diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

Proprio come nei migliori thriller il colpo di scena è arrivato quando nessuno se lo aspettava. Messa con le spalle al muro dalle rivelazioni contenute in una lettera inviata al Congresso americano da un suo funzionario interno non meglio specificato, l’agenzia statunitense National Institutes of Health (Nih) è stata costretta a vuotare il sacco. Se nei mesi scorsi, nonostante i primi sospetti e le prime inchieste, il Nih aveva sempre glissato sul suo presunto coinvolgimento con gli esperimenti effettuati dal Wuhan Institute of Virology (Wiv), ovvero con il laboratorio di Wuhan – da dove alcuni ritengono possa essere fuoriuscito il Sars-CoV-2 – adesso è emersa una verità piuttosto ingombrante.

Stando alle rivelazioni contenute nella missiva recapitata al repubblicano James Comer, e grazie agli esperimenti realizzati in concerto da una ong americana – EcoHealth Alliance, finanziata per altro da Washington – e dai ricercatori di Wuhan, pare che in Cina, presumibilmente tra il 2018 e il 2019, siano stati condotti uno o più esperimenti per verificare se le proteine spike dei coronavirus di pipistrello presenti in natura erano in grado di di legarsi al recettore ACE2 umano. Come se non bastasse nella stessa lettera diffusa da Science, si legge che l’ong Usa e il Wiv avevano già collaborato, in particolare per effettuare test al fine di modificare il virus causa della sindrome respiratoria mediorientale (Mers).

La difesa del Nih

L’agenzia governativa degli Stati Uniti Nih ha difeso i suoi finanziamenti. Finanziamenti elargiti per la ricerca sui coronavirus dei pipistrelli in Cina. Il Nih ha infatti spiegato che gli agenti patogeni maneggiati durante i test citati non avrebbero potuto causare la pandemia di Covid-19. Come ha riportato il South China Morning Post, un’analisi del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), una branca del NIH, ha affermato che i virus in questione erano troppo lontanamente imparentati con Sars-CoV-2 per aver avuto un ruolo nella sua comparsa.

“I virus chimerici che sono stati studiati erano così lontani da un punto di vista evolutivo da Sars-CoV-2 che non avrebbero potuto essere la fonte di Sars-CoV-2 o della pandemia di Covid-19”, ha evidenziato l’analisi, apparsa nei giorni scorsi sul sito web del Nih. La difesa dell’agenzia è legittima. Ma i sospetti sono piuttosto elevati visto e considerando che il tutto è stato diffuso pochi giorni dopo che un gruppo di senatori repubblicani aveva presentato un disegno di legge per porre una nuova moratoria sui finanziamenti federali per “ricerche rischiose su potenziali patogeni pandemici”.

Finanziamenti e test

Nel periodo compreso tra il 2014 e il 2019, il Nih avrebbe donato a EcoHealth qualcosa come 3,1 milioni di dollari. A che pro? Per studiare il rischio che un virus dei pipistrelli potesse riversarsi negli esseri umani in Cina, come è successo nel 2002 nel caso dell’epidemia di sindrome respiratoria acuta grave. Un’altra sovvenzione governativa diretta alla ong Usa sarebbe stata ritirata nel 2020. Essendo partner delle sovvenzioni ricevute da EcoHealth, il Wiv avrebbe ricevuto negli ultimi cinque anni tra i 120.000 e i 150.000 dollari all’anno.

Il lavoro realizzato dagli scienziati cinesi includeva esperimenti non meglio specificati, alcuni dei quali coinvolti nell’utilizzo dell’ingegneria genetica. Pare che l’obiettivo finale fosse quello di verificare se le caratteristiche dei virus dei pipistrelli appena scoperti fossero potenzialmente pericolose (leggi: contagiose) per l’uomo. In ogni caso, il virus usato come struttura per questi esperimenti non sarebbe stato in grado di infettare le persone, mentre i test su cellule e topi si sarebbero basate su “tecniche comuni in virologia”. Resta il sospetto – non verificato né al momento verificabile – di vari scienziati, i quali hanno affermato che i dati inclusi nei documenti diffusi indicherebbero che gli esperimenti realizzati avrebbero “migliorato la capacità dei virus di crescere nei topi”. E, chissà, magari di contagiare l’uomo.