Non c’è stato neppure il tempo di metabolizzare la sospensione momentanea decisa dalla Food and Drug Administration americana in merito all’utilizzo del vaccino Johnson & Johnson, che la Danimarca potrebbe intraprendere la stessa via degli Stati Uniti. L’Ad26.COV2.S è stato congelato fino a nuovo ordine. Sorte peggiore, tuttavia, è toccata al vaccino realizzato da AstraZeneca e Università di Oxford, che sarà stoppato in via definitiva e ritirato dal programma danese. E questo nonostante Copenaghen ne avesse pre acquistato la bellezza di 2.4 milioni di dosi.

Ricordiamo che l’AstraZeneca era stato sospeso lo scorso 11 marzo in seguito ai presunti legami tra il vaccino e l’insorgere di sporadici episodi di trombosi nelle persone immunizzate con quel prodotto. Poco importa se ad aprile l’Ema, ovvero l’Agenzia europea del farmaco, ha scagionato l’AZD1222, sottolineando come gli insoliti coaguli di sangue fossero degli effetti collaterali rarissimi. I benefici del vaccino superano i rischi, eppure la Danimarca ha scelto di stoppare l’AstraZeneca. Dal momento che anche il monodose Johnson & Johnson è stato sospeso dalle autorità americane per un problema molto simile, esiste l’eventualità che Copenaghen possa bloccare anche il monodose J&J.

Una scelta che fa discutere

La mossa della Danimarca fa discutere. Secondo quanto riportato dalla testata danese Politiken, il Paese nordico avrebbe ordinato 8.2 milioni di dosi Johnson & Johnson e, come detto, pre acquistato quasi 2.5 milioni di AstraZeneca. Per quale motivo Copenaghen ha preso questa duplice decisione? Dando uno sguardo alla situazione epidemiologica presente nel Paese, il governo danese ritiene che, in questa fase, non ci sia un urgente bisogno di insistere su vaccini finiti nell’occhio del ciclone. Rispetto a dicembre, quando si contavano migliaia di contagi quotidiani, oggi le autorità nazionali devono fare i conti con 500-600 casi, molti dei quali asintomatici o comunque più gestibili rispetto alle fasi più critiche.

Nei prossimi giorni, inoltre, a conferma di una quasi ritrovata normalità, in Danimarca riapriranno scuole, ristoranti, attività culturali e centri commerciali. Come se non bastasse, Copenaghen non ha alcuna intenzione di rischiare niente, e dunque preferisce, al momento, puntare su vaccini diversi dall’AstraZeneca. Alcune indiscrezioni sottolineano come alla base della mossa di Copenaghen vi sia la volontà di adottare la massima precauzione. L’Ema, in effetti, ha sì “scagionato” l’AZD1222, ma ha anche ribadito che la decisione di utilizzare o meno il vaccino in questione debba essere presa dalle singole autorità nazionali. Sulla base di che cosa? Dalla gravità della situazione epidemiologica e dalla disponibilità di altri vaccini.

La mossa di Copenaghen

Evidentemente la National Board of Health, l’Autorità sanitaria danese, è sicura dei propri mezzi. In una nota ufficiale è spiegato che c’è “un possibile collegamento tra casi molto rari di coaguli di sangue anomali, perdita di sangue, bassa conta piastrinica ed il vaccino di AstraZeneca”. “Questo – prosegue la nota – insieme al fatto che l’epidemia di Covid-19 in Danimarca è attualmente sotto controllo e altri vaccini sono disponibili contro il Covid-19, è stato determinante nella decisione dell’Autorità sanitaria danese di continuare il suo programma di vaccinazione contro il Covid-19 senza il vaccino di AstraZeneca”.

“Sulla base dei risultati scientifici, la nostra valutazione complessiva è che ci sia un rischio reale di gravi effetti collaterali associati all’uso del vaccino per il Covid-19 di AstraZeneca. Abbiamo quindi deciso di rimuovere il vaccino dal nostro programma di vaccinazione “, ha aggiunto il direttore dell’Autorità sanitaria danese, Soren Brostrom. Senza ombra di dubbio a causa del congelamento di AstraZeneca, e di quello probabile di Johnson & Johnson, la campagna di vaccinazione danese subirà un rallentamento. “Abbiamo altri vaccini a nostra disposizione e l’epidemia è attualmente sotto controllo. Inoltre abbiamo fatto molta strada verso la vaccinazione delle fasce di età più avanzata sulle quali la vaccinazione ha un enorme impatto potenziale sulla prevenzione dell’infezione”, ha concluso Brostrom, rassicurando l’opinione pubblica.

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