Un anno fa, le parole di Boris Johnson furono semplificate a dismisura e riassunte in una frase tanto a effetto quanto cinica: “Abituatevi a perdere i vostri cari”. In quell’occasione, il primo ministro britannico stava annunciando alla nazione la strategia che avrebbe adottato il Regno Unito per contrastare la diffusione del Sars-CoV-2. Eravamo in piena prima ondata, quando ancora non c’erano vaccini disponibili e quando i sistemi sanitari di mezzo mondo non erano preparati ad affrontare l’ombra del Covid. Mentre la maggior parte dei Paesi occidentali, ad eccezione degli Stati Uniti di Donald Trump e della Svezia, si chiudevano a riccio in lockdown più o meno lunghi, per altro a imitazione del famigerato “modello cinese”, Londra sceglieva di non adottare misure draconiane.
L’obiettivo di Johnson era chiaro: ottenere l’immunità di gregge facendo circolare il virus tra la popolazione, cercando il più possibile di controllarne l’andamento. L’esperimento, iniziato tra l’indifferenza dei britannici, e travolto da fiammate epidemiologiche troppo scottanti, ha però presto costretto il Regno Unito ad allinearsi al modus operandi più diffuso: il lockdown e chiusure generalizzate. In particolare, Londra è stata costretta ad adottare ben tre lockdown, l’ultimo dei quali durato per tre mesi, da gennaio 2021 alla fine dello scorso marzo.
Immunità e vaccini
Se puntare subito sulla cosiddetta herd immunity è stato un azzardo, adesso, a detta di vari esperti, il Regno Unito avrebbe tutte le carte in regola per centrare l’obiettivo tanto ambizioso. Intanto perché i sanitari hanno imparato a conoscere meglio il Sars-CoV-2, poi perché molte persone sono state infettate e hanno prodotto anticorpi, e poi – aspetto cruciale – sono stati sviluppati vaccini anti Covid.
Da questo punto di vista, anziché raggiungere l’immunità di gregge facendo circolare il virus mediante la naturale trasmissione infettiva (proteggendo anziani e categorie a rischio), lo stesso obiettivo potrebbe tranquillamente essere ottenuto grazie all’efficacia dei vaccini. E sulle vaccinazioni Londra è un passo avanti rispetto al resto del mondo. Se leggiamo i dati aggiornati al 7 aprile, notiamo come il Regno Unito si trovi al terzo posto nella classifica che prende in considerazione le dosi di vaccini somministrate ogni 100 persone. Lo United Kingdom poteva vantarne ben 55.83, dietro soltanto ai 59.61 del Cile, gli 89.98 degli Emirati Arabi Uniti e i 118.04 di Israele.
Il giorno della verità
Abbiamo citato il concetto di immunità di gregge. Ricordiamo che la herd immunity è una forma di protezione indiretta che avviene nel momento in cui una parte significativa di una data popolazione viene vaccinata contro una minaccia esterna, così da fornire una tutela anche a quegli individui che non hanno ancora sviluppato quella malattia. Questa particolare immunità può essere raggiunta, non senza difficoltà, in maniera naturale, oppure mediante il contributo dei vaccini. In tal caso, più persone vengono vaccinate e meno chance ha il virus di poter circolare.
Il Regno Unito ha molte frecce nel suo arco, a cominciare da una discreta abbondanza di vaccini e dalla recente approvazione del terzo antidoto (Moderna, oltre ad AstraZeneca e Pfizer-BioNTech). Secondo quanto riportato da Bloomberg, Londra potrebbe addirittura raggiungere l’immunità di gregge lunedì 12 aprile, quando, stando ai ricercatori dell’University College di Londra, quasi tre quarti della popolazione del Regno Unito avrà anticorpi anti Covid. O perché prodotti tramite infezione pregressa o grazie ai vaccini.
Permangono però numerosi dubbi, gli stessi che, in un futuro non troppo lontano, assilleranno anche gli altri governi europei. Potremo davvero raggiungere l’immunità di gregge contro il Covid? Gli esperti britannici si interrogano sulla questione, senza avere una risposta certa. Alcuni, come detto, stimano che Londra stia per tagliare il traguardo tanto sognato. Altri ritengono che la herd immunity sia ancora un miraggio, in parte a causa del declino dell’immunità anti Covid conseguita dalle persone (non ne conosciamo, in effetti, la durata precisa) e in parte per il possibile effetto sulla pandemia delle nuove varianti del virus.