L’Italia è uno dei Paesi europei con il più alto tasso di vaccinazione anti Covid, e gli ultimi dati parlano chiaro. Le persone completamente vaccinate raggiungono il 68,52%, mentre quelle che devono ancora completare il ciclo vaccinale sono il 6,8%, per un totale del 75% di persone vaccinate con almeno una dose. Nel Vecchio Continente sono pochi gli Stati che hanno fatto meglio: il Portogallo, autore di un vero e proprio miracolo e nuovo esempio virtuoso (88% delle persone vaccinate con almeno una dose), la Spagna (81%), la Danimarca (77%) e l’Irlanda (76%).

Non è una gara, e non vince la nazione che per prima vaccina l’intera popolazione. I dati richiamati, semmai, sono importanti per capire quanti sono i soggetti che, per i più svariati motivi, non si sono ancora vaccinati. La platea è vasta, così come molteplici sono le ragioni che spingono le singole persone a non farsi inoculare le dosi anti Covid.

C’è chi non si fida dei “vaccini sperimentali” lanciati sul mercato a tempo record, chi è diffidente di ogni vaccino, chi è complottista, chi crede di potersi curare con altri rimedi, chi ne fa una questione di etica e libertà e via dicendo. Nonostante l’Italia si stia avvicinando al 70% dei vaccinati, è fondamentale che tutti giochino la loro parte per vincere la battaglia collettiva contro il virus. Convinti i giovani, gli adulti di mezza età e gli anziani, adesso il governo dovrà “trattare” con gli ultimi rimasti, i più scettici, i più diffidenti nei confronti del vaccino.

Una nuova narrazione

Convincere chi non vuol sentire ragioni è sempre un’impresa ardua, tanto più se stiamo parlando di un tema delicato come quello delle vaccinazioni. In Italia, l’opinione pubblica ha subito diviso la società in due schieramenti: vaccinati e “no vax”. I primi sono stati riempiti di elogi per la loro scelta responsabile e utile ai fini della comunità; i secondi sono invece stati demonizzati senza appello.

La maggior parte del mondo della politica si è uniformato a una simile visione manichea, a un’eccessiva semplificazione del “bene contro il male”. Zero narrazioni istituzionali, zero contenuti emotivi, pochissime spiegazioni serie e rigorose per sottolineare i benefici della vaccinazione: è logico che in un clima del genere, due posizioni contrapposte finiranno per rafforzarsi a vicenda, creando tra loro un solco ancora più profondo.

Detto in altre parole, per convincere i no vax, o semplicemente chi è ancora indeciso, la politica dovrebbe scendere in campo proponendo una nuova narrazione. Anziché esacerbare gli animi, le autorità potrebbero, ad esempio, lanciare messaggi unificanti, di collaborazione in nome di una causa maggiore. Basta dare un’occhiata a cosa accade oltre confine per rendersi conto di che cosa stiamo parlando.

L’importanza di una corretta comunicazione

Per raggiungere quanto prima l’immunità di gregge, è quanto mai fondamentale convincere chi non ha alcuna intenzione di farsi vaccinare. Anche perché tra le fila dei non (ancora) vaccinati ci sono molte persone che possono essere convinte toccando i giusti tasti. Emerge qui la grande differenza tra l’adottare una strategia basata sull’obbligo senza sconti e una, al contrario, calibrata su una persuasione mirata.

Nel primo caso difficilmente le persone decideranno di vaccinarsi. Anzi: si sentiranno sfidate, molto probabilmente prese in giro, e faranno di tutto per “resistere”. Il punto è che questo braccio di ferro non fa altro che favorire la diffusione del virus. Mentre lo Stato impone obblighi ai cittadini, e questi ultimi rispondono colpo su colpo difendendo le loro idee, il Sars-CoV-2 è libero di circolare. Diverso è il caso della persuasione mirata. Cambiando stile comunicativo, e sostituendo i messaggi coercitivi ad altri carichi di emotività, è lecito aspettarsi una risposta migliore.

Il Portogallo, giusto per citare uno degli esempi virtuosi a cui fare riferimento, ha spinto moltissimo su messaggi capaci di risvegliare la responsabilità collettiva, del “noi” (inteso come tutti i cittadini portoghesi) contro il virus. Per dire, il capo della task force anti-Covid portoghese, il vice ammiraglio Henrique Gouveia e Melo ha più volte dichiarato che “l’obiettivo è raggiungere la quota che ci permette di essere al sicuro” e che “il vero killer è il virus”. I no vax esistono ovviamente anche in Protogallo, ed esistono ed esisteranno sempre in ogni Paese. Il trucco, se così vogliamo chiamarlo, consiste nel silenziarli senza demonizzarli. A quel punto, attraverso una corretta informazione e veicolando messaggi emotivi, un discreto numero di indecisi potrebbe davvero cambiare idea.