L’efficacia dei vaccini cinesi “non è elevata” e il Chinese Center for Disease Control and Prevention, la massima autorità nazionale in tema di salute pubblica, “sta valutando come risolvere il problema”. Queste sono le parole che avrebbe utilizzato Gao Fu, capo del CDC, nel corso della National Vaccines and Health Conference, una conferenza tenutasi nella città di Chengdu. Lo riferisce l’Associated Press, secondo cui, inoltre, la Cina starebbe pensando di mescolare più vaccini tra loro e variare la sequenza delle dosi per incrementarne l’efficacia.

Le affermazioni del signor Gao sono subito rimbalzate sui social network cinesi, dove un influente account, Vaccines and Science, ha scritto che i commenti dell’alto funzionario erano “molto sinceri” ma che, al momento, ricevere le dosi del vaccino era ancora un’azione importante per proteggere il Paese. La notizia ha richiamato l’inevitabile attenzione degli esperti internazionali, non solo ricercatori ma anche analisti. “È la prima volta che un funzionario del governo ha ammesso pubblicamente che il tasso di protezione dei vaccini cinesi rappresenta una preoccupazione nella campagna di vaccinazione nazionale”, spiegano fonti del think tank americano Council on Foreign Relations.

Il piano di Pechino

La vicenda è riportata anche dai media cinesi, anche se con un taglio diverso. Le parole di Gao Fu non rappresenterebbero una sorta di j’accuse ai vaccini cinesi. Conterrebbero, al contrario, una serie di suggerimenti per migliorare l’efficacia dei prodotti in relazione con la comparsa di nuove varianti del Sars-CoV-2, teoricamente più contagiose e mortali rispetto alla forma tradizionale del virus. Dal momento che la trasmissibilità e la patogenicità dell’agente patogeno si sono rafforzate, il CDC cinese starebbe ragionando su come migliorare il proprio piano vaccinale.

Il Global Times ha evidenziato come Gao abbia chiesto di ottimizzare le procedure di revisione del vaccino così da facilitare l’implementazione del programma di vaccinazione nazionale e raggiungere l’immunità di gregge il prima possibile. Proprio come sta accadendo in Europa, tra gli esperti cinesi è in corso un dibattito che tocca varie tematiche, a cominciare da un eventuale adeguamento degli intervalli di vaccinazione, dal dosaggio di ogni iniezione e il numero di dosi che ogni persona dovrebbe prendere. Per quanto riguarda l’intervallo temporale compreso tra la prima e la seconda dose, lo scorso 28 marzo il CDC cinese parlava di 3-8 settimane. Un intervallo più lungo dei 14 giorni previsti in un primo momento, in una fase ancora emergenziale. A detta di vari scienziati, allungare l’inervallo potrebbe produrre un’efficacia migliore.

Dubbi e speculazioni

Mentre, a detta dei media cinesi, Gao Fu avrebbe semplicemente enunciato metodi per migliorare il processo di vaccinazione, vari media occidentali hanno acceso i riflettori sulla presunta accusa contro la bassa efficacia dei vaccini cinesi. Il dibattito è in corso, e potrebbe presto arricchirsi di nuovi elementi di scontro di natura geopolitica. Ricordiamo, in ogni caso, che Pechino non ha ancora approvato vaccini stranieri.

Il signor Gao, inoltre, non ha fornito dettagli in merito a un ipotetico cambio di strategia del suo governo, anche se ha menzionato l’mRNA, la tecnologia usata dalle case farmaceutiche europee e americane. “Tutti dovrebbero considerare i benefici che i vaccini a mRNA possono portare all’umanità. Dobbiamo seguirlo con attenzione e non ignorarlo solo perché abbiamo già diversi tipi di vaccini”, avrebbe detto Gao, il quale, in passato, aveva sollevato dubbi sulla sicurezza dei vaccini a mRNA.

Certo è che, qualsiasi nuova strategia adottata da Pechino, avrà ripercussioni sugli oltre 20 Paesi che hanno ricevuto i vaccini cinesi. Soltanto a marzo, la Cina aveva fornito 40 milioni di dosi all’estero. Il Cile e l’Ungheria, ad esempio, sono due Paesi che hanno basato gran parte della propria campagna vaccinale sui vaccini cinesi. Nonostante un elevato numero di dosi disponibili, e un buon numero di vaccinati, entrambi si sono ritrovati a fare i conti con una recrudescenza del virus. I più maligni ipotizzano, senza avere prove concrete, che le nuove ondate possano essere state causate dalla bassa efficacia dei vaccini cinesi. O, quanto meno, da un loro utilizzo non corretto in termini di tempistiche e dosi.