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Le politiche restrittive dell’amministrazione Usa di Donald Trump sulla scienza e la ricerca universitaria hanno prodotto un grande spostamento di studiosi e docenti verso l’Europa e un boom di candidature da oltre Atlantico per i bandi comunitari e le singole istituzioni accademiche del Vecchio Continente. E questo crea un’opportunità per l’Europa intera per colmare i gap sull’innovazione col resto del mondo, soprattutto nelle discipline tecnologiche (Stem).

Il boom di bandi Erc e borse Marie Curie

Ekaterina Zaharieva, Commissaria Europea per la Ricerca, ha dichiarato al Financial Times che Bruxelles ha riscontrato dei numeri record nei primi nove mesi dell’anno sia per le domande di ammissione ai bandi del Consiglio Europeo della Ricerca (Erc) sia per le Borse Marie Curie (Msca), che rispettivamente finanziano la ricerca di base e i dottorati (o post-doc) nell’Ue. In particolare, nota il Ft, “le domande di sovvenzioni ERC destinate a ricercatori più senior sono aumentate del 31% rispetto allo scorso anno e dell’82% rispetto al 2023”.

Le domande per il programma “Marie Curie” sono aumentate di quasi il 65%: da 10.360 proposte nel quadro del programma finanziato da Horizon Eu nel 2024 a 17.058 nel 2025. L’Ue prevede di finanziarne 1.650 con oltre 400 milioni di euro. Dati, questi, che mostrano come l’Europa possa provare a dire la sua nella geografia del talento internazionale che negli ultimi anni l’ha vista spesso arretrare.

Le prospettive dell’innovazione europea

Nonostante un’infrastruttura considerevole, atenei di vertice e poli di innovazione pubblici e privati, l’Europa è stata spesso fagocitata dall’attrattività di altri mercati (Usa ma anche Regno Unito) per i singoli ricercatori e sfidata dalla mole dell’innovazione di altri Paesi, come Cina e India, i cui “eserciti” di scienziati, tecnici. ingegneri si sono riversati nel mercato del lavoro con capacità produttive, competenze e ambizione.

Ora, l’arrivo di Donald Trump negli Usa può contribuire a creare uno spiraglio sul fronte della ricerca pubblica o finanziata fuori dal perimetro corporate, dato che è irrealistico pensare che l’Europa possa nel breve periodo creare un parterre consolidato di imprese capaci di avere al loro interno reparti di ricerca e sviluppo paragonabili a quelle delle multinazionali americane.

Qualche campione c’è (si pensi all’olandese Asml), ma rappresenta più l’eccezione che la regola. Vero è che questa finestra d’opportunità può garantire maggiori spazi per l’attrattività e il progresso tecnologico europeo in una fase in cui ce ne è assoluto bisogno.

L’assist di Trump che l’Europa deve cogliere

Alcuni Paesi hanno provato a cogliere la palla al balzo. Si pensi alla Francia che ha stanziato 500 milioni di euro per il triennio 2025-2027 a sostegno dell’iniziativa “Choose Europe for Science“, alla Spagna che ha moltiplicato il programma Atrae per ricercatori in settori come intelligenza artificiale, tecnologie green e aerospazio aggiungendovi 135 milioni di euro, o ai progetti di incentivo fiscale di Finlandia e Danimarca per le menti di ritorno dagli Usa.

E dato che  tre ricercatori su quattro negli Usa hanno pensato di lasciare i loro istituti da gennaio a oggi, gli atenei e i governi europei hanno l’occasione di costruire un’agenda strategica di attrattività puntando sui floridi finanziamenti di programmi come Horizon Eu. Urgerà capire in che misura coinvolgere industria e capitali privati nel quadro di una strategia a tutto campo capace di rafforzare questa attrattività. Trump può fornire un assist storico per un rinascimento tecnologico, culturale e innovativo della ricerca europea: all’Ue il dovere di coglierlo al balzo.

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