Il vaccino anti Covid è stato sviluppato a tempo record. In meno di un anno, le case farmaceutiche di mezzo mondo hanno sfornato prodotti arruolabili nella lotta contro il Sars-CoV-2. Considerando il contesto occidentale, il traguardo è stato tagliato dal Comirnaty, o BNT162b2, il vaccino realizzato dall’accoppiata Pfizer-BioNTech. A ruota, sono seguiti l’AZ1222 di AstraZeneca e Università di Oxford, il Moderna e il monodose Johnson & Johnson. Da qui ai prossimi mesi, la lista sarà ulteriormente allungata da altre new entry, tra cui il tedesco Curevac. In teoria, il primo vaccino registrato contro il Covid è lo Sputnik V russo, che, dal punto di vista temporale, segue da vicino i vaccini cinesi di Sinopharm, Sinovac e CanSino.

Indipendentemente dalla pandemia di Covid, il tempo normalmente impiegato per sviluppare un vaccino è alquanto lungo. Al netto degli eventuali insuccessi, gli esperti amano citare un periodo di ricerca preliminare oscillante tra i due e i cinque anni, seguito dallo sviluppo definitivo del prodotto. In tutto, dai primi studi alla messa in commercio di un vaccino, possono trascorrere anche dieci anni. Come abbiamo visto, grazie a uno sforzo economico e scientifico senza precedenti, non è stato così nel caso del Sars-CoV-2. Tutto merito delle Big Pharma, dunque?

Luci e ombre

Senza ombra di dubbio le grandi case farmaceutiche del mondo – molte delle quali supportate economicamente da ingenti finanziamenti – hanno bruciato le tappe con largo anticipo. Al tempo stesso, come ha sottolineato anche Repubblica, le Big Pharma sono finite nell’occhio del ciclone per una serie di ragioni non proprio invidiabili. Si va dalla mancanza di trasparenza alle consegne non sempre rispettate, dalla difesa dei brevetti a scelte commerciali rivedibili, passando per gli accordi opachi stretti con i vari governi mondiali e i super profitti ottenuti dalla crisi sanitaria globale.

Prendendo in esame soltanto Pfizer, BioNTech, AstraZeneca, Johnson & Johnson e Moderna, nel corso dell’anno corrente queste aziende venderanno più di 55 miliardi di dollari di vaccini anti Covid. Senza considerare altri due tesoretti non da poco, derivanti dall’impennata del valore in Borsa delle suddette Big Pharma e dalla necessità futura di continuare a sfornare vaccini per contrastare le varianti del virus. È inoltre possibile “fare i conti in tasca” alle case farmaceutiche citate. Quanto hanno fruttato i vaccini anti Covid? I ricavi 2021 dei Big 5 sono emblematici: Moderna può vantare 18 miliardi di dollari, Pfizer 15, BioNTech 10, così come Johnson & Johnson, mentre AstraZeneca deve accontentarsi di “appena” 3 miliardi.

Strategie a lungo termine

Ognuno ha la propria strategia, sia per guadagnare legittimamente nel medio periodo che per intascare lauti vantaggi a lungo termine. Il Fatto Quotidiano, ad esempio, ha approfondito il piano di Pfizer. Al momento, e per quanto riguarda l’Europa, una dose del Comirnaty ha un costo di mercato di 19.50. Poche settimane fa costava 15.50 euro, mentre in un primo momento addirittura 12. Stiamo parlando di un’impennata pari al 60%, un aumento che potrebbe presto diventare molto più imponente.

Sarà interessante capire la tattica del colosso farmaceutico americano nel momento in cui la pandemia si trasformerà in epidemia. Anche perché, come ha avuto modo di spiegare a febbraio Frank D’Amelio, responsabile finanziario di Pfizer, 19.50 euro non è certo la cifra di vendita alla quale l’azienda è abituata a vendere i suoi prodotti. “Questo non è il prezzo a cui normalmente vendiamo un vaccino, che è invece 150-175 dollari per dose”, ha affermato il dirigente. Dunque, nel caso in cui i vaccini anti Covid dovessero subire un simile destino, i loro prezzi potrebbero aumentare di circa il 900%.

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