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Il pipistrello è un animale molto particolare. È un mammifero volante che riesce a “vedere” grazie alle orecchie, dorme appeso a testa in giù e, contrariamente a quanto si possa pensare, soltanto tre specie tra le circa 1.200 note si nutrono del sangue degli altri animali. Hanno vite longeve e possono vivere anche fino a 40 anni, sono responsabili dell’impollinazione di centinaia di piante da frutto, dispersori di semi e si nutrono per lo più di insetti, compresi quelli portatori di patologie come le zanzare.

Ma i pipistrelli sono anche dotati di un sistema immunitario efficientissimo e senza eguali, fungono da serbatoi per un ingente numero di virus – Sars-CoV-2 compreso – e non accusano neppure un danno. Per quale motivo questi animaletti non si ammalano, o comunque si ammalano molto poco? La risposta a un simile interrogativo potrebbe (il condizionale è quanto mai obbligatorio) fornire agli esperti la chiave per arginare il Covid teoricamente anche senza utilizzo di vaccini. Prima dell’eventuale fumata bianca, la comunità scientifica dovrà risolvere l'”enigma del pipistrello”. E il lavoro non si preannuncia affatto in discesa.

Imitare i pipistrelli

Il Sars-CoV-2, del quale non conosciamo ancora l’origine (è figlio di una zoonosi, cioè del passaggio da un animale all’uomo, o è frutto di una fuoriuscita accidentale da un laboratorio?), contagia le persone ma è in grado di infettare anche altri organismi. Dalle scimmie ai furetti, dai cani ai gatti passando per i pipistrelli, questo virus ha dimostrato di creare problemi non da poco (vedi l’esempio dei visoni in Danimarca e Olanda).

Dopo di che, bisogna considerare che il Sars-CoV-2 potrebbe non sparire completamente ma diventare endemico. Nonostante vaccini e farmaci, il virus continuerà a mutare e, in certi casi, potrebbe colpire più forte in termini di contagiosità e pericolosità (la variante Delta e Omicron sono altri esempi da mettere sul tavolo). Dunque, perché non capire come fanno i pipistrelli a infettarsi tra di loro senza ammalarsi?

Rispondere a una simile domanda, ha sottolineato il settimanale La Lettura, aiuterebbe a orientare le nuove ricerche sui farmaci e a capire quando somministrarli. Anche perché, come hanno potuto constatare i medici, certi farmaci funzionano soltanto se utilizzati in momenti specifici del decorso della malattia. Insomma, imitare i pipistrelli potrebbe consentirci di convivere con il Sars-CoV-2 e con i suoi possibili, futuri cugini.

Risposta rapida

Una ricerca pubblicata su Nature ha dimostrato che i pipistrelli sarebbero in grado di regolare la loro risposta immune e l’infiammazione, limitandole a una attività antivirale senza danneggiare l’ospite. Al contrario, il nostro organismo induce una risposta al virus molto prolungata, provocando talvolta la famigerata tempesta citochimica. In ogni caso, gli esseri umani sono in grado di rispondere all’aggressione del Sars-CoV-2 impiegando molecole chiamate interferoni, in particolare il tipo 1 e 3.

Dunque, per copiare i pipistrelli bisognerebbe trovare un modo per favorire la risposta di interferone 1 e 3 per stoppare la diffusione del virus nei contagiati. In un secondo momento sarebbe necessario ridurre l’infiammazione e bloccare le citochine quando la risposta è eccessiva. Detto altrimenti, dovremmo riuscire a capire quando è il momento più adatto per intervenire nel decorso della malattia, e in che misura farlo.

In generale, esistono alcune specie di pipistrelli che hanno l’interferone costantemente in circolo e, di conseguenza, un organismo sempre in allerta. In altre specie l’interferone è “pronto all’uso” all’interno di apposite cellule e può rapidamente entrare in circolo nel caso in cui dovesse arrivare l’attacco di un germe. Gli altri animali, tra cui l’essere umano, devono invece produrre l’interferone “da zero”. Questo richiede tempo prezioso, durante il quale il virus potrebbe già provocare seri danni.

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