Decine di vaccini autorizzati, quasi 2 miliardi di dosi effettive iniettate in tutto il mondo e altre centinaia di milioni di flaconcini pronti a essere utilizzati da qui ai prossimi mesi. La battaglia contro il Sars-CoV-2 procede a gonfie vele e, mai come adesso, la luce in fondo al tunnel appare così vicina. Gli ultimi dati fotografano una situazione incoraggiante, anche se permangono evidenti disparità tra i Paesi più ricchi, dove le campagne vaccinali non destano problemi, e quelli in via di sviluppo, alle prese con importanti problemi strutturali. In ogni caso, sempre più persone sono immunizzate contro il Covid. Eppure ci sono ancora diverse domande senza risposta.

Una volta che un cittadino qualunque riceverà la sua doppia dose, sarà per sempre protetto contro il Sars-CoV-2? Gli esperti sono al lavoro per capire dopo quanto tempo le persone completamente vaccinate avranno bisogno di ulteriori richiami e, soprattutto, se sarà possibile iniettare un vaccino diverso rispetto al primo ricevuto. “Come sappiamo, il Covid non scomparirà presto e sappiamo che gli anticorpi diminuiscono nel tempo, quindi sarà necessaria una spinta in qualche momento. Non posso prevedere quando”, ha affermato al Wall Street Journal John Beigel, direttore associato per la ricerca clinica presso la Divisione di microbiologia e malattie infettive, dell’Istituto nazionale americano di allergie e malattie infettive.

I due nodi da sciogliere

Negli Stati Uniti sono in corso varie prove per cercare di sciogliere il nodo dell’immunità e quello della diversità tra i vaccini. Detto in altre parole, gli scienziati hanno intenzione di far luce su due aspetti. Innanzitutto, per quanto tempo i vaccinati possono vantare la loro immunità contro il virus? Sappiamo che l’immunità indotta da un vaccino contro la maggior parte delle malattie diminuisce con il passare del tempo. Ma poco o niente sappiamo del comportamento immunitario dei vaccini anti Covid.

La comunità scientifica deve identificare al più presto una soglia: quello sotto il quale il livello di immunità è troppo basso per proteggere le persone. Dopo di che devono chiedersi quanto tempo impiegherà l’immunità per decadere fino al di sotto di quel livello. Se dare una risposta a questa domanda è ostico, ancor più complesso è risolvere il secondo enigma. Ossia: una persona completamente vaccinata – ipotizziamo – con il vaccino Pfizer-BioNTech a febbraio, potrà ricevere, in futuro, la terza dose di Moderna o dovrà mantenersi sul Pfizer? Ci sono vantaggi nel passare da un vaccino all’altro oppure tutto ciò comporterà dei rischi?

Anticorpi, immunità, combinazioni di vaccini

I campioni di sangue delle prime persone vaccinate un anno fa potranno aiutare gli esperti a determinare se gli anticorpi continueranno a esistere o svaniranno e, in quest’ultimo caso, in quanto tempo spariranno dai radar. Le prime ricerche lasciavano ipotizzare che gli anticorpi resistessero per almeno sei mesi, fatta eccezione delle varianti di Covid che in teoria possono complicare lo scenario. Altri studi sostengono che gli anticorpi diminuiscono dopo che le persone si sono riprese dall’infezione, ma solo fino a un certo punto. Dopo una data soglia, i suddetti anticorpi si stabilizzerebbero e persisterebbero per quasi un anno.

Capitolo vaccini: il rebus si complica. Chi, ad esempio, ha ricevuto il monodose Johnson & Johnson a gennaio, nel prossimo futuro, in vista della terza dose, potrà cambiare marchio o dovrà mantenere lo stesso vaccino? Occorrono sperimentazioni per testare quali combinazioni funzioneranno meglio. Potrebbe anche avvenire la stessa cosa che accade con il vaccino anti influenzale: la maggior parte delle persone non sa quale azienda produce il vaccino che riceve ogni anno. E per quanto riguarda l’immunità, è sì possibile che le persone vaccinate possano ammalarsi dopo un certo lasso di tempo. Ma è anche plausibile che il loro sistema immunitario riesca comunque a riconoscere il virus e schermarlo. “Non lo sappiamo per certo”, ripetono in coro gli esperti.

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