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I dati parlano chiaro: in Africa la campagna vaccinale anti Covid ha fatto una fatica tremenda a partire e, ancora oggi, non è riuscita a coprire una popolazione vastissima. La quota delle persone completamente vaccinate si aggira intorno all’11%, mentre quelle in attesa di completare il ciclo vaccinale sono poco più del 5%. Numeri troppo bassi – se consideriamo i quasi 1,5 miliardi di cittadini africani presenti nel continente – ma che fin qui sono bastati per non provocare alcuna “strage”, come invece ipotizzato dai media internazionali. Anzi: se andiamo a leggere i valori epidemiologici registrati in Africa, scopriamo che quei dati sono nettamente migliori rispetto ai numeri raccolti da Stati Uniti e Unione europea; sia per quanto riguarda i contagi che per i decessi.

Come ha fatto il Continente Nero ad arginare gli effetti del Sars-CoV-2, pur non avendo avuto un sufficiente accesso ai vaccini e pur essendo formato da molti Paesi poveri, se non poverissimi? Senza dubbio il fattore età ha contribuito ad evitare centinaia di vittime, visto che l’età media della popolazione africana è più bassa rispetto a quella riscontrabile nel mondo occidentale. Ci sono poi altre spiegazioni più o meno plausibili, come il fatto che i cittadini delle nazioni più esposte alla malaria possano aver sviluppato forme di immunità anti Covid. Al di là di questo, è però interessante tornare sul tema dei vaccini.

I dati dell’Africa

L’Africa è un laboratorio interessante anche per capire come la maggior parte dei suoi cittadini sia riuscita a raggiungere l’immunità al Covid senza vaccinarsi. In un paper pubblicato sulla rivista Bmc Medicine, Kondwani Jambo, immunologo del Malawi-Liverpool-Wellcome Trust Clinical Research Programme, ha illustrato una particolarità singolare. Dando uno sguardo alla presenza di anticorpi fra i donatori di sangue del suo paese, il Malawi, l’esperto ha potuto constatare come l’81% degli abitanti della città di Blantyre aveva contratto il Sars-CoV-2 nell’estate 2021, mentre la stessa percentuale calibrata su sei mesi fa scendeva al 71% in quel di Mzuzu. In Sudafrica, prima dell’avvento di Omicron, a fine novembre il 60% della popolazione risultava immune dal contagio. Non è finita qui, perché valori simili a quelli del Malawi si trovano anche in altri Paesi africani. Dove, pure, la diffusione dei vaccini è mediocre.

Immunità senza vaccini?

La considerazione più interessante è che l’Africa potrebbe presto arrivare all’immunità di gregge senza affidarsi ai vaccini ma alla diffusione del virus. Perché, allora, in Europa stiamo vaccinando a più non posso e non sappiamo ancora quando arriveremo al traguardo tanto agognato? Urge una precisazione: è vero che il continente africano, con poche dosi a disposizione e lockdown ridotti all’indispensabile, ha limitato i danni. Ma è altrettanto vero che, come detto, l’età media di un Paese come il Malawi è di circa 18 anni e del Sudafrica 27, a fronte dei 45 anni italiani.

In altre parole, affidarsi alla libera circolazione del virus, oltre a non essere una strategia ottimale, può essere fattibile solo a fronte di determinate condizioni (e non solo riguardanti l’età). In più non è sempre detto che tutto fili liscio, perché nessuno sa con certezza quanto siano sottostimati i dati su contagi e decessi dell’Africa. Diciamo che il Continente Nero ha fatto di necessità virtù e che, sfruttando al meglio la giovane età dei suoi abitanti, sta accumulando l’immunità senza passare dai vaccini. Attenzione però, perché usando ipoteticamente la stessa strategia, il resto del mondo quasi sicuramente non pagherebbe lo stesso prezzo dell’Africa in termini di vite umane.

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