L’insieme di dati virologici raccolti a livello globale è fondamentale per almeno tre ragioni. Primo: tracciare il “movimento” dei virus da un continente all’altro; secondo: prevedere quali agenti patogeni possono provocare epidemie più o meno gravi; terzo: fornire linee guida ai produttori di vaccini e farmaci sulla base dell’individuazione dei nemici da combattere. Facciamo un esempio pratico. I virus influenzali contagiano ogni anno milioni e milioni di persone, e dunque conoscere il numero complessivo di virus influenzali, appositamente rilevati ogni anno per sottotipo, risulta un lavoro necessario per immaginare i futuri scenari epidemiologici.

Non a caso, l’influenza non colpisce sempre con la stessa intensità. In alcune annate potranno infatti generarsi mutazioni più lievi, mentre in altre, al contrario, varianti più aggressive e quindi maggiormente pericolose per la salute dei cittadini. Avere una sorta di banca dati pensata per l’influenza aiuta anche a monitorare gli spostamenti dei suoi ceppi più ostici. Facciamo un altro esempio: se in Oceania, durante la stagione invernale, viene rilevato un virus influenzale potenzialmente più pericoloso del normale, nulla toglie che quello stesso virus possa in seguito manifestarsi anche in Europa. Conoscendo quella minaccia, i produttori di vaccini sanno contro chi calibrare i loro prodotti. Per la sorveglianza dell’influenza esiste FluNet, uno strumento globale basato sul Web lanciato nel 1997.

Il sistema di sorveglianza mancante

I dati contenuto al suo interno sono forniti in remoto dai National Influenza Centers (NIC) del Global Influenza Surveillance and Response System (GISRS) o da altri laboratori nazionali di riferimento sull’influenza che collaborano attivamente con GISRS, oppure sono caricati dai database regionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Tutto fa ovviamente capo all’Oms. Che, tuttavia, non ha ancora allestito niente del genere per controllare le prossime mosse di Sars-CoV-2.

Se la sorveglianza globale dell’influenza è stata condotta attraverso il GISRS dell’Oms dal 1952, niente è fin qui stato fatto per Sars-CoV-2. Dal momento che, mese dopo mese, continuano a manifestarsi varianti del misterioso virus ufficialmente rilevato nel dicembre 2019, l’Oms dovrebbe accelerare i tempi e dare il via a un sistema di sorveglianza globale analogo a quello utilizzato – per altro con ottimi risultati – per monitorare la comune influenza.

Anticipare il Sars-CoV-2

Il motivo di una simile impellenza è semplice: avendo a che fare con un patogeno che muta in continuazione, i vaccini anti Covid dovranno via via essere aggiornati alle nuove forme che assumerà il nemico invisibile. Tornando al presente, i vaccini sviluppati negli ultimi mesi sono stati pensati per battere le varianti che circolavano all’epoca della loro commercializzazione. Ma i vaccini di prossima generazione dovranno essere aggiornati per sconfiggere ben altre varianti.

Da questo punto di vista, allestire un sistema di sorveglianza per Sars-CoV-2 rappresenta un pilastro della nostra futura lotta contro questo virus. In termini concreti, a che cosa potrebbe servire una rete di sorveglianza Covid-19 come quella che abbiamo illustrato? Le grandi aziende farmaceutiche hanno bisogno di un sistema del genere, tarato a livello internazionale, che sia in grado di fornire loro indicazioni ben precise con le quali capire come sviluppare farmaci e vaccini sempre più funzionali. Resta da capire quando e se l’Oms avrà intenzione di muoversi in questa direzione.