, un programma di ricerca artica che utilizza la nave oceanografica “Alliance”, di proprietà della Nato ma con equipaggio italiano e battente bandiera nazionale: le missioni “High North”. Si tratta di una serie di campagne di rilevamento geofisico marino in Artico, che rivolgono particolare attenzione alla esplorazione, osservazione, conoscenza e mappatura dell’Oceano, rispondendo alla United Nations Decade of Ocean Science for Sustainable Development (2021-2030).

L’arrivo della Laura Bassi nelle acque del Grande Nord aumenterà notevolmente le capacità della ricerca scientifica nazionale proprio per le caratteristiche della nave stessa, e pertanto, possibilmente, potrà spingersi più “in profondità” verso i limiti del pack.

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