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Dove eravamo rimasti con lo Sputnik V? Lo scorso inverno, quando la comunità scientifica e gli enti regolatori occidentali stavano ragionando su quali vaccini anti Covid approvare, il prodotto russo e i suoi omologhi cinesi finirono nell’occhio del ciclone. Nonostante la necessità di accelerare le campagne vaccinali appena iniziate, c’erano troppe poche informazioni per concedere il semaforo verde ai vari Sinopharm, Sinovac e Spunik.

L’Unione europea e gli Stati Uniti preferirono puntare sui propri vaccini. Anche se sarebbe più corretto dire sui vaccini americani, visto che AstraZeneca, l’unico realizzato nel Vecchio Continente, finì presto cannibalizzato da Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson, e che i tanto attesi vaccini francesi e tedeschi non riuscirono a vedere la luce in tempo per far fronte alle fasi più acute dell’emergenza (li stiamo aspettando ancora oggi).

In quelle settimane convulse, lo Sputnik venne approvato da un numero via via crescente di Paesi, tra cui San Marino e l’Ungheria. Nel marzo 2021, l’Ema iniziava la revisione ciclica dello Sputnik per valutarne la conformità agli standard dell’Unione europea “in materia di efficienza, sicurezza e qualità”, mentre il 20 dello stesso mese l’Istituto Spallanzani di Roma ne annuncia la sperimentazione al fine di constatare la sua efficacia sulle varianti e sull’uso come richiamo per chi ha ricevuto la dose di un altro vaccino. La strada sembrava in discesa.

Il primo studio

Lo Sputnik uscì tuttavia gradualmente dai radar. Del resto, la carenza di vaccini non era più una spada di Damocle, e i governi potevano pur sempre contare sul trio Pfizer-Moderna-Johnson & Johnson. La Russia cercò quindi di spingere lo Sputnik in altri scenari, come in America Latina, Africa e Sud Est Asiatico. Nel frattempo, a maggio, le autorità russe registravano il vaccino monodose Sputnik Light. Come ebbe modo di spiegare il Fondo per gli investimenti diretti, mentre Sputnik V era formato da due dosi di altrettanti adenovirus, la versione Sputnik Light impiegava come dose unica la prima dose di Sputnik V.

La nota che accompagnava l’uscita di quel vaccino spiegava che il prodotto aveva dimostrato “un livello di efficacia di quasi l’80%” e altrettanto efficace “contro tutti i nuovi ceppi di coronavirus”. Niente da fare: lo Sputnik (entrambe le versioni) continuava ad essere un vaccino esotico, destinato ad altri Paesi e ad altre latitudini.

Adesso sono stati diffusi un paio di studi che confermano le buone capacità del vaccino russo, molte delle quali, in parte, già annunciate illo tempore dagli stessi russi. Partiamo dal primo, intitolato Vaccine Effectiveness against Referral to Hospital and Severe Lung Injury Associated with COVID-19: A Population-Based Case-Control Study in St. Petersburg, Russia, e pubblicato come documento preprint. In seguito a uno studio realizzato da un gruppo indipendente di ricercatori in quel di San Pietroburgo, è emerso che l’efficacia dello Sputnik contro l’ospedalizzazione su 13,893 individui (1,291 vaccinati; 495 ospedalizzati) è risultata pari all’81%. La stessa, sarebbe compresa tra il 68% e l’88% con probabilità del 95%.

Il secondo studio

Arriviamo così al secondo paper, intitolato Effectiveness of the first component of Gam-COVID-Vac (Sputnik V) on reduction of SARS-CoV-2 confirmed infections, hospitalisations and mortality in patients aged 60-79: a retrospective cohort study in Argentina, pubblicato da EclinicalMedicine di The Lancet. In uno studio effettuato in Argentina su 40mila anziani, Sputnik Light ha mostrato un’efficacia compresa nella fascia 78,6-83,7%, cioè un intervallo superiore a quello dei vaccini a due iniezioni.

In particolare, l’efficacia del vaccino per prevenire le infezioni confermate in laboratorio è stata del 78,6%, mentre per la riduzione dei ricoveri e dei decessi, rispettivamente dell’87,6% e dell’84,8%. Ricordiamo che Sputnik Light è registrato in molti Paesi come vaccino autonomo, ma può anche essere impiegato come richiamo. Vari studi clinici hanno dimostrato che un mix tra Sputnik Light e vaccini come AstraZeneca e Moderna, fornisca ottimi risultati nella lotta contro il coronavirus. Non sappiamo se in futuro ci saranno altre ondate consistenti di Covid ma, in relazione al passato, sappiamo che Sputnik era ed è un vaccino sul quale sarebbe servito e servirebbe fare maggiore chiarezza. Tanto da Mosca che dagli enti regolatori occidentali.

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