La sua origine sarà avvolta nel mistero, tra l’ipotesi di una possibile zoonosi e una fuga da un laboratorio di massima sicurezza cinese, ma Sars-CoV-2 resta pur sempre un virus. Questo significa che il suo modus operandi e i suoi obiettivi non sono poi così diversi da quelli dei tanti altri patogeni in circolazione: resistere il più possibile, infettando un numero sempre maggiore di organismi, e preferibilmente senza ucciderli.
Contagio dopo contagio, ogni virus è soggetto a continue mutazioni, più o meno pericolose ai fini della pandemia. L’adattamento virale, insomma, è necessario per consentire agli agenti patogeni di resistere sia agli anticorpi naturali prodotti dalle specie animali colpite che all’effetto dei vaccini. Quando un virus è “intelligente”, se così può essere etichettato, è in grado di contagiare molteplici organismi senza procurar loro gravissime conseguenze o, peggio, la morte dei bersagli. Qualora dovesse farlo, infatti, decreterebbe anche la sua stessa fine. Già, perché quando non ci saranno più esseri umani o animali da infettare, allora quel virus sparirà nel nulla, a meno che non impari a infettare altre specie.
In ogni caso, per adattarsi al nuovo ambiente, un agente patogeno muta in continuazione. Ebbene, la maggior parte di queste trasformazioni è trascurabile e utile soltanto ai fini dell’archiviazione di esperti e scienziati. Ci sono però alcune mutazioni che cambiano l’atteggiamento del virus, rendendolo ad esempio più contagioso o mortale. È proprio quando emergono mutazioni simili che la comunità scientifica si sofferma sulle varianti di Sars-CoV-2, dalla Delta alla recentissima Omicron.
La particolarità di Omicron
Omicron, l’ultima variante di Sars-CoV-2, è molto diversa dalle altre. Intanto perché conta oltre 50 mutazioni, e poi perché 36 di queste sono concentrate sulla proteina spike, cioè la proteina che il virus utilizza come “chiave” per penetrare nelle cellule umane. Gli anticorpi hanno imparato a riconoscere e cancellare la proteina spike del coronavirus originario di Wuhan. Ma che cosa succederà ora che la proteina spike è cambiata in maniera evidente? Il rischio è che gli anticorpi possano essere tratti in inganno, e quindi aggirati dal virus mutato.
Secondo quanto rivelato da alcuni studi – citiamo il paper dell’Università di Stellenbosch, Sudafrica – la capacità di Omicron di reinfettare le persone già contagiate dal virus sarebbe tre volte quella delle varianti precedenti. Non è finita qui, perché alcune mutazioni di Omicron producono cambiamenti anche nel loro modo di legarsi ai recettori sulle cellule umane, dando vita a enormi punti interrogativi. Al momento sappiamo soltanto che questa variante si sta diffondendo in tutto il mondo al doppio della velocità di Delta.
Il motivo? La maggiore trasmissibilità potrebbe derivare proprio dalla sua migliore penetrazione nelle cellule umane, da una migliore capacità di bypassare gli anticorpi o da entrambi questi fattori. Detto in altre parole, e come sottolineato dal biologo Tom Wenseleers, ogni persona contagiata da Omicron sarebbe in grado di infettare mediamente oltre otto persone in una popolazione non vaccinata, contro i 2,5 del virus rilevato a Wuhan e i 6,5 della variante Delta. Risultati del genere devono ancora essere confermati, ma si avvicinerebbero molto alla realtà dei fatti.
Una chimera pericolosa
Una chimera, o peggio, un Frankenstein. Omicron spaventa gli esperti perché più contagioso del normale, ma anche – come ha evidenziato il quotidiano spagnolo El Paìs – perché riunisce in un unica variante molteplici “mutazioni vantaggiose” già rilevate, separatamente, nelle quattro varianti identificate nei mesi scorsi in Brasile, India, Regno Unito e Sudafrica. Una diversità del genere ha spinto vari scienziati a ipotizzare che il virus possa essersi evoluto negli animali, per poi tornare all’uomo in versione modificata.
Del resto, nei mesi passati, erano stati rilevati casi in cui il virus era stato trasmesso dagli esseri umani ai visoni e da questi di nuovo agli esseri umani con mutazioni acquisite dal passaggio inaspettato. In realtà, l’ipotesi più calda che potrebbe spiegare l’origine di Omicron è un’altra. Pare che il virus possa essersi evoluto nell’organismo di una persona immunodepressa a causa di una malattia come l’Aids. Ricordiamo che quasi un sudafricano su cinque vive con l’Hiv, e che Omicron è stato rinvenuto proprio in Sudafrica.
Prima di passare in rassegna le peculiarità di Omicron, vale la pena aprire una brevissima parentesi. Sars-CoV-2 possiede una sorta di “messaggio di 30mila lettere” contenente le istruzioni per dirottare una cellula umana e realizzare migliaia di copie di se stesso. Ogni lettera è l’iniziale di un composto chimico dotato di una certa quantità di carbonio, azoto, ossigeno e idrogeno. Dalla sua comparsa a oggi, Sars-CoV-2 si è moltiplicato trilioni e trilioni di volte commettendo “errori di battitura”, a volte ininfluenti, altre vantaggiosi. Così prendono forma le cosiddette mutazioni.
Scendendo nel dettaglio, Omicron è in possesso delle mutazioni Q498R, N501Y e S477N, che teoricamente aumentano l’affinità del virus per i recettori ACE2 sulle cellule, ma anche delle mutazioni G339D, S371L, S373P, S375F, K417N, G446S ed E484A, associate a una maggiore capacità di bypassare gli anticorpi, e dalle mutazioni H655Y, N679K e P681H, che potrebbero facilitare il processo di invasione virale nelle cellule umane.
Le prossime mutazioni
In futuro ci aspetteranno, quasi sicuramente, altre mutazioni di Sars-CoV-2. C’è da preoccuparsi? Non è detto. Resta infatti da capire come si comporteranno le nuove varianti del virus e, da questo punto di vista, analizzare da vicino gli effetti di Omicron è un passaggio fondamentale per prevedere, almeno in parte, il futuro della pandemia. Al momento sembrerebbe che Omicron sia più contagiosa ma meno aggressiva delle altre varianti.
Moltissimi pazienti risultati positivi hanno manifestato sintomi lievi e guaribili senza necessità di ricovero ospedaliero. L’efficacia dei vaccini, inoltre, potrebbe essere ridotta dalle capacità di Omicron, ma l’effetto delle dosi sarebbe comunque in grado di rendere non gravi gli effetti della malattia. Come se non bastasse, siamo più preparati rispetto al passato e gran parte delle persone ha terminato il ciclo vaccinale.
La terza dose a tutta la popolazione, partendo dai gruppi più vulnerabili, e l’immunizzazione dei bambini potrebbero sferrare un colpo decisivo a Omicron. Nella migliore delle ipotesi, non è da escludere che le future varianti di Sars-CoV-2 siano ancora più contagiose di Omicron ma, al tempo stesso, ancora meno pericolose. Sarebbe (il condizionale è d’obbligo) la conferma del passaggio del virus a una forma endemica. Proprio come l’influenza.