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Vaccini? No grazie. La Corea del Nord ha rifiutato quasi 3 milioni di dosi del vaccino cinese Sinovac offerte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) nell’ambito del programma Covax. Kim Jong Un ha respinto la gentile concessione dell’agenzia con sede a Ginevra, spiegando, nel corso di una riunione del Politburo, che Pyongyang combatterà l’emergenza “a modo suo”.

“Bisogna ricordare che rafforzare le misure per la prevenzione dell’epidemia è un problema di importanza e l’attenzione non deve essere allentata neanche per un momento”, ha aggiunto il presidente nordcoreano, secondo quanto reso noto l’agenzia ufficiale Kcna. Dunque, al netto del mistero sull’eventuale numero di contagi interni, ecco un nuovo enigma. Per quale motivo la Corea del Nord continua a rifiutare i vaccini?

Anche nel caso in cui veramente non vi fossero casi di infezione entro i confini nazionali, come continua a ripetere il governo nordcoreano, e come ha recentemente confermato un rapporto dell’Oms, non si capisce per quale motivo Kim non abbia intenzione di utilizzare le dosi del vaccino. Se non altro per immunizzare la popolazione in vista di una graduale riapertura del Paese ai viaggiatori stranieri, turisti compresi.

La decisione di Kim

La mossa di Kim ha spiazzato gli esperti. Molti si aspettavano un secco no del leader nordcoreano di fronte alla proposta di ricevere vaccini americani. Pochi, al contrario, potevano immaginare lo stesso rifiuto anche d’innanzi alla prospettiva di mettere le mani su un vaccino realizzato dalla Cina, la principale alleata di Pyongyang. Come se non bastasse, le dosi respinte rientravano nel programma Covax, un programma che ha l’obiettivo di garantire l’accesso ai vaccini ai Paesi più poveri.

Secondo quanto riferito da una portavoce dell’Unicef, il Ministero della Salute della Corea del Nord avrebbe giustificato la propria decisione di non accettare i suddetti vaccini, alludendo al fatto che le dosi avrebbero dovute essere inviate ad altri Paesi, in particolare quelli più colpiti dalla pandemia. Che si tratti, insomma, di un semplice scatto di orgoglio da parte di Kim? Non è dato saperlo. Anche se, come detto, le autorità nordcoreane sostengono che, dall’inizio della pandemia a oggi, in Corea del Nord non sia stato accertato alcun caso legato al Covid . È pur vero, si legge nell’ultimo bollettino diramato dall’Oms, che nell’ultima settimana sono state testate oltre 37mila persone (un numero molto basso) e che tutte sarebbero risultate negative.

Niente vaccini (per adesso)

Ricordiamo che la Corea del Nord è stato uno dei primi Paesi al mondo a blindarsi non appena scoppiata l’emergenza Covid. Il governo nordcoreano ha subito puntato su rigide restrizioni riguardanti anche le merci dirette in patria. Addirittura, le autorità hanno rinunciato a inviare gli atleti alle Olimpiadi e Paralimpiadi di Tokyo per proteggerli dal Sars-CoV2. Eppure, nonostante il governo faccia leva su un modus operandi tanto duro quanto efficace, alcuni esperti nutrono dubbi su come possa essere realmente la situazione oltre il 38esimo parallelo .

È vero che non ci sono casi di Covid oppure non sono stati trovati per via dei pochi tamponi e test effettuati? Lo scorso giugno, Kim aveva parlato di un “grave incidente” legato alla pandemia, un incidente che aveva provocato una “grande crisi” per la sicurezza della nazione. Non sono emerse altre informazioni, ma qualche campanello d’allarme è scattato. In tutto questo i media statali hanno, da un lato esortato la popolazione a rispettare le disposizioni stabilite dallo Stato; dall’altro evidenziato i possibili effetti collaterali dei vaccini, collegandosi a quanto accaduto in alcune rare circostanze in Europa e Stati Uniti.

Secondo quanto riportato dalla Bbc, nel recente passato la Corea del Nord rifiutato 2 milioni di dosi di AstraZeneca proprio per le eventuali controindicazioni del prodotto, e pure il vaccino russo Sputnik V. Ma allora quali sono i piani di Kim? Difficile dirlo con certezza, anche se, prima o poi, pure Pyongyang dovrà tornare alla normalità riaprendo i propri confini. I vaccini potrebbero agevolare il procedimento ma, almeno per il momento, la posizione dei nordcoreani è chiara: niente vaccino.

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