Come reagiremmo, in Italia, se fossero bombardati l’Istituto Nazionale Tumori o il Politecnico di Milano? La scala degli attacchi alle istituzioni scientifiche iraniane impone paragoni di questo tipo. Fatti recenti lo confermano. Il Ministero della Salute iraniano ha comunicato nella giornata di mercoledì 1 aprile che i raid di Usa e Israele hanno colpito l’Istituto Pasteur di Teheran, una delle principali istituzioni scientifiche del Paese in campo medico-sanitario. A comunicarlo il portavoce del ministero, Hossein Kermanpour, che ha accusato Washington e Tel Aviv di un atto paragonabile a un crimine di guerra.
Bombe sugli istituti di ricerca in Iran, medicina nel mirino
Israele ha dichiarato, senza fornire prove credibili, che l’Istituto Pasteur era parte di un progetto di sviluppo di armi proibite dalla Convenzione di Ginevra ed era un obiettivo militare legittimo. Difficile però separare il fatto dell’attacco all’istituto, fondato nel 1920 e tra i capisaldi della ricerca scientifica di Teheran, da recenti raid contro diverse istituzioni di ricerca iraniane come la Tofigh Daru Research & Engineering Company, importante azienda specializzata nella produzione di farmaci antitumorali colpita la scorsa settimana da raid intensi. L’ex ministro degli Esteri Javad Zarif, storico moderato della politica iraniana, ha postato in questa occasione su X durissime accuse ai nemici del suo Paese.
L’attacco all’Istituto Pasteur, specializzato nella produzione di vaccini e altre cure, nello sviluppo di kit diagnostici, nella lotta alle sfide alla salute pubblica e nella virologia, si inserisce in una campagna pressante. A essere colpito è un centro-guida nella regione per la lotta alle malattie infettive, decisivo per la risposta iraniana al Covid-19 che vide la Repubblica Islamica tra i primi Paesi colpiti dopo la Cina e assieme all’Italia. Ricerche sul Sars-Cov2 realizzate all’Istituto Pasteur di Teheran sono oggi disponibili anche sui siti delle maggiori istituzioni medico-scientifiche americane, e il centro fa riferimento a una rete di 32 strutture che fa capo alla fondazione fondata proprio da Louis Pasteur, scopritore del vaccino per la rabbia nel 1885, con sede a Parigi, che ha anche una succursale a Roma. Appare difficile associare un’istituzione scientifica inserita in network internazionali tanto ampi e scrutinati a qualsivoglia operazione compiuta sottobanco per celare presunti programmi militari.
Le università sotto tiro
Il problema strutturale riguarda, peraltro, un attacco generico ai siti legati alla medicina e alla scienza in Iran. “Secondo quanto riportato dalla Mezzaluna Rossa iraniana il 1° aprile, almeno 316 centri sanitari e di pronto soccorso sono stati danneggiati in Iran a partire dal 28 febbraio”, nota la Cnn. “Negli ultimi giorni Israele ha preso di mira anche alcune università iraniane, tra cui due a Teheran e una a Isfahan, in quello che le autorità iraniane hanno descritto come un tentativo di minare il progresso scientifico del Paese”, nota Ahram. In generale, almeno 21 università sono state danneggiate da attacchi dall’inizio della guerra, principalmente tra Teheran e Isfahan, altro epicentro scientifico del Paese.
Tra i centri colpiti si segnalano l’Università di Tecnologia di Isfahan, chiave per la ricerca avanzata sull’innovazione di frontiera e il nucleare, l’Università di Urmia, nel Nord dell’Iran, e la facoltà di Farmacia a Shiraz, nel Sud del Paese. Molti scienziati di punta erano stati uccisi nel giugno 2025, all’inizio della guerra dei dodici giorni tra Iran e Israele. Le Monde cita almeno 16 casi di uccisioni di questo tipo, giustificate da Tel Aviv per il ruolo dei soggetti eliminati nel programma militare nucleare di Teheran. Ma a prescindere, quando si prende di mira la scienza, si entra in un territorio estremamente critico. E se ciò vale per le ricerche potenzialmente dual use, possiamo immaginare cosa significhi quando la questione riguarda la scienza medica.
Nasr: “Attacco alla storia dell’Iran”
Il presidente Usa Donald Trump e il capo del Pentagono Pete Hegseth hanno rivendicato i danni inflitti all’Iran e il politologo Vali Nasr ha avvertito circa il rischio che prendere di mira strutture come l’Istituto Pasteur “non avrebbe altro scopo che quello di attaccare la storia dell’Iran, cancellando la storia della sua modernizzazione e del suo sviluppo, riportando gli iraniani all’età della pietra”, come del resto proprio i due leader Usa hanno rivendicato.
Una mossa che mostra quanto ormai la retorica della guerra condotta contro il regime ma non contro l’Iran sia ormai stata dimenticata, assieme al progetto di rovesciamento della Repubblica Islamica. E mentre il conflitto diventa una guerra per riaprire lo Stretto di Hormuz, Usa e Israele cercano di infliggere estensivi danni a Teheran e alle sue strutture. Cancellando coi fatti qualsiasi retorica giustificazionista con cui hanno accompagnato l’inizio di una guerra da cui faticano a ottenere risultati decisivi.
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