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Le terapie intensive sono piene al 92%. Nei prossimi giorni sono attesi nuovi contagi di Sars-CoV-2, e quindi ulteriore pressione sul sistema sanitario nazionale. La Slovenia è in ginocchio, proprio come la maggior parte dei Paesi dell’Est Europa, dalla Romania alla Bulgaria passando per la Russia. Impossibile fare finta di niente di fronte a numeri del genere. Il ministro della Sanità sloveno, Janez Poklukar, ha confermato che era stata presa in considerazione perfino l’opzione di un lockdown, ma alla fine il governo di Lubiana ha scelto di affidarsi a “semplici” misure restrittive. Dallo scorso 8 novembre per accedere ai luoghi pubblici vale il criterio PTC (guarito, vaccinato, testato), richiesto in tutta la Slovenia a partire dai 12 anni: oltre a esibire il Green pass dovrà essere mostrato anche un documento d’identità.

Bar e ristoranti potranno essere aperti dalle 5 alle 22 solo con il servizio ai tavoli e mantenendo la dovuta distanza. Tra gli altri provvedimenti, bollino rosso ad assembramenti ed eventi pubblici, matrimoni e celebrazioni. Per quanto riguarda l’uso delle mascherine, non potranno più essere utilizzate quelle di stoffa ma solo quelle chirurgiche e le Ffp2. Chiusi i night club e le discoteche. Per poter assistere a eventi culturali, cerimonie religiose e competizioni sportive gli spettatori dovranno indossare la mascherina, si dovrà rispettare il criterio PTC e l’alternanza dei posti. Il governo sloveno non ha reintrodotto la didattica a distanza, ma a partire dal 15 novembre gli studenti dovranno effettuare a scuola il test per il Covid-19 tre volte la settimana. I test rapidi e gli autotest saranno nuovamente finanziati dal bilancio statale, quando sono necessari sul posto di lavoro, nelle scuole e nelle università.

Nord-est sotto assedio

Il ministro Poklukar ha inoltre dichiarato che l’unica misura efficace per combattere la pandemia è la vaccinazione. Il messaggio non deve tuttavia esser arrivato forte e chiaro ai cittadini sloveni, visto che soltanto il 54% di loro ha terminato il ciclo vaccinale, mentre il 3,5% è in attesa di ricevere la seconda dose. La coperta è troppo corta, e i bollettini parlano di oltre 4mila nuovi casi al giorno e di una situazione da monitorare con la massima attenzione. A Lubiana, ad esempio, l’incidenza di test positivi è pari al 42%. Tutto questo, ha sottolineato il Corsera, potrebbe aver contribuito ad alimentare l’escalation dei contagi registrata a Trieste, dove si registrano 471 casi a settimana per 100mila abitanti.

Senza ombra di dubbio gli assembramenti e i cortei contro il Green Pass hanno agevolato l’impennata delle infezioni, ma la vicinanza con la Slovenia ha ulteriormente facilitato la corsa del virus. Anche perché i casi stanno aumentando pure in Alto Adige e Veneto. Da questo punto di vista, lo scenario epidemiologico presente nel Nord-Est Italia sembrerebbe essere influenzato dai flussi in entrata di persone provenienti dall’Est Europa. La Slovenia, non a caso, è la porta d’accesso balcanica al nostro Paese. Peccato che le stesse nazioni balcaniche contino una bassissima copertura vaccinale tra i propri cittadini.

La “minaccia” croata e quella austriaca

Se la Slovenia naviga in acque agitate, Austria e Croazia non sono da meno. Analizzata nel dettaglio la situazione austriaca, a Zagabria è stato vaccinato poco più del 50% della popolazione. I casi quotidiani hanno superato la soglia delle 7mila infezioni quotidiane su una popolazione – dettaglio non rilevante – di quasi 4 milioni di persone. Il 5 novembre l’Unità di crisi del governo croato contro il coronavirus ha approvato nuove misure restrittive, tra cui l’obbligo del Green pass per gli assembramenti nei luoghi al chiuso e il divieto di assembramento per più di 50 persone.

L’obbligo vale anche per gli spettatori delle competizioni sportive, mentre tutti gli eventi non potranno durare oltre la mezzanotte con poche eccezioni. La permanenza nei luoghi al chiuso prevede anche l’obbligo dell’uso di mascherina. A partire dall’8 novembre gli allievi delle scuole primarie torneranno a fare didattica in presenza dopo gli ultimi giorni di lezioni condotte online.

Dal 15 novembre, infine, il Green pass non sarà più obbligatorio solo per i dipendenti del settore sanitario e per quelli impiegati nelle strutture dei servizi sociali, ma il suo utilizzo sarà esteso anche nelle scuole e per i dipendenti statali e delle pubbliche amministrazioni. In attesa di capire come si evolverà la pandemia, l’Italia è circondata da Paesi dove il virus è tornato a circolare a velocità folle.