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L’esplosione della pandemia nel 2020 ha senza dubbio inciso sull’evoluzione di alcuni specifici settori di mercato legati all’emergenza. In che modo? Da una parte è scattata la corsa alla produzione dei dispositivi di sicurezza, dall’altra, a partire da dicembre, la corsa si è incentrata sui vaccini. Tutto ciò ha inevitabilmente significato un aumento del valore degli interscambi commerciali nei settori coinvolti. L’andamento dei due mercati ha rappresentato, al contempo, lo specchio della gestione dell’emergenza.

I dispositivi di sicurezza: la loro richiesta ha cambiato il mercato

Da quando si è diffuso il coronavirus l’utilizzo dei dispositivi personali di sicurezza è stato un mezzo di difesa fondamentale contro la possibilità di poter entrare a contatto col virus. Ventilatori per gli ospedali e poi mascherine, visiere, guanti monouso e camici, sono gli strumenti di cui un po’ tutti, seppur in modo differente, hanno fatto scorta per potere affrontare la quotidianità in modo più sicuro non solo a lavoro ma anche nell’ambito delle relazioni sociali. La domanda di questi dispositivi ha raggiunto un’impennata nel giro di poco tempo, al punto da indurre le aziende del settore a riorganizzare la loro attività produttiva. E gli effetti non hanno tardato a farsi vedere. Secondo un report redatto dall’Organizzazione mondiale del commercio, le transazioni relative a questi prodotti hanno fatto registrare un aumento del 16% nel primo semestre del 2020 rispetto al 2019. Entrando nel dettaglio è possibile vedere come la richiesta di alcuni specifici prodotti abbia inciso in modo importante sulla produzione.

Ad esempio per quanto concerne i dispositivi di sicurezza facciale, nella prima metà del 2019 è stato registrato un aumento del 90% passando da un valore di 39 a 74 miliardi di dollari. Le esportazioni sono aumentate nella misura dell’84% passando da 38 a 70 miliardi di dollari. “Il mercato – si legge nel report – nel totale, è valso per 140 miliardi di dollari”. Un andamento più che positivo è stato registrato anche nel mercato dei respiratori il cui commercio ha visto un aumento del 57%. La Cina è il Paese che ha dominato in maniera indiscussa sul mercato del 2020 con il 56% del totale dell’export. Queste operazioni hanno avuto un valore complessivo di 54 miliardi di Dollari. Ad essa si sono affiancati altri Stati seppur non allo stesso modo. Con molto distacco, ossia con 23 miliardi di Dollari, a seguire si sono piazzati gli Stati Uniti. Poi, ancora più indietro, la Germania con 16 miliardi.

La spesa italiana

L’Asia è il territorio dove nel 2020 è stato acquistato il maggior numero di dispositivi di protezione individuale. Fra gli acquirenti, l’Italia ha contribuito in modo incisivo ad incrementarne l’export. Da febbraio ad agosto 2020 il territorio nazionale per l’acquisto dei Dpi, i dispositivi di protezione individuale, ha speso più di 2.661.440.137 euro (+ 2094% sul 2019). Il 92% di questi di strumenti è stato importato dalla Cina.

Secondo un report di Assosistema, da febbraio ad agosto 2020 il gigante asiatico ha rappresentato per lo Stivale il maggior fornitore di mascherine e camici. Mentre la Malesia è stata il punto di riferimento per l’acquisto dei guanti. Il mese di giugno è quello che in Italia ha fatto registrare il più alto numero di mascherine importate con una spesa di 770 milioni di euro. Da luglio si è avuta una leggera flessione, per poi arrivare a una definitiva battuta d’arresto ad agosto. Diverso invece il caso dei guanti monouso. Con una spesa totale di 256 milioni di Euro nel primo semestre dell’anno, se luglio è stato il mese in cui l’acquisto di questi Dpi ha fatto registrare un’impennata, ad agosto si è registrato picco. Andiamo ai camici. Il costo totale del periodo preso in considerazione è stato di 312.9 milioni di Euro. Il massimo volume di acquisti è stato registrato a luglio.

L’attuale posizione dell’Italia

La domanda sorge spontanea: oggi il nostro Paese sarebbe in grado di fronteggiare una nuova impennata dell’emergenza sanitaria? Riuscirebbe cioè l’Italia a mettersi nuovamente sul mercato per acquistare mezzi e dispositivi necessari per gli ospedali Covid? L’epidemia non è terminata ed anzi al 31 marzo 2021 più di 3.700 pazienti risultavano ricoverati nelle terapie intensive, cifra non così diversa dai 4.000 dello stesso periodo del 2020. Sono due i fattori che potrebbero dare sollievo in tal senso. Da una parte, la corsa ai dispositivi si è ridimensionata. Non ci sono ancora i dati certi per questi primi mesi del 2021, ma molti segnali parlano di come a livello globale il mercato in questo settore ha subito una frenata.

Il motivo risiede nel fatto che oramai molti attori internazionali hanno acquistato i macchinari legati all’emergenza oppure, nel giro di 12 mesi, hanno acquisito il know how necessario per la produzione interna. Dall’altra parte, a proposito di produzione domiciliare, l’Italia ha compiuto qualche passo in avanti. Si è ben lontani dall’autarchia professata nei primi mesi di pandemia, ma una quota interna del mercato è coperta da aziende italiane. È il caso ad esempio dei ventilatori polmonari, vitali per far aumentare il numero di posti letto disponibili nei Covid hospital soprattutto per i pazienti più gravi. In Italia è presente una delle cinque aziende europee in grado di produrle. Si tratta della Siare, la quale è passata da 160 a 1.000 dispositivi prodotti su base mensile. In definitiva, l’andamento del mercato globale odierno e lo sforzo produttivo interno potrebbero bastare per sopperire a nuove necessità di dotazioni mediche anti Covid.

La corsa al vaccino

Da dicembre il mercato legato all’emergenza coronavirus ha subito un brusco mutamento. Con l’arrivo in commercio delle prime dosi di vaccino, l’attenzione è stata proiettata su questo settore. La corsa, in poche parole, è passata dai dispositivi medici alle fiale vaccinali. Un cambiamento che ha coinciso con una nuova fase di gestione dell’emergenza. Le autorità politiche, in Italia e nel resto del mondo, hanno acceso i riflettori sulla fase preventiva prima ancora che su quella ospedaliera. La priorità adesso è evitare che più persone si contagino. Per tutto il 2020, al contrario, primario interesse era dato dall’assistenza di chi necessitava le cure. Un cambiamento fisiologico: la ricerca in 12 mesi è andata avanti e ha dato gli strumenti necessari a bloccare, si spera, il contagio.

Questo non vuol dire lo stop definitivo al commercio dei dispositivi medicali. Avere in casa le armi necessarie per vincere la guerra contro il Covid sarà comunque un elemento indispensabile. Tuttavia la vera partita politica ed economica adesso si gioca sui vaccini. I maggiori investimenti per il 2021 coinvolgono l’acquisto di dosi e, per via dell’andamento dell’epidemia e dell’incidenza delle varianti, molti Paesi hanno già iniziato a pianificare esportazioni ed importazioni anche per l’anno successivo. Secondo il portale Airfinity i piani di vaccinazione non termineranno prima del 2023, dunque il mercato delle dosi potrebbe rimanere attivo per diverso tempo. Un periodo nel quale governi ed aziende guarderanno quasi esclusivamente all’approvvigionamento di vaccini.

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