Spuntano nuove rivelazioni riguardo la connessione sotterranea che sarebbe intercorsa tra alcuni enti statunitensi e il laboratorio di Wuhan accusato di essere la fonte della pandemia globale. Questa volta nell’occhio del ciclone è finito anche il Pentagono, accusato di aver donato 39 milioni di dollari all’EcoHealth Alliance (EHA), un’ong che a sua volta, tra il 2013 e il 2020, avrebbe finanziato la ricerca sul coronavirus presso il famigerato Wuhan Institute of Virology (WIV). È il sito del Daily Mail a rivelare questa indiscrezione, dopo aver visionato dati federali diffusi online che dimostrerebbero come EHA abbia ricevuto dal governo Usa complessivamente oltre 123 milioni di dollari. Non solo: l’ente avrebbe ricevuto pure 64.7 milioni dall’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) e 13 milioni da Health and Human Service, che include il National Institutes of Health e i Centers for Disease Control.

A quanto pare, la maggior parte dei finanziamenti del dipartimento della Difesa sarebbe provenuta, dal 2017 al 2020, dalla Defense Threat Reduction Agency (DTRA), un ramo militare con la missione di “contrastare e scoraggiare le armi di distruzione di massa e le reti di minacce improvvisate”. La sovvenzione sarebbe inoltre stata classificata come “ricerca scientifica: lotta alle armi di distruzione di massa”. Non è tuttavia dato sapere quanto di questo denaro sia effettivamente destinato presso il laboratorio di Wuhan. Pare però che l’EHA abbia finanziato i controversi studi gain-of-function, durante i quali virus pericolosi vengono resi più infettivi dai ricercatori per studiarne l’effetto sulle cellule umane. A che fine? Sviluppare medicine e contromosse per frenare l’evoluzione degli stessi virus.

L’EcoHealth Alliance e il laboratorio di Wuhan

Abbiamo più volte citato l’EcoHealth Alliance. Di che cosa si tratta? L’EHA viene descritta come un’organizzazione non governativa con la missione di proteggere le persone, gli animali e l’ambiente dalle malattie infettive emergenti. Alla guida dell’ente benefico troviamo Peter Daszak, scienziato di origine britannica precedentemente finito al centro di un presunto conflitto di interessi che avrebbe screditato volutamente la teoria della fuga del Sars-CoV-2 dal laboratorio di Wuhan.

Al di là delle indiscrezioni, è emerso come l’EHA abbia utilizzato sovvenzioni federali per finanziare la ricerca sui coronavirus presso il WIV. Durante l’ultimo anno del proprio mandato, l’allora presidente americano Donald Trump annullò un finanziamento di 3.7 milioni di dollari sostenendo che il Covid sarebbe stato creato o comunque uscito dal laboratorio di Wuhan, sovvenzionato proprio dall’EHA. Nel 2014 l’amministrazione Obama bandì gli studi gain-of-function, cioè proprio gli studi finanziati dall’EHA. La quale avrebbe tuttavia continuato a finanziarli usando una scappatoia che consentiva di proseguire le ricerche soltanto in casi “urgenti per proteggere la salute pubblica o la sicurezza nazionale”. Ma queste ricerche non sarebbero più state condotte negli Stati Uniti, ma al di là della Muraglia. Forse perché lontane da occhi indiscreti?

Ricerche sconvenienti

Vale adesso la pena spendere due parole sul signor Peter Daszak e sui suoi strettissimi legami con il laboratorio cinese. Questo personaggio, che nella sua carriera ha lavorato spalla a spalla con Shi Zhengli, la Bat Woman cinese, è stato scelto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per prender parte alla missione di Wuhan. Questa scelta ha prodotto mille polemiche. Perché l’Oms ha deciso di inviare nella provincia dello Hubei, a indagare sulle origini del virus, un uomo che avrebbe avuto significativi interessi finanziari e reputazionali nello screditare le teorie sulle fughe di laboratorio?

Daszak ha tuttavia avuto modo di ringraziare Anthony Fauci via mail per aver respinto la teoria secondo cui il Covid sarebbe stato creato dall’uomo. “Volevo solo dire un ringraziamento personale a nome del nostro staff e dei nostri collaboratori, per essersi pubblicamente alzato e aver affermato che le prove scientifiche supportano un’origine naturale per COVID-19 da uno spillover da pipistrello a uomo, non un rilascio di laboratorio da l’Istituto di virologia di Wuhan”, ha scritto Daszak nell’aprile 2020.

Dulcis in fundo è interessante concludere citando un particolare riportato dalla recente inchiesta sulle origini del Covid effettuata da Vanity Fair Usa. Il 9 dicembre 2020 alcuni funzionari del Dipartimento di Stato Usa decise di esercitare pressioni sul governo cinese per consentire indagini approfondite in merito a tre presunti addetti del laboratorio che si sarebbero ammalati nell’autunno 2019. Ma indagini del genere non sarebbero mai state permesse né dal governo cinese né da quello americano. Già, perché le ricerche effettuate nel laboratorio di Wuhan verrebbero fatte in soli altri due laboratori: uno in Texas e l’altro in Carolina del Nord. Le tre strutture non solo fanno ricerche correlate, ma condividerebbero tra loro pure i finanziamenti. Ecco perché approfondire le indagini potrebbe essere sconveniente.

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