È stato definito sin dai primi mesi come un “vaccino nato male” quello della casa farmaceutica anglo-svedese Astrazeneca; dapprima costretto a sospendere la fase di sperimentazione a causa dell’insorgere di effetti collaterali, quindi marchiato come “low-cost” rispetto alle soluzioni delle case americane e infine sospeso per vari giorni per ulteriori verifiche. Adesso, però, l’ennesima sfiducia nei suoi confronti proviene (ancora una volta) dal mondo tedesco, dove il massimo virologo del Paese, Thomas Mertens, ha espresso i suoi dubbi circa la reale efficacia del preparato anglo-svedese. Arrivando, addirittura, a suggerire a chi si sia vaccinato con Astrazeneca di sottoporsi al richiamo mediante il vaccino prodotto da Pfizer e Moderna, considerati maggiormente efficaci.

Ennesima stangata di Berlino a Londra

I dubbi espressi da Mertens arrivano in seguito alla decisione di Berlino di vietare la somministrazione del vaccino di Astrazeneca alla popolazione di età inferiore ai 60 anni (in contraddizione, per inciso, rispetto al limite inverso in vigore sino a soltanto un mese fa). Questo, principalmente, in virtù proprio degli effetti collaterali che sono stati osservati sulla popolazione, con particolare riguardo proprio ai casi di trombosi che si sono palesati particolarmente violenti soprattutto tra gli under 60.

L’ennesima bocciatura, dunque, che rischia di contribuire all’ennesima perdita di fiducia nei confronti del vaccino prodotto da Astrazeneca da parte dei cittadini europei, sempre più propensi a vaccinarsi tramite i prodotti americani (più difficili però da reperire). Bocciatura, inoltre, confermata nelle scorse ore anche dall’Olanda, la quale ha deciso di allinearsi con la decisione portata avanti dalla Germania a seguito dell’osservazione dei risultati ottenuto sul territorio tedesco.

Quale futuro per Astrazeneca?

La decisione degli scorsi di cambiare il nome al prodotto era un chiaro segnale di ricerca di un totale cambio di passo nei confronti di quello che è stato il passato della soluzione proposta dalla farmaceutica britannica. Un tentativo, dunque, di scollarsi di dosso la mala nomea fatti in questi mesi, ripartendo da quella che invece era stata la “certezza” fornita dall’Ema circa la sua reale efficacia nella lotta alla pandemia di coronavirus. Uno scenario che, infine, non si è poi verificato, confermando invece quella tendenza limitativa al suo utilizzo che ancora in questi ultimi giorni è andata in crescendo, assieme alla sfiducia della popolazione europea nei confronti del suo utilizzo.

In questa situazione, però, si ingrigisce anche quello che sarà il futuro del vaccino prodotto dalla casa farmaceutica anglo-svedese. Come e quanto sarà utilizzato, dunque, nella misura in cui il mercato dei vaccini diverrà molto più variegato rispetto ai numeri attuali? E soprattutto, quali garanzie di acquisto avrà nella misura in cui la sua platea di consumatori verrà sempre più ridotta all’osso? In uno scenario come questo, ancora, si renderà necessario un nuovo studio da zero volto a introdurre una sua nuova versione volta a eliminare una volta per tutte le diffidenze nei suoi confronti?

Tutte domande alle quali sarà molto difficile rispondere nei prossimi mesi anche da parte degli stessi addetti ai lavori. Quesiti che, però, potrebbero risultare discriminanti per decidere il successo o il fallimento nella corsa al vaccino della casa farmaceutica Astrazeneca, nonché la sicurezza di tutti coloro che si sono sottoposti e si sottoporranno alla sua somministrazione. In uno scenario che, ancora una volta, ci dovrebbe ricordare quanto, nonostante i passi avanti compiuti, la vittoria contro il Covid-19 sia ancora molto lontana.