Skip to content
Scienza

E il terzo giorno…lo scongelarono. Tutti pazzi per l’ibernazione

Da Vanilla Sky al Pianeta delle scimmie, passando per una serie di filmetti di quart’ordine, l’ibernazione è un sogno che gli esseri umani accarezzano da sempre, in forme diverse, ovviamente. L’idea di base è quella di bloccare in qualche modo...

Da Vanilla Sky al Pianeta delle scimmie, passando per una serie di filmetti di quart’ordine, l’ibernazione è un sogno che gli esseri umani accarezzano da sempre, in forme diverse, ovviamente. L’idea di base è quella di bloccare in qualche modo il deterioramento del corpo in attesa di svegliarlo tra 50, 100, 200 anni, ammesso che qualcuno si ricordi di farlo. Un’ipotesi che carezza la più vanesia delle possibilità, quella dell’immortalità.

Il primo uomo ibernato nel 1967

Fin dagli inizi dello scorso secolo, l’ibernazione è stata studiata come tecnica medica, al di là di numerosi intenti frankeinsteiniano, finalizzata ad abbassare fino all’estremo le temperature del corpo umano per preservarne la salute. Come nel caso dell’ipotermia terapeutica, praticata in chirurgia per preservare le funzioni vitali dei pazienti. Ma la criopreservazione oggi permette anche di embrioni umani e spermatozoi di poter essere conservati in tutta sicurezza: ma nulla di più grande di queste dimensioni, attualmente, sopravviverebbe a queste temperature.

E qui arriva il dottor Emil Kendziorra, medico tedesco nonché fondatore nel 2019 di Tomorrow Biostasis, un’azienda svizzera che ha come scopo scientifico di ibernare persone morte, nella speranza remota che un giorno la ricerca scientifica possa riportarle in vita. Si, avete capito bene: nessuna speranza da Matusalemme o da Forever young, per essere ibernati dal dottor Kendziorra bisogna prima morire per essere ibernati, e poi sperare che qualcuno tra tot anni si ricordi di scongelarvi. La prassi è alquanto complessa: per poter aderire alla sperimentazione in questione bisogna innanzitutto essere sì morti, ma non troppo, per non incorrere nella morte cellulare dell’organismo.

Per questo la squadra di Tomorrow Biostasis trasporta il corpo con una speciale ambulanza che esercita una vera e propria rianimazione cardiopolmonare prima di mettervi sotto ghiaccio. Tranquilli, non si sente nulla. E poi la crioconservazione non prevede utilizzo di corrente elettrica: per cui, in caso di blackout, non può accader nulla di male. E poi l’azienda è stata collocata in Svizzera, poiché terra protetta da turbolenze politiche e disastri naturali.

La sede della Tomorrow Biostas

Raggiunto il centro di Rafz, il sangue viene drenato dal corpo e al suo posto si inietta un mix di liquido antigelo (si spera una versione più chic di quello per l’auto, d’inverno) e altre sostanze chimiche che hanno il compito di conservare perfettamente gli organi. Roba da far impazzire il principe di Sansevero, buonanima. Poi, il corpo viene immerso in azoto liquido a quasi 200 gradi sotto zero in una gabbia d’acciaio alta tre metri.

L’azienda del prof. Kendziorra, tuttavia, fornisce diversi “pacchetti” per ibernarsi. Il primo, con una copertura assicurativa che arriva a 200mila euro, per la conservazione del corpo. Il pacchetto da 60mila euro, invece, per la sola conservazione del cervello. A riprova che ormai le meningi valgano molto meno del corpo.

Le capsule per la crioconservazione

Il sito di Tomorrow bio appare come un vero e proprio sito di e-commerce. Chi vi approda per caso potrebbe pensare di essere finito sulla pagina web di un centro medico o di una clinica estetica. Qui avete due opzioni: prenotare una consulenza oppure sottoscrivere un abbonamento. Sì, un abbonamento. Qui potete scegliere l’opzione total body o solo cervello (per chi ce l’ha). Poi, il sito vi chiederà una serie di informazioni personali, soprattutto se siete in possesso di un’assicurazione e se volete sottoscrivere una donazione mensile alla ricerca. Il tutto condito da alert color arancio che vi ricordano che fino al 15 giugno potrete sottoscrivere un abbonamento a soli 25 euro, prima che il costo passi a 50.

Non c’è limite di tempo per la durata della crioconservazione, sia dal punto di vista biologico che finanziario. La maggior parte dei fondi per la crioconservazione è destinata a un fondo per la cura dei pazienti chiamato Tomorrow Patient Foundation (TPF). La TPF destina i fondi a investimenti a bassissimo rischio che fruttano ogni anno l’1-2%. Questo rendimento è più che sufficiente per pagare i costi di gestione della crioconservazione dei pazienti. Con questo sistema, i pazienti crioconservati possono rimanere nelle capsule per tutto il tempo necessario fino a quando la tecnologia medica del futuro non sarà in grado di curarli. È lo stesso sistema che è stato utilizzato per mantenere con successo i pazienti crioconservati negli Stati Uniti per oltre 50 anni, nonostante le molteplici crisi finanziarie.

E, dunque, come si passa il tempo da crioconservati? Si attende. I proprio familiari, specifica l’azienda, hanno anche la possibilità di venirti a trovare, in attesa che la scienza possa trovare un rimedio alla causa della tua morte e riportarti in vita. Nessuno dalla Tomorrow Biostas, tuttavia, risponde alla più basica delle domande: sopravvivere ai propri cari: perché? Svegliarsi tra 100 anni per quale ragione? I nostri membri amano la vita e sono curiosi di vedere il mondo del futuro“, risponde l’asettico sito con tanto di giocoso avatar. E qualora non vi avesse convinto, si ribadisce: “Di tutte le possibili carriere, hobby, culture e stili di vita che esistono, ce ne sono pochissime che possono essere esplorate in un arco di vita di 80 anni. Quali sono le attività del tempo libero e gli argomenti interessanti che avete rinunciato a esplorare perché non pensavate di avere abbastanza tempo?“.

Kendziorra è, dunque, un pazzo? Affatto. Appartiene a una lunga scia di Prometeo, molti dei quali hanno salvato vite umane quando tutti li chiamavano pazzi. Ma il professore in questione non è l’unico al mondo a surgelare umani malati di hybris: ci sono le aziende americane Cryonics e Acor, ma anche la russa KrioRus. Così come nel mondo sono 377 le persone ibernate, ben 500 dal primo esperimento nel 1967. E le liste di attesa recano migliaia di persone pronte a farsi congelare al momento giusto. Per ora si tratta di medici, ingegneri, informatici e scienziati: del resto, l’immortalità non è per tutti, proprio come la business class in aereo.

Nel finale di quel capolavoro che è stato il Miglio Verde, il personaggio di John (interpretato da Tom Hanks) riflette sulla sua più grave condanna: quella di vivere una vita lunghissima. Non un premio, ma una punizione “divina” che lo ha costretto a perdere tutti i suoi cari. Senza scomodare Stephen King, ci aveva pensato anche un nostrano genio quale è stata Rita Levi Montalcini quando concluse: “Meglio aggiungere vita ai giorni che giorni alla vita“.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.