La pandemia di Sars-CoV-2 non sarà l’ultima emergenza sanitaria con la quale dovremo fare i conti. La comunità scientifica è concorde nel ritenere che, in un futuro non troppo lontano, nuove minacce potrebbero mettere il bastone tra le ruote dell’umanità. Del resto la pressione degli esseri umani sul pianeta è sempre più consistente, tra disboscamenti, urbanizzazione e allevamenti intensivi che non sempre rispettano adeguati standard sanitari. Risultato: le occasioni per assistere a indesiderate zoonosi – il cosiddetto salto di specie dal quale potrebbe derivare anche il Sars-CoV-2 – saranno sempre più numerose.

In attesa di imparare veramente a convivere con il Covid, è di fondamentale importanza prendere adeguate contromisure per evitare di farci cogliere impreparati dai prossimi agenti patogeni, dalle prossime pandemie e, in generale, dalle prossime minacce sanitarie. A questo proposito è interessante analizzare con attenzione la soluzione proposta da Resolve to Save Lives, un’iniziativa dell’organizzazione globale di sanità pubblica Vital Strategies.

Tom Frieden, amministratore delegato di Resolve to Save Lives, ha spiegato al Washington Post che il suo gruppo ha sviluppato un obiettivo globale per la diagnosi precoce e la risposta alle minacce sanitari. Si chiama 7-1-7, e potrebbe essere il modello ideale per consentire ai governi del mondo di non ripetere più gli errori commessi in occasione del Covid.

Il modello perfetto?

In che cosa consiste 7-1-7? È molto semplice: i Paesi dovrebbero essere in grado di identificare una minaccia sanitaria sospetta entro sette giorni, informare i livelli successivi dell’autorità sanitaria pubblica entro un giorno e predisporre una risposta efficace entro altri sette giorni. Zero incertezze e zero ritardi. In caso di pericolo, e in appena 15 giorni, il motore organizzativo di una nazione deve essere pronto a entrare in funzione.

Gli obiettivi sanitari possono variare in base alla malattia e al contesto, ma le prove fin qui effettuate dimostrerebbero che la maggior parte dei Paesi sarebbe effettivamente capace di rilevare focolai sospetti entro sette giorni. Il paper illustrativo di 7-1-7, tra l’altro, ha trovato ampio spazio sulla rivista Lancet.

“7-1-7 può fornire una base globale per la responsabilità, essere applicato a livello nazionale per valutare e migliorare le prestazioni e può anche essere applicato a livello locale per promuovere l’equità nella rilevazione e le capacità di risposta appropriate al contesto”, si legge nel rapporto.

La chiave del successo

La misurazione della capacità di risposta di un dato Paese richiede l’ottimizzazione di tutti gli elementi del sistema di sicurezza sanitario, dai laboratori alla sorveglianza, dalla copertura sanitaria universale al mondo della politica. Questi e molti altri elementi devono lavorare insieme per rilevare e rispondere a qualsiasi minaccia. Attenzione però, perché è fondamentale che le autorità agiscano rapidamente.

Anche perché le malattie infettive non rispettano i confini e possono viaggiare in tutto il mondo in appena 36 ore. Da questo punto di vista, un modo per valutare come funzionano i sistemi nazionali è misurare la risposta di un Paese attraverso la tempestività: la valutazione dall’inizio alla fine della velocità con cui quello stesso Paese rileva, informa le autorità sanitarie pubbliche e risponde alle minacce di malattie infettive è la chiave del successo. Chissà che cosa sarebbe successo alla pandemia di Covid se i governi avessero adottato il modello 7-1-7. Non esistono, ovviamente, controprove, ma quanto riportato dagli autori di questa soluzione lascia ipotizzare che la storia sarebbe stata molto diversa.

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