Valle D’Aosta, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Veneto e provincia autonoma di Bolzano. Al momento sono questi i sei territori dell’Italia a rischio zona gialla. Il “sistema a colori”, lo stesso che stabilisce quali restrizioni devono essere attuate all’interno delle regioni sulla base dell’incidenza di contagi e ricoveri, è ancora in vigore ed è pronto per essere rispolverato dal governo. Abituati ormai da mesi a vivere in un’unica zona bianca, la situazione potrebbe presto cambiare in concomitanza con l’impennata di nuovi casi che sta travolgendo le regioni di confine.
Il decreto varato lo scorso maggio parla chiaro: il ministro della Salute dispone il passaggio in zona gialla di una regione quando l’incidenza supera i 50 positivi su 100 mila abitanti e i posti letto negli ospedali occupati da pazienti Covid sfonda il 10% in terapia intensiva e il 15% nei reparti ordinari. Ricordiamo che con l’ingresso in zona gialla tornano alcune restrizioni, tra cui l’obbligo di utilizzare la mascherina all’aperto e il divieto di sedere al tavolo più di quattro in bar e ristoranti.
I territori da monitorare
Gli ultimi numeri ufficiali hanno messo in risalto sei zone italiane che, nel giro di qualche settimana – se non giorni – potrebbero finire in zona gialla. In Liguria si registra un’incidenza pari a 78,8 positivi su 100mila abitanti, accompagnata da un poco confortante +88% di nuovi casi, ovvero il doppio dell’aumento medio rilevato su base nazionale (circa +42%). Al momento, fanno sapere le autorità, la situazione è sotto controllo. Le previsioni che stanno circolando in queste ore non lasciano tuttavia presagire niente di buono. Si tratta pur sempre di ipotesi, ma il trend raccontato dalle ultime rilevazioni ha portato alcuni esperti a ritenere plausibile il rischio di un’incidenza superiore a 250 positivi su 100mila abitanti nel giro di un paio di settimane.