C’era da aspettarselo. Le considerazioni espresse da Gao Fu, capo del Chinese Center for Disease Control and Prevention, in merito ai vaccini cinesi sono state riprese dai media di tutto il mondo generando accese discussioni. Poco importa se il commento del signor Gao conteneva probabilmente una chiave di lettura diversa rispetto a quella presa per buona dai giornalisti operativi oltre la Muraglia. Le sue parole, agli occhi dell’Occidente, sono apparse come una sorta di j’accuse nei confronti dei sieri prodotti dal proprio Paese.

L’involontario protagonista della vicenda ha rilasciato un’intervista al Global Times per chiarire l’equivoco. In sostanza, Gao ha confutato le affermazioni di alcuni media stranieri secondo cui avrebbe ammesso che i vaccini cinesi anti Covid hanno un basso tasso di protezione. “Si tratta di un completo malinteso”, ha dichiarato Gao. La guida della massima autorità sanitaria cinese ha spiegato di aver semplicemente offerto una visione scientifica, proponendo un modo per migliorare l’efficacia dei vaccini.

“I tassi di protezione di tutti i vaccini nel mondo sono a volte alti e talvolta bassi. Come migliorare la loro efficacia è una domanda che deve essere presa in considerazione dagli scienziati di tutto il mondo”, ha aggiunto lo stesso Gao, suggerendo di “prendere in considerazione l’adeguamento del processo di vaccinazione, come il numero di dosi e gli intervalli e l’adozione di vaccinazioni sequenziali con diversi tipi di vaccini”.

L’indiscrezione su Sinopharm

Quelle appena enunciate sono le fredde tappe della vicenda, che tuttavia rappresentano soltanto la punta dell’iceberg. Il dubbio, a detta di molti esperti, resta: il “problema” evocato dal signor Gao sui vaccini cinesi riguarda la loro effettiva efficacia oppure è soltanto un ragionamento su come incrementare il loro tasso di protezione, alla stregua delle discussioni che stanno animando la comunità scientifica occidentale?

Secondo quanto riportato da Repubblica, che ha interpellato fonti occidentali a Pechino, pare che alla fine del 2020 l’azienda Sinopharm, una delle produttrici del vaccino cinese – per la precisione del BBIBP-CorV – avrebbe cercato di spiegare al governo che no, il proprio vaccino non era in grado di garantire una piena protezione dal Sars-CoV-2. Ci sarebbe un’ulteriore prova evidenziata dalla stessa fonte. Un numero non precisato di persone a cui sarebbe stato iniettato il vaccino Sinopharm, a distanza di qualche mese avrebbero comunque contratto il virus.

L’identikit degli sfortunati combacerebbe con quello di vari dipendenti di aziende statali operativi al di fuori della Cina. Sempre in base alla ricostruzione fornita, nel periodo natalizio anche il governo italiano sarebbe stato messo al corrente della situazione dall’intelligence. Nel frattempo, le autorità cinesi avrebbero continuato a utilizzare Sinopharm, tanto in patria quanto esportandolo all’estero.

Efficacia e diffusione

Chiaramente non ci sono certezze assolute, né in un senso né nell’altro. L’indiscrezione c’è, ed è da prendere in considerazione. Permangono però diversi dubbi. Se, davvero, il vaccino Sinopharm fosse caratterizzato da una bassa efficacia, per quale motivo la Cina avrebbe continuato ad utilizzarlo in tutta tranquillità? Avrebbe, in effetti, poco senso. Innanzitutto perché danneggerebbe la salute dei cittadini, oltre che la situazione epidemiologica del Paese, da mesi praticamente Covid free. Inoltre, visto e considerando l’importanza che Pechino ripone nella diplomazia del vaccino, esportare dosi sapendo di consegnare, regalare o vendere prodotti poco efficaci, avrebbe danneggiato l’immagine di Pechino, da sempre desiderosa di mostrarsi al mondo come potenza responsabile.

L’obiettivo del Dragone, in ogni caso, consiste nel vaccinare il 40% della sua immensa popolazione (circa 1.4 miliardi di abitanti) entro giugno. Intanto, la Cina ha inviato – e continuerà a farlo – centinaia di milioni di vaccini, compreso il Sinopharm, a decine e decine di Paesi sparsi nei cinque continenti. Ma cosa dicono i dati sul BBIBP-CorV? Gli Emirati Arabi Uniti, partner di Pechino nella sperimentazione vaccinale, hanno parlato di un efficacia pari all’86%, percentuale in seguito rivista dalla Cina al 79%. Eppure, nonostante gli ultimi rumors, al momento non confermabili o smentibili, diversi leader mondiali hanno scelto di utilizzare il Sinopharm. Tra questi troviamo il premier ungherese Viktor Orban, il principe ereditario del Bahrein Salman bin Hamad Al Khalifa e lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, vicepresidente e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti.