Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

Sono ormai passati quasi due anni dalla comparsa del Covid, dal primo lockdown di Wuhan, dal terrore scatenato da un virus tanto contagioso quanto sconosciuto. L’avvento dei vaccini avrebbe dovuto rappresentare la classica luce in fondo al tunnel, l’arma finale con la quale sconfiggere il Sars-CoV-2 nel frattempo arginato dal binomio “distanziamento sociale più mascherine”. Abbiamo invece constatato che non si può staccare la spina a questa pandemia, è impensabile scordarsi del nuovo coronavirus semplicemente spingendo l’interruttore sull’off, ed è altresì impossibile dimenticarsi delle varianti virali potenzialmente capaci di aggirare gli anticorpi.

“Convivere con il virus” significa imparare a vivere la nostra quotidianità tenendo presente che in mezzo a noi circola un agente patogeno capace di mandare in tilt i sistemi sanitari nazionali. Con il tempo, forse, Sars-CoV-2 diventerà endemico come il raffreddore o la banale influenza. Ma intanto, ricerca dopo ricerca, bisogna capire al più presto come limitare al massimo l’azione del Covid e di ogni sua variante. Esistono vari approcci per mettere la museruola al nuovo coronavirus, anche se per ragioni di spazio possiamo inserire i diversi modelli attuati dai governi in due grandi macrogruppi, specchio del confronto tra Occidente e Oriente. Da una parte il modello occidentale; dall’altro quello orientale/asiatico.

Il trionfo del modello asiatico

Inutile girarci intorno: l’Asia è riuscita a contenere il Sars-CoV-2 meglio di Stati Uniti ed Europa. Possiamo citare il caso della Cina, dove un Paese di 1,4 miliardi di abitanti è stato in grado di stroncare una pericolosissima curva epidemiologica grazie a rigide politiche interne. Controlli capillari, applicazioni, ordini da rispettare alla lettera: così Pechino ha arginato la prima ondata di Covid e limitato enormemente le successive, nel tentativo di conseguire la totale assenza di nuovi contagi. Il gigante asiatico, infatti, ha sposato un modello “zero Covid”, il cui fine ultimo consiste nel rintracciare ed estirpare ogni singola infezione di coronavirus presente sul proprio territorio. La comparsa della variante Omicron, probabilmente più contagiosa rispetto alla forma tradizionale del virus, ha in parte fatto emergere i limiti dell’approccio cinese.

Ci sono però altri esempi, molto più flessibili e adatti al contesto occidentale, che vale la pena studiare. E magari per prendere pure qualche spunto interessante, vista la loro estrema efficacia. Ci riferiamo, in particolare, a Giappone, Corea del Sud e Taiwan. D’altronde basta dare un’occhiata ai numeri per capire che l’Occidente ha commesso gravi errori. L’Italia (134mila vittime) ha avuto una mortalità 15 volte superiore a quella del Giappone (poco meno di 18mila decessi dall’inizio dell’emergenza globale), 30 a quella della Corea del Sud (poco più di 3mila morti) e addirittura 60 rispetto alla mortalità di Taiwan (848 vittime).

Una ricetta vincente

Premessa: Taiwan, Giappone e Corea del Sud sono Paesi democratici, e quindi mettono in pratica politiche teoricamente imitabili dai governi occidentali. Perché Europa e Stati Uniti non si sono mai interrogati realmente su come abbia fatto l’Asia a limitare i danni del Covid? Approfondire il modello asiatico – e lasciando per un attimo in disparte la Cina – potrebbe essere utile in vista delle prossime ondate e delle prossime emergenze sanitarie. Certo, anche Tokyo, Seul e Taipei hanno dovuto fare i conti con “ondate” di Sars-CoV-2, ma la loro intensità non può essere paragonata a quanto avvenuto in Occidente.

Il precedente della Sars risalente al 2003 ha insegnato tantissimo ai Paesi asiatici citati, che da quel momento hanno iniziato a dotarsi di sistemi di avvistamento rapido delle pandemie. Come ha sottolineato il Corsera, quando è apparso il Covid, il modello asiatico si è attivato attingendo a un mix di ingredienti: zero lockdown generalizzati, elevata coesione sociale, massimo rispetto delle regole e, infine, campagne di vaccinazione efficaci. Grazie alla disciplina adottata dai cittadini, le autorità non sono state costrette a ricorrere all’extrema ratio del lockdown, limitandosi a varare provvedimenti inerenti al distanziamento sociale e prevenzione.

Capitolo vaccini. È emblematico il caso del Giappone, che in un primo momento ha perso mesi e mesi in attesa di ricevere le forniture dall’industria farmaceutica americana, salvo poi recuperare terreno. L’authority giapponese, inoltre, ha insistito affinché fossero rifatti tutti i test clinici vaccinali sulla popolazione locale. Risultato: la popolazione si è sentita rassicurata dalle autorità e la campagna vaccinale, iniziata in ritardo, è stata in grado di superare i tassi di vaccinazione raggiunti dai Paesi occidentali. Alla luce di tutto questo, l’Occidente è davvero ancora sempre e soltanto sinonimo di modernità e successo?

Qual è il crocevia del mondo di domani?
È lì che vogliamo portarvi