I riflettori si sono di nuovo accesi sul laboratorio di Wuhan. La teoria della fuga accidentale del coronavirus dal Wuhan Institute of Virology (WIV) è tornata a riempire le pagine dei giornali di mezzo mondo. Tutto è partito dalla diffusione, da parte della stampa americana, di un rapporto realizzato dall’intelligence statunitense. Una delle prove più forti contenuta nel dossier consisterebbe nel fatto che tre addetti della struttura, nell’autunno del 2019, si sarebbero ammalati “con sintomi compatibili sia con Covid-19 che con una comune malattia stagionale”. Occhio alle tempistiche, visto che le autorità cinesi hanno datato il primo contagio mai registrato in via ufficiale al dicembre 2019.

Insomma, l’amministrazione guidata da Joe Biden sta cercando in tutti i modi di far pressione sulla Cina nel tentativo di inchiodare Pechino sulle sue (eventuali) responsabilità. Attenzione però, perché in passato pare che gli Stati Uniti abbiano collaborato proprio con l’Istituto di virologia di Wuhan per studiare i pericolosi coronavirus. Alla luce di tutto ciò è lecito chiedersi che ruolo possa aver avuto Washington, nel corso dei decenni, nelle ricerche effettuate dallo stesso laboratorio cinese, adesso finito nel mirino dell’opinione pubblica.

La collaborazione Cina-Usa sui coronavirus

Secondo quanto riportato da Asia Times, Shi Zhengli, una delle più famose virologhe cinesi, nota con il soprannome di Bat Woman, nel 2015 realizzò una ricerca intitolata A SARS-like cluster of circulating bat coronaviruses show potential for human emergence. Tra i colleghi inclusi nel paper figuravano anche ricercatori americani associati al Dipartimento di Biologia Cellulare dell’Università della Carolina del Nord. Gli stessi potrebbero essere collegati a un minuzioso lavoro scientifico finanziato proprio dal governo degli Stati Uniti.

Che cosa sia accaduto nella struttura cinese, non è dato sapere. Possiamo fare soltanto varie ipotesi. È possibile che la dottoressa Shi abbia convertito con successo un coronavirus – il virus SHCO14-CoV, simile alla SARS – dai pipistrelli ad altri animali, e che il patogeno – ipotesi plausibile ma non dimostrata – si sia diffuso anche agli operatori. La Cina, secondo il report americano, avrebbe effettuato una Gain-of-Function Research, cioè una ricerca sul guadagno di funzione. Questo termine viene impiegato per tutte quelle ricerche, considerate pericolosissime, in cui avviene un passaggio seriale di microrganismi per aumentare la loro trasmissibilità, virulenza, immunogenicità applicando una pressione selettiva a una coltura.

Siamo di fronte a una pratica che, tra il 2014 e il 2017, ha costretto gli Stati Uniti a sospendere ricerche simili sovvenzionate dal National Institutes of Health e altre agenzie. Non solo: il governo americano, per questioni di sicurezza, nel 2019 ha dovuto chiudere temporaneamente alcuni laboratori tra cui l’Istituto di ricerca medica delle malattie infettive dell’esercito americano (USAMRIID) a Fort Detrick, nel Maryland.

Laboratori americani e cinesi

Se i laboratori americani hanno dovuto fare i conti con problematiche del genere, allora quasi sicuramente – sostengono gli esperti – anche i centri cinesi si sono ritrovati in una situazione analoga. A maggior ragione se le strutture prese in esame stavano realizzando una qualche Gain-of-Function Research. A Fort Detrick sono inoltre stati riscontrati errori sul trattamento dei rifiuti, e lo stesso tipo di errore sarebbe avvenuto anche nel laboratorio di Wuhan, dato che le prassi sarebbero state identiche. Non solo: Fort Detrick è stato collegato al National Microbiology Lab canadese a Winnipeg, struttura, a detta di vari analisti, completamente penetrata da ricercatori cinesi.

Il quotidiano canadese Globe and Mail è stato chiaro nello scrivere che uno dei ricercatori cinesi, tale Feihu Yan, dell’Accademia di scienze mediche militari dell’Esercito di liberazione del popolo avrebbe lavorato per un periodo di tempo presso il laboratorio di Winnipeg, “una struttura di livello 4 attrezzata per gestire alcune delle malattie più mortali del mondo”. I dettagli non sono stati diffusi, ma pare che uno o più ricercatori cinesi, prima di essere allontanati, abbiano visitato il laboratorio Fort Detrick, lasciando presupporre una stretta cooperazione tra il centro di Winnipeg e lo stesso Fort Detrick. Questa collaborazione potrebbe aver incluso – sorpresa – anche il laboratorio di Wuhan. È infine importante considerare un altro aspetto: Stati Uniti e Canada condividono informazioni classificate, e dunque è possibile che alcune di queste informazioni americane siano giunte prima a Winnipeg, poi a Wuhan e nel resto della Cina. Grazie alla presenza di ricercatori cinesi? Non è (ancora) dato sapere.

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