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Dando uno sguardo agli scenari epidemiologici rilevati in molti Paesi del mondo, sembrerebbe che il Sars-CoV-2 abbia preso la strada che lo porterà, in tempi ancora sconosciuti, a trasformarsi in un virus endemico. L’incertezza è ancora tanta e sussistono variabili non prevedibili; ad esempio, non abbiamo gli strumenti per pronosticare la comparsa di varianti più aggressive di quelle attuali che potrebbero cambiare le carte in tavola.

In ogni caso, un agente patogeno diventa endemico quando – come ha spiegato l’Istituto Superiore di Sanità – è stabilmente presente e circola nella popolazione, manifestandosi con un numero di casi più o meno elevato ma uniformemente distribuito nel tempo. In altre parole, un virus endemico non sparisce dai radar come vorrebbero far intendere i più ottimisti; al contrario, quel virus continua a circolare facendo tuttavia molti meno danni in termini di vittime e pressione sugli ospedali.

Dal punto di vista della convivenza con Sars-CoV-2, bisogna capire come sarà questa convivenza con le sue future mutazioni, e quanto risulterà indolore. Già, perché all’attivo esistono molteplici patogeni, sia virali che batterici, diventati endemici che possono risultare pressoché innocui (pensiamo ai virus che generano influenza e raffreddore) o che, viceversa, creano comunque apprensione (malaria).

Cinque fasi pandemiche

Alla luce dei numeri registrati nel Regno Unito, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha parlato di luce in fondo al tunnel e di speranza per la fine della pandemia di Covid-19. Attenzione però, perché non dobbiamo immaginarci una nuova normalità, di colpo, senza più mascherine, distanziamenti e vaccini. Per usare le parole di Anthony Fauci, consulente della Casa Bianca per l’emergenza Covid, esistono cinque fasi pandemiche. Al momento, il mondo si troverebbe ancora nella prima fase, che coincide con la comparsa di un virus mai visto prima dai nostri sistemi immunitari e con un suo impatto negativo sulla popolazione di tutto il mondo.

È solo nella seconda fase che potremo assistere a una decelerazione, uno scenario in cui gli individui iniziano ad acquisire una certa immunità nei confronti del patogeno in questione, soprattutto grazie al ruolo dei vaccini. Nella terza fase, detta di controllo, possiamo dire che un virus diventa endemico, e dunque continua a esistere pur senza rappresentare un pericolo per la sanità pubblica. La quarta e quinta fase coincidono rispettivamente con l’eliminazione, che avviene quando una malattia non viene più rilevata per almeno tre anni in una determinata area geografica, e l’eradicazione della minaccia, ovvero quando il virus è eliminato dalla faccia della Terra. Ricordiamo che fino ad oggi, l’unica malattia infettiva ad esser stata eradicata è il vaiolo.

Immaginare il Covid endemico

A detta degli esperti, il Sars-CoV-2, una volta raggiunta l’endemicità, continuerà a circolare in alcune parti della popolazione per anni e anni. Il suo impatto sulla popolazione generale, come ha sottolineato anche il Corsera, potrebbe però scendere a un livello di facile gestione per la sanità pubblica della maggior parte dei Paesi del mondo. Una malattia diventa endemica quando il suo R0, e cioè numero di riproduzione di base, si mantiene costante a 1; in altre parole, vuol dire che una persona infetta contagia mediamente un’altra persona, in assenza di misure di contenimento.

Attenzione però, perché il termine endemico non deve trarre in inganno. Il motivo è semplice: endemica è una malattia che, come abbiamo visto, è presente in maniera costante in un Paese o area geografica. Ma la sua presenza fissa non implica necessariamente che i suoi effetti siano meno pericolosi o meno gravi. Prendiamo la malaria, che è sì endemica in alcune zone tropicali, ma pur essendo tale ha provocato la morte di oltre 600mila persone soltanto nel 2020. Convivere con un virus, insomma, non vuol dire farlo per forza in modo indolore.

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